FABRIZIO DE ROBERTIS: Storie di albergatori di campagna

          Nel segno dello scorpione

“Buongiorno, ho visto la vostra pubblicità su “Dolce Casa”, mi domandavo se avevate posto per me e la mia fidanzata, per la prima settimana di luglio. ” Era cominciata con questa telefonata l’epopea in cui ci saremmo trovati di lì a pochi giorni mia moglie ed io. 

Arrivarono verso le due del pomeriggio. Ci saranno stati 35 gradi all’ombra e non tirava un alito di vento. L’auto, una Wolkswagen passat nera era immersa in un nugolo di tafani che l’aveva assalita allorquando, scambiandola per una vacca un po’ diversa, avevano abbandonato quelle vere che pascolavano tranquillamente lungo la strada bianca. In realtà i tafani seguono il calore e quindi l’auto nera sotto il sole era un obiettivo irresistibile per i mosconi dotati del loro aculeo pernicioso!

I due infatti all’interno dell’auto non facevano segno di uscire e tenendo il motore acceso cosi come l’aria condizionata, aumentavano, se possibile, vieppiù il calore attorno alla vettura. 

” Ragazzi, guardate che se non spegnete il motore, ci possiamo passare il pomeriggio qui!”. Dopo aver confabulato tra loro, finalmente emersero all’esterno. ” Accidenti che brutta strada, si è impolverata tutta la macchina,” disse lui, con un accento che tradiva le sue origini lombarde. ” Si lo so, è che non ho fatto in tempo a farla asfaltare, avete prenotato solo tre giorni fà…. Allora io mi chiamo Fabrizio, lei e mia moglie Cristina, tirate fuori i bagagli, così se mi seguite, cerchiamo di sottrarci al caldo e a questi simpatici mosconi”. Lui almeno aveva profferito  verbo, lei non aveva detto una parola e sembrava recalcitrante a seguirmi verso l’ingresso dell’agriturismo. Vestita completamente di nero, gonna lunga e camicia con imaniche a sbuffo con i merletti, sembrava una Amish riuscita male.” Scusa, ma non devo aver afferrato il tuo nome ehm…Forse non me lo hai detto…”Giulia, mi chiamo Giulia e in questo posto non ci volevo venire, è troppo lontano dalla città, non ci sono negozi vicino, un medico, che so, per qualsiasi evenienza. E poi a me piace il mare. ” Cominciamo bene, pensai mentre scendevo i gradini che portavano verso la loro camera. ” Ne abbiamo parlato tutta la settimana Giulia e tu eri d’accordo, dai vedrai che ti piacerà” esordì il giovanotto lombardo, che poi si chiamava Giacomo (me l’aveva comunicato all’atto della prenotazione). I due disponevano di una mini suite composta da un grande salotto con enormi travi in quercia, una camera a due letti e un bagno con la vasca. Alla suite si accedeva dall’esterno attraverso un grosso portone, quindi era completamente autosufficiente. 

“Bene, questa è la vostra dimora per i prossimi giorni, spero che sia di vostro gradimento. La mattina alle 9 vi serviremo la colazione su questo tavolo fratino qui in salotto. Noi abitiamo nella casa di fronte quindi per qualsiasi cosa siamo a vostra disposizione”. ” Ma ci siamo solo noi? “

” Beh direi di sì, oltre a questa suite non abbiamo altre camere quindi…sì. Non vi piace la  solitudine? Potrei consigliarvi un bellissimo libro di Gabriel Garcia Marquez che ne sapeva qualcosa in propos..” ” No è che pensavamo ci fossero altre persone, comunque va bene così.” Detto ciò il ragazzo mi sospinse verso la porta e la richiuse rapidamente. Guardai mia moglie che nel frattempo era andata a prendere due bibite fresche e gliele stava portando…” Lascia perdere, credo che abbiano  necessità diverse in questo momento, mi hanno praticamente buttato fuori dalla camera”! 

Per tutto il resto del pomeriggio non si fecero vedere. Verso le 20 mi  avvicinai alla porta di accesso al salotto perché era giunta l’ora di cena, con in mano un vassoio con le cibarie ma la trovai chiusa. Bussai ma non ottenni alcuna risposta. Riprovai a bussare ancora ma i due non rispondevano. Quando stavo ormai per ritornare sui miei passi, la porta si socchiuse e il giovane lombardo disse:

” Lasci pure il vassoio per terra che poi lo vengo a prendere” ” ma ci sono le formiche per terra, se mi fai entrare lo appoggio sul tavolo” un attimo di esitazione e la porta si aprì quel tanto che permise al suo braccio destro di afferrare il vassoio e al sinistro di richiudere la porta rapidamente. Mhhh qui gatta ci cova! Ma che hanno sti due? Ormai con Cristina facevamo le più strane congetture: ” beh voglio vedere domattina quando gli porto la colazione…che fa? non mi fa entrare un’altra volta, mi chiede di lasciare il vassoio per terra di nuovo? Ma che avranno da nascondere?”

Nel frattempo passando davanti alla finestra della loro camera da letto, distrattamente il mio sguardo venne attirato da qualcosa che era diverso dal solito. Invece del vetro coperto internamente da una tendina fatta ad hoc per oscurare visto che la finestra non aveva persiane o scuri, notai che c’erano dei fogli di giornale che erano stati applicati dall’interno e che coprivano per intero il vetro. “Ah questa poi! Cosa c’è che non va? Hanno sigillato le finestre! Pensano che ci sia in atto una guerra biologica?” Tornai verso casa e lo  dissi a Cristina che scoppiò a ridere. ” Non vedo che ci sia da ridere, questi sono due psicopatici, certo che come inizio dell’attività abbiamo proprio avuto fortuna! “

L’indomani mattina puntuale bussai alla porta alle 9 in punto e…incredibilmente il longobardo venne ad aprirmi quasi subito. ” Buongiorno, avete dormito bene? ” Mi fece entrare e appoggiai il vassoio sul tavolo. ” Io sì ma  Giulia  non proprio ” mormorò, facendomi segno di abbassare la voce, ” si è addormentata stamattina presto quindi la lascio dormire ancora un po’” . Non resistetti oltre e ” Ho visto che avete tappezzato le finestre con i giornali, come mai?” ” Ah è stata Giulia, ha visto che tra la zanzariera e il muro c’erano alcuni millimetri di spazio e quindi ha provveduto a chiuderli così. Sa, gli insetti la spaventano molto. Questa notte aveva sempre paura di essere pizzicata dalle zanzare o da altro e quindi non riusciva a prendere sonno”. ” Ti posso dare un insetticida se vuoi. La sera fate un po’ di camera a gas prima di entrare e vedrai che non sopravviverà nessun volatile con pungiglione o senza!” ” Magari, grazie mille.” Mi congedai  trattenendo a stento una risata clamorosa dicendogli che più tardi gli avrei lasciato la bombola sul tavolo.

Apparvero come due fantasmi solo nel primo pomeriggio, e si diressero verso il parcheggio. “Andiamo a visitare Ia cittadina”. ” Bene, ci vediamo stasera” attenti ai colpi di calore, stavo per dirgli ma mi trattenni. Mi  domandavo come mai uscissero per andare a fare una passeggiata quando fuori la temperatura ondeggiava tra i 35 gradi all’ombra e….lasciamo perdere al sole. Una foschia cupa e inquietante assorbiva i contorni dell’orizzonte rendendo il panorama della valle uniforme tra il cielo e la terra. Salirono in macchina , non oso pensare che temperatura ci fosse all’interno, e lentamente  si  avviarono lungo la strada bianca.

 La mattina successiva, stavo occupandomi di innaffiare i gerani posti nei vasi sul terrazzo antistante la nostra abitazione. Mi alzavo molto presto per utilizzare le ore più fresche della giornata, quindi saranno state le 6, o 6,30, quando udii un ansimo come di qualcuno che stesse per tirare le cuoia. Mi girai di scatto e mi ritrovai il ragazzo a pochi metri di distanza che stava venendo verso di me, incerto sulle gambe, anzi proprio traballante. ” Ehi buongiorno, ma cosa succede? non avrei mai pensato che ti saresti alzato così presto. Ma cos’hai? Stai male? Bofonchiando delle parole incomprensibili, si avvicinò e constatai  che era bianco come un lenzuolo. “Accidenti, siediti qui, ti vado a prendere dell’acqua”. Si sedette e vidi che tremava come una foglia ai primi venti autunnali. Chiamai Cristina a gran voce e tornai rapidamente con dell’acqua. ” Vuoi che ti chiami un medico? Ti devo portare al pronto soccorso?”

” No..no… solo  un attimo poi starò bene…è solo che…sono sconvolto…”  Cristina si sedette al suo fianco e cercò di tranquillizzarlo. Balbettava frasi sconnesse, nominando luoghi a noi sconosciuti dove apparentemente sarebbe stato in precedenza. ” Io io so…sono al buio, c’è una luce forte, di fronte, grida, persone, arrivano arrivano, papà aiutami, andiamo via da qui!” Trangugiò il bicchiere d’acqua e parve riacquistare un pò di colore. ” Sa, questa notte c’è stata una battaglia in camera! Per tre ore siamo stati sequestrati sul letto, non osavamo mettere i piedi per terra….” Ero rimasto senza parole, e non sapevo ancora se dovevo cominciare a preoccuparmi oppure dargli una pacca sulla spalla e scoppiare in una risata fragorosa. ” Ma cosa vi è successo dunque?” A quel punto il ragazzo estrasse da una tasca dei pantaloni un cartoccio, e me lo porse. ” Guardi, guardi pure qui dentro…e capirà! Afferrai il pacchettino di carta di giornale e con circospezione cominciai ad aprirlo. Al suo interno c’era il cadavere stecchito di uno scorpione lungo quattro cm coda compresa. ” È uscito da dietro l’armadio ieri sera verso le 10. Ero in bagno, Giulia si stava spogliando per andare a dormire quando ho sentito un urlo, mi sono precipitato in camera e…l’ ho trovata che era salita in piedi sul letto e mi indicava qualcosa per terra balbettando ” lì lì Mio Dio ! Un mostro  è uscito da dietro  il battiscopa, mi voleva attaccare, era agressivo, quando ho fatto per scendere dal letto è corso  verso di me con le chele aperte….oddio, non ce la posso fare…voglio scappare, aiuto!” ” Capisce in che situazione ci siamo trovati? Robe da non credersi.. È stato in quel momento che mi sono sfilato un sandalo ed ho colpito, ho colpito duramente. Ma non voleva morire.. ferito mi è corso incontro con l’aculeo in posizione d’attacco e se non fosse stato per la mia reazione istantanea con la quale l’ho spiaccicato per terra, ora forse non sarei qui a raccontarlo” Nel frattempo io dovevo fare i conti con una nutrita serie di mosche le quali avendo trovato la mia bocca aperta e spalancata si erano introdotte fin nella trachea…mi uscì solo un sibilo ” ma…era solo uno scorpioncino, sono praticamente innocui, al massimo ti pizzicano come una vespa… e ammenocchè tu non sia allergico conclamato, non ti succede nulla, un pò di ammoniaca e passa tutto, noi li facciamo bolliti con la maionese”. ” Il fatto è che io non sono allergico, è solo che ho paura, paura della natura, dell’ignoto, di quello che c’è al di là della porta. ” ” Forse Giacomo non è stata una scelta oculata quella di venire in un agriturismo se hai tutti questi problemi…era più appropriato un asettico albergo a 5 stelle” rispose Cristina un attimo tra lo sconcertato e l’accomodante. ” Infatti, di solito andiamo in alberghi con aria condizionata e infissi che non si aprono ma quest’anno volevamo provare a fare qualcosa di diverso” ” Poi mi sembra che anche la tua compagna sia poco propensa ad una vacanza a stretto contatto con la natura”! A quel punto vedemmo che il giovane era sull’orlo del pianto e logicamente cercammo di buttarla sul ridere. “Beh dai poteva andare peggio, pensa che qui ci sono dei biscioni lunghi due metri, quasi delle anaconde….” La battuta non venne raccolta e Giacomo evidentemente in difficoltà, disse” Credo che vi devo una spiegazione, non sono uno psicopatico aracnofobo” E ci  raccontò la sua storia. “Quando avevo 8 anni, mio padre volle portarmi a fare una gita lungo il Po, con la tenda ed una canoa. L’idea era quella di partire da Riva del Po vicino Piacenza e arrivare dopo alcuni giorni al porto canale di Cremona campeggiando lungo le rive del fiume. Sicuramente un’avventura che sarebbe piaciuta a qualsiasi ragazzino di quell’età.  Il viaggio iniziò nel migliore dei modi e la sera del primo giorno campeggiammo su un isolotto abbrustolendo dei Würstel  su un fuoco improvvisato. Ero entusiasta di questa esperienza e la sera mi addormentai pregustando ciò che avremmo vissuto l’indomani. Purtroppo la seconda sera, dopo che eravamo entrati  in tenda, arrivò sulla riva un fuoristrada con dei balordi ubriachi e la musica dell’autoradio a volume altissimo. Mio padre mi disse di stare in silenzio, uscì per chiedere loro di allontanarsi un pò per lasciarci dormire. Io aprii leggermente la zip della tenda e guardai cosa stava succedendo. I fari del fuoristrada spianati contro il nostro miniaccampamento illuminarono una scena agghiacciante. Mio padre fu preso a bastonate dai tre energumeni ubriachi o fumati o entrambe le cose. Uno di loro, mentre lui era riverso a terra gli sferrò un calcio nel costato.” A questo punto il povero Giacomo si interruppe per alcuni secondi mentre con lo sguardo fisso verso terra sembrava non essere presente. Quindi riprese ” uno di loro urinò su di lui e poi ridendo risalirono in auto e se ne andarono….Uscii dalla tenda piangendo e mi precipitai su mio padre che si stava tirando su un gomito e cercava di rassicurarmi…. Lui non aveva minimamente reagito perché sperava che se se la prendevano con lui, pensando che fosse solo, mi avrebbero risparmiato. Sono passati venti anni da allora,  sono stato in terapia da psichiatri che mi hanno imbottito di psicofarmaci inutilmente. Ho fatto di tutto per esorcizzare quanto mi successe ma mi sono portato appresso un’innata paura per quanto ci può essere di pericoloso nei luoghi selvaggi, ivi compresi animali, insetti e logicamente uomini. Sono venti anni che dormo da solo nella stanza e solo se è perfettamente buia e basta un pò di luce che filtra per impedirmi di prendere sonno. A Milano in casa ho dovuto far mettere dei teli oscuranti dietro le finestre per poter dormire. Il ricordo di quella scena in controluce mi ha condizionato la vita.” Capii a quel punto il perché dei fogli di giornale dietro le finestre e le precauzioni che prendeva quando sentiva bussare alla porta, nonchè la sua paura di avere degli estranei in camera. Nel frattempo la sua compagna era uscita dall’appartamento e si vedeva  che era visibilmente provata da una notte insonne. Non so se avesse sentito il racconto di Giacomo ma sembrava piuttosto scossa. 

Portai loro del caffè e cercai di sdrammatizzare ma capivo che quello che aveva subito tanti anni prima non l’avrebbe mai superato. 

Questo episodio in cui lo scorpione era l’attore principale, fu il primo di una lunga serie che ci accompagnò per tutta la nostra attività di albergatori di campagna. 

QUESTIONE DI CORNAUOMINI E ANATRE