Il sogno di Josiane

Quella sera Josiane andò a dormire presto. Aveva messo i piccoli a letto senza attendere Alain che era andato ad Algeri ad una  riunione all’Università e che stava facendo tardi. Dopo aver cenato con un panino si era coricata con un forte mal di testa. Aveva preso una pillola di analgesico in un po’ d’acqua e si era gettata sul letto. In realtà aveva passato la giornata a pensare a qualcuno che le aveva sconvolto l’esistenza. Forse a causa della medicina si addormentò rapidamente con un sonno profondo e pieno di sogni.

Il passaggio dalla veglia al sogno  è pieno di meandri in cui la coscienza e l’anima si incontrano e combattono: la coscienza (l’ego), ti tira verso l’alto impedendoti di sprofondare nell’ abisso del sonno, mentre l’anima, eterno sè, ti avvolge proteggendoti dall’ego e dandoti la possibilità di sfuggire alla realtà quotidiana nella quale ti dibatti per sopravvivere. Così Josiane precipitò dolcemente in quello che durante i giorni precedenti il subconscio aveva elaborato e…

I suoi lunghi capelli neri lisci e morbidi  profumavano di buono. La sua pelle  chiarissima sembrava quasi non avesse mai preso il sole. I suoi seni perfetti sarebbero entrati in due coppe di champagne. Avendo  lentamente sciolto il nodo della cintura dell’accappatoio si era  diretta verso la camera da letto e sfilandolo  lo aveva lasciato cadere sul pavimento girandosi  verso di lui lasciandolo  senza fiato. 

Arrivato sul pianerottolo, Mike silenziosamente aprì la porta ed entrò in casa. Capì che lei era ancora nella doccia perché lo chaffeau andava a tutta birra e appoggiati sul tavolo da pranzo c’erano i suoi vestiti. Pensò  di preparare un caffè senza dirle  che era rientrato per farle una sorpresa. 

In realtà lei aveva  sentito benissimo che era  in casa. Quando uscì dalla stanza da bagno avvolta nell’accappatoio, lui si avvicinò. Capiva che sentiva il suo profumo e che la vista del suo viso e dei capelli bagnati sciolti sulle spalle lo attiravano irresistibilmente. ” Hmmm! Ho fatto un caffè, ho pensato che lo avresti gradito. Questo è uno degli ultimi con la miscela importata poi  solo la porcheria algerina”. ” Grazie accetto volentieri,  ma sei tornato prima del previsto. ” “No no, mentre stavo andando all’Università, immerso nel traffico spaventoso della Moutonnière ho avuto una sensazione, quella di voler tornare a casa il più presto possibile, avevo voglia di tornare qui…da te.” “Sono contenta che tu sia qui, adesso..”Sorseggiò il  caffè e appoggiò la tazzina sul tavolo. Mise  un dito sulle  sue labbra quasi a dirgli di  rimanere in silenzio. Ed in effetti le parole non servivano. Non sarebbe riuscito a dire alcunché. La segui con lo sguardo mentre dirigendosi verso la camera da letto e girandosi, con un rapido movimento, lasciava scivolare a terra l’accappatoio. Un istante dopo la afferrò con delicatezza avvicinando la bocca alla sua. Lei disse ” lo volevo da tempo ma tu non capivi!  È da quando ti ho visto quella mattina di 10 giorni fa che  ho voglia di te. ” Queste furono le ultime parole che pronunciò perché a quel punto la sua bocca si chiuse sulle sue labbra in un lunghissimo bacio appassionato.  Mike con il braccio sinistro si chiuse la porta dietro le spalle mentre col destro la strinse contro il suo corpo….

Durante le varie fasi del sonno a volte la realtà assume delle proporzioni  tali che chi sogna viene proiettato in una dimensione talmente vera da superare quella dello stato di coscienza di veglia. Josiane si agitava nel letto e mormorava le parole che dicevano i personaggi del suo sogno. 

  Si alzò lentamente e afferrò l’accappatoio che circa un’ora prima era scivolato dalle sue spalle sul pavimento.” Tu es mon bel amour “. ” Ma dove vai?, dai, è presto resta ancora qui con me! ” “No ho da fare  diverse cose chéri, e poi magari ci vediamo più tardi. Non penserai che finisca tutto qui ? Credo proprio che non potrò fare a meno di  te per un bel po’ di tempo!”  lo baciò dolcemente, prese le sue cose dal tavolo dove erano appoggiate, sì infilò i jeans e una maglietta, indossò un maglione di lana e se ne andò. Quella stessa sera  stesa sul letto cominciò a pensare a cosa le era successo anche perché doveva trovare una giustificazione a quello che aveva fatto. Ma più ci pensava  e più si rendeva conto che era come aver innescato una bomba ad orologeria. Aveva sentito nei giorni precedenti il ticchettio dell’orologio che scandiva il tempo che la separava dall’esplosione. Avrebbe  potuto disinnescare l’ordigno, sfilare il detonatore, bloccare le lancette…ma non aveva fatto nulla…o non avevo voluto fare nulla? Si alzò, si rivestì lentamente. Sì, aveva bisogno di riflettere e quando aveva questa necessità le faceva bene camminare. Un miscuglio di sensazioni contrastanti, una grande confusione in effetti! Rivedeva il suo corpo inarcato aggrappato a quello di lui, le unghie che si piantavano nella sua schiena, ascoltava il battito del suo cuore ed il suo respiro in un crescendo continuo di sospiri e gemiti, sempre piu forte sempre più intenso, fino allo spasimo..

Improvvisamente si assiste ad  uno scollamento tra una scena e la seguente. Nel sogno tutto fa parte di una storia ma poi i dettagli si perdono o spariscono e magari nel passare da una fase del sonno ad un’altra, appaiono delle situazioni che a livello spazio temporale non hanno alcuna correlazione. 

Quel pomeriggio di mercoledì  era una giornata splendida. L’aria frizzante di inizio marzo e il colore blu cobalto del cielo invitavano a fare una passeggiata. Mike scese nel parcheggio e iniziò ad armeggiare nel cofano dell’auto. Ci teneva molto a che il suo carrarmato senza cingoli fosse in perfetta forma e quindi passava molto tempo ad occuparsene. Mentre era infilato a testa in giù nel cofano sentì qualcuno che lo chiamava. La capocciata fu inevitabile ed anche i successivi anatemi che fecero scendere dal cielo tutti i santi del paradiso. Lei si avvicinò e sfiorando la sua guancia con una carezza ” mi dispiace non volevo spaventarti , ascolta dovrei andare a trovare degli amici che vivono a Bordj El Kiffan, ma Alain non sarà di ritorno prima di sera, ti andrebbe di accompagnarmi così te li presento, sono una coppia molto simpatica e sicuramente ti piaceranno.”  ” Certamente, ci farà approfittare di questa giornata meravigliosa, se mi aspetti 5 minuti, mi vado a lavare le mani, prendo un giubbotto e sono da te”! Josiane salì sull’auto e si dispose ad aspettare. Dopo un istante Mike aveva messo in moto e si stava dirigendo verso est. Stranamente le strade erano abbastanza sgombre e ci volle solo  una quarantina di minuti per raggiungere l’estremità orientale di Algeri contro l’ora e mezzo canonica. La villetta dove vivevano gli amici di Josiane era in una viuzza che usciva dal centro abitato e si dirigeva verso la costa. Un tempo durante le colonie doveva essere abitata da personale della pubblica amministrazione francese. Le casette tutte simili sulla destra e sulla sinistra per lo più erano chiuse e sembravano disabitate e la loro manutenzione lasciava alquanto a desiderare. Idem per quella di Pierrot e Danielle che però sembravano non essere in casa. Scesero  e fecero  il giro della villetta chiamando, ma in effetti non c’era alcuna auto di fronte e le persiane erano accostate.  “Peccato, forse non ci siamo capiti ieri quando ho detto loro che sarei venuta a trovarli. Sai che ti dico, magari arriveranno tra un po’. Che ne dici se andiamo a fare un giro lungo la costa, magari tra una mezz’ora torniamo e saranno arrivati”. Ciò detto risalirono in auto e raggiunsero l’estremità della via. In realtà era una strada senza uscita. In fondo c’era una piazzola per fare manovra e di fronte un pendio piuttosto accentuato in terra,  conduceva verso la costa che dall’alto sembrava una spiaggia di sassi. “Ci toccherà lasciare qui la macchina se vogliamo raggiungere il mare”, ” non credo proprio Jo, tieniti forte che scendiamo”. È così, innestate le quattro ruote motrici la Land Rover, sobbalzando cominciò a dirigersi verso la spiaggia sottostante distante circa trecento metri. Il declivio terminava bruscamente con un salto di circa un metro e mezzo quasi verticale, scavato evidentemente dalle ondate del mare in burrasca. Procedendo con attenzione trovarono un punto in cui il dislivello era abbastanza ridotto per scendere fin sulla battigia.  “Caspita non avrei mai creduto che c’è l’avremmo fatta” esclamò Josiane,” “e non hai ancora visto nulla!” aggiunse Mike, ridendo sotto i baffi. (non immaginava quanto quelle parole sarebbero state profetiche).Si inoltrarono lungo la spiaggia per circa un paio di km. Nei dintorni non c’era anima viva, ed arrivarono in un punto in cui dalle colline scendeva un fiumiciattolo che aveva creato una sorta di laghetto sfociando in mare. In quel momento la marea doveva essere bassa quindi si poteva vedere l’acqua dolce mischiarsi a quella salata provocando un fenomeno di rifrazione dato dalla differenza di salinità. “Fermiamoci qui , mi sembra un gran bel posto per fare una camminata”. Mike  non se lo fece ripetere è un istante dopo si diressero verso l’interno percorrendo un sentiero parallelo al fiumiciattolo. Lungo le rive, era cresciuta una vegetazione rigogliosa e a circa una cinquantina di metri c’era un piccolo boschetto di tamerici e delle dune di sabbia. Si sedettero sul bordo del fiume e improvvisamente il tempo si fermò. Il ricordo dei momenti passati insieme cominciò a scorrere nella mente di lei e il desiderio di rivivere quegli attimi si fece sempre più violento. In un istante i loro corpi furono uniti ancora. Questa volta Josiane si lasciò andare completamente e mai avrebbe voluto che quel momento finisse. Lui l’accarezzò dolcemente e ” è stato più bello dell’altra volta Jo, non so se ciò che stiamo facendo sia un bene ma è sicuramente ciò che voglio!” ” Mi hai stregato accidenti! non riesco più a fare a meno di te”.

Quando  a malincuore lasciarono il boschetto che li aveva protetti da occhi indiscreti e si avviarono verso l’auto, Mike  si accorse subito che c’era un grosso problema. Infatti l’alta marea che probabilmente era già in fase di risalita quando erano arrivati, era cresciuta notevolmente e le due ruote del lato sinistro della Land Rover erano quasi completamente sommerse. In pochi istanti si scaraventò al posto di guida mise in moto, innestò le marce ridotte e provò ad uscire dall’acqua a marcia indietro. L’auto fece un paio di metri ponendosi di traverso con il muso verso il mare e le ruote anteriori affondarono nella sabbia. Josiane impietrita guardava sgomenta e non sapeva come aiutare. Mike  fece ancora un paio di tentativi che fallirono miseramente. Aprì il cassone posteriore dove teneva gli attrezzi, estrasse una pala e freneticamente iniziò a scavare sotto l’auto che inesorabilmente si stava appoggiando con la pancia sulla sabbia. E il mare continuava a salire. Saltò  sul cofano dell’auto per vedere se in lontananza c’era qualche anima viva cui chiedere aiuto, ma non vide nessuno…. udì invece un rumore sordo come di un grosso motore diesel che veniva da dietro la collina. Scese  giù e prese a correre in quella direzione. Era perfettamente cosciente che il tempo giocava un ruolo fondamentale è che probabilmente se non fosse riuscito ad estrarre l’auto nei prossimi venti minuti, sarebbe stato impossibile recuperarla. Arrivò in cima alla collina e vide un trattore che stava lavorando in un campo. Correndo a perdifiato lo raggiunse e l’uomo che era ai comandi quando lo vide, spense il motore per poter ascoltare, dato che faceva un rumore assordante.  Capì la situazione e gli rispose che sarebbe passato a casa a prendere dei cavi di traino e sarebbe subito venuto ad aiutare. Mike  tornò di corsa sulla spiaggia dove potè constatare che il livello del mare era ancora salito di alcuni cm. Josiane seduta su un masso poco distante aveva gli occhi umidi segno che aveva pianto. Le diede un buffetto sulla guancia e ” non ti preoccupare adesso vengono con un trattore, ci trascinerà fuori in pochi istanti”! 

