Coronavirus: ora parlateci dell’Africa

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Temiamo tutti che il coronavirus sia sbarcato in Africa e che la cosa passi inosservata. Sappiamo che l’Africa ha un sistema sanitario inadeguato ad affrontare un’epidemia che ha una velocità di contagio elevata, anche se la percentuale di letalità è bassa.

Per ora c’è stato solo un caