La vicenda giudiziaria di Mario Roggero ha profondamente diviso l’opinione pubblica.
Comprendo il dramma umano vissuto da un commerciante che ha subito più rapine e posso immaginare la paura, l’angoscia e il senso di impotenza che tali esperienze lasciano dentro una persona.

Tuttavia, in uno Stato di diritto, le decisioni non possono essere guidate dall’emotività, ma dalla legge.

La magistratura, dopo un lungo iter processuale e sulla base delle prove raccolte, ha accertato che i rapinatori erano ormai in fuga quando furono raggiunti dagli spari. Per questo motivo è stata esclusa la legittima difesa, poiché il pericolo non era più attuale, come richiede l’articolo 52 del Codice Penale.

I magistrati non hanno assolto i rapinatori né negato il diritto di difendersi.
Hanno semplicemente applicato la legge ai fatti accertati. In una democrazia, il rispetto delle sentenze è uno dei pilastri della convivenza civile, anche quando il loro contenuto può non piacere.

Per questo motivo ritengo che la concessione della grazia, nelle attuali circostanze, sarebbe un errore.

La grazia è un atto di clemenza previsto dalla Costituzione e non uno strumento per rimettere in discussione una sentenza definitiva. Non dovrebbe essere concessa sull’onda dell’emotività o della pressione politica e mediatica.

Nutro inoltre una seria preoccupazione.
Una grazia in un caso così simbolico potrebbe essere interpretata da molti come il messaggio che sia lecito inseguire e uccidere chi sta ormai fuggendo, invocando la legittima difesa.
La legge, invece, dice altro: il diritto di difendersi è sacrosanto, ma ha limiti ben precisi.

Per questo motivo non condivido neppure i tentativi di trasformare questa vicenda giudiziaria in un caso politico o di candidare Mario Roggero come simbolo di una battaglia ideologica.
Le sentenze si discutono nelle sedi opportune, ma non si possono sostituire con il consenso popolare.

Infine, ritengo che anche le dichiarazioni rivolte al Presidente della Repubblica siano state poco opportune.
Si possono esprimere opinioni diverse sulle decisioni del Capo dello Stato, ma sempre con il rispetto dovuto all’istituzione che rappresenta l’unità nazionale.

Questa è la mia opinione di cittadino.
Posso comprendere il dolore e la paura vissuti da Mario Roggero, ma non posso accettare che il dolore diventi motivo per giustificare ciò che la magistratura ha accertato essere un omicidio commesso quando il pericolo era ormai cessato.

Difendere il diritto dei cittadini a proteggere sé stessi e la propria famiglia è doveroso.
Difendere lo Stato di diritto, il rispetto della legge e delle istituzioni lo è altrettanto.

R.R.R.

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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