RITORNO IN AFRICA

Nella vita di ognuno ci sono dei momenti particolari che scandiscono le giornate. Siamo abituati a svegliarci, lavarci il viso per tirar via il sonno, fare colazione, uscire di casa per andare al lavoro.  Se abitiamo in una grande città spesso ci tocca confrontarci con il traffico e entrare in una metropolitana dove gomito a gomito con il nostro vicino trascorriamo inteminabili minuti stretti come sardine in una scatola. Poi, il lavoro con il suo stress, il capufficio, i colleghi che spesso non aspettano altro che tagliarti le gambe. Il ritorno a casa in serata ci fa ritrovare gli stessi schemi della mattina solo che siamo molto più stanchi e abbiamo ancora meno voglia di sorridere. In realtà tutto ciò è la normalità per una gran parte della gente. Quando nel 1978 decisi di andare in Algeria a fare il servizio civile, avevo chiaro in testa che quegli schemi non avrebbero mai fatto parte della mia vita. Ed in effetti quello che accadde nei quattro anni che passai in quel paese mi servì a concretizzare il mio sogno: quello di poter vivere al di fuori delle convenzioni approfittando di tutte le sfumature che la  scelta di vita che avevo fatto mi avrebbe offerto giorno per giorno. Nel 1970, quindi ben otto anni prima, avevo effettuato il periplo del mediterraneo in senso antiorario ed ero transitato lungo la costa algerina per poi arrivare a Tunisi e imbarcarmi per Napoli. Il ricordo di quei giorni mi aveva se possibile ancor più stimolato a voler tornare nel 1978 in Algeria per poter approfondire tutte le sensazioni che mi avevano colpito durante la breve permanenza in quei luoghi. Dopo aver già descritto nei miei sei racconti alcuni aspetti di quel periodo, ho ritenuto che fosse importante focalizzare cosa avevo trovato, come mi ero comportato, cosa avevo imparato da quell’esperienza, e soprattutto in che modo quei quattro anni mi erano serviti per crescere sia materialmente che spiritualmente. Il cammino che descriverò nei prossimi racconti spero che serva di stimolo a tutti i giovani che si affacciano alla vita e che non si accontentano di quel poco che la società di oggi gli offre ma che vogliono trovare sé stessi confrontandosi con le difficoltà e soprattutto ricercando la libertà.

Fabrizio de Robertis

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