Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Giorgia Meloni

Gentile Presidente Meloni,

Le scrivo con una domanda che può sembrare provocatoria, ma che nasce da una riflessione profondamente seria: dopo gli ottant’anni, siamo ancora considerati persone a pieno titolo, oppure diventiamo cittadini di serie B?

Non Le scrivo per chiedere privilegi, agevolazioni personali o trattamenti di favore. Le scrivo per rivendicare una cosa molto più semplice e fondamentale: la dignità.

Superata una certa età, ci si accorge che tante porte cominciano a chiudersi. Chiedere un prestito può diventare difficile, se non impossibile, anche quando una persona ha sempre lavorato, ha una pensione e ha dimostrato nel corso della propria vita di essere affidabile. Non conta più soltanto chi sei, che cosa hai fatto, quali garanzie puoi offrire: sembra che il numero degli anni trascorsi sia sufficiente a mettere in discussione la tua affidabilità.

Anche sul fronte della salute ci si può sentire abbandonati. Alcuni programmi di screening preventivo prevedono limiti di età, stabiliti sulla base di valutazioni mediche e scientifiche. Ma chi ha superato gli ottant’anni non ha forse ancora diritto a essere informato, ascoltato e valutato secondo le proprie condizioni individuali? L’età anagrafica può essere un parametro, ma può davvero diventare una porta chiusa senza considerare la persona che c’è dietro?

E poi c’è un’altra questione, che trovo particolarmente amara.

Per pagare le tasse, gli ottantenni sono cittadini a tutti gli effetti. Per accedere a determinate opportunità, ottenere servizi o continuare a essere considerati persone autonome e capaci, invece, l’età sembra diventare improvvisamente un limite insuperabile.

Le imposte non diminuiscono perché si sono superati gli ottant’anni. Le bollette non costano meno, la spesa non diventa gratuita, le necessità quotidiane non scompaiono. Si continua a contribuire alla società, ma non sempre si riceve in cambio la stessa considerazione riservata a chi è più giovane.

Presidente, non Le sto chiedendo di ignorare i limiti economici, le valutazioni mediche o le regole necessarie a tutelare le persone. Le sto chiedendo di riflettere su un principio: l’età non può cancellare l’individualità, l’autonomia e la dignità di un essere umano.

A ottant’anni si può essere lucidi, attivi, responsabili, pieni di interessi e ancora desiderosi di fare progetti. Si può avere voglia di viaggiare, lavorare, investire, scrivere, aiutare gli altri, vivere pienamente il tempo che resta. Non si dovrebbe essere costretti a dimostrare continuamente di essere ancora capaci soltanto perché si è diventati anziani.

Una società civile si misura anche dal modo in cui tratta chi ha attraversato decenni di storia, ha lavorato, cresciuto figli, pagato imposte e contribuito alla costruzione del Paese.

Non chiediamo di essere considerati giovani. Chiediamo di non essere considerati finiti.

Vorrei quindi sapere quale attenzione il Governo intenda dedicare a queste contraddizioni: all’accesso ai servizi finanziari senza discriminazioni automatiche basate sull’età, alla prevenzione sanitaria valutata con criteri appropriati e alla tutela concreta dell’autonomia delle persone anziane.

Non è una battaglia contro i giovani, né una richiesta di privilegi per gli anziani. È una questione di giustizia, di rispetto e di civiltà.

Perché gli anni che abbiamo vissuto non dovrebbero diventare una colpa. E non è accettabile che, dopo una vita di doveri, ci si debba sentire cittadini soltanto quando c’è da pagare.

Presidente Meloni, dopo gli ottant’anni siamo ancora persone, con diritti, aspirazioni e progetti? Oppure dobbiamo limitarci a esistere, pagare le tasse e accettare in silenzio le porte che si chiudono?

Mi auguro che questa domanda non venga archiviata come lo sfogo di una singola cittadina, ma venga ascoltata come una questione che riguarda il futuro di tutti noi. Perché, se saremo fortunati, tutti avremo il privilegio di invecchiare. E tutti vorremmo farlo senza perdere il diritto di sentirci ancora parte viva della società.

Con rispetto, ma anche con la fermezza di chi non intende rinunciare alla propria dignità,

Una cittadina italiana che, anche dopo gli ottant’anni, pretende di essere considerata una persona.

Manuela  Valletti 

Giornalista e Cittadina Italiana

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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