Quando arrivò e cercò di avvicinarsi il più possibile però, si accorse che anche lui sprofondava nella sabbia. Si trattava di un trattore su ruote quindi non indicato per operare sulla sabbia. Dovette quindi allontanarsi di una decina di metri per trovare un appoggio duro da cui poter tirare, ma riuscì a spostare la vettura di solo un paio di metri nonostante Mike  cercasse di aiutare con il motore imballato. Dopo un ennesimo tentativo, Rachid, così si chiamava il contadino venuto in soccorso, capì che non sarebbe riuscito anche perché l’auto continuava ad insabbiarsi sempre di più dato che non riusciva ad uscire dai solchi in cui si era impantanata. E il mare saliva.. ” Monsieur l’unica chance che avete e di farcela da solo. Vado a prendere delle piastre di ferro che una volta erano usate sulle piste di atterraggio nel deserto e ve le porto.” Detto ciò Rachid, staccò il cavo dal trattore e si diresse verso casa sua. Mike cominciava a perdere la fiducia anche perché mai avrebbe pensato che il trattore non sarebbe stato sufficiente per tirar fuori l’auto, e soprattutto non riusciva a capire di cosa stesse parlando l’algerino. Si avvicinò a Josiane ” mi dispiace, è colpa mia, sono stato uno stupido, ma tu mi hai fatto perdere la testa, adesso vediamo cosa ci porta Rachid… ho ancora una piccola speranza. Forse ho capito di cosa stava parlando. Arrivò trasportando due  pezzi arrugginiti di tolla lunghi circa tre metri ciascuno e larghi una cinquantina di cm, con tutta una serie di fori su tutta la lunghezza. Fabrizio si precipitò a scavare sotto le ruote anteriori che ormai erano quasi per  la metà nell’acqua per infilare le strisce. Una sotto ciascuna ruota. Inserì il blocco al differenziale, diede gas e cominciò a dare degli scossoni per cercare di far aggrappare gli pneumatici alla superficie bucherellata delle strisce. L’auto si muoveva all’indietro ma non faceva grandi progressi perché le ruote posteriori non avendo il blocco, giravano a vuoto. Ormai ridotto ad una maschera di sabbia e acqua di mare, ma senza perdere un istante, corse sul retro ed iniziò a scavare con foga dietro le ruote per lasciare almeno un metro di spazio libero prima di arrivare all’estremità del solco. Sapeva che era l’unico modo per uscirne e non si risparmiava. Centimetro dopo centimetro le ruote cominciarono a fare presa sulle strisce e finalmente con un balzo da marsupiale la Land Rover uscì dai solchi e procedette sempre all’indietro verso la terra solida a pochi metri di distanza. Nel frattempo si era radunata una piccola folla che esplose in applausi e grida di giubilo. 

“Chérie tu dors? “La calda voce di Alain che era appena rientrato dalla riunione all’Università, fece piombare Josiane nella realtà post onirica.”Sicuramente adesso che mi hai svegliata non dormo più! Stavo facendo un bel sogno, maledizione!  Ma che ore sono? ” “Ho sentito che deliravi nel sonno, parlavi della Moutonnière, della torta per la colazione, la sabbia, sei tutta sudata, ti senti bene? Sono le 11 meno un quarto, sono andato  a cena con gli studenti  alla Madrague, se sapevo che eri in casa sarei passato a prenderti”  Josiane si alzò su un gomito si girò verso Alain e momorò…”No  è stato meglio così, avevo mal di testa”!

THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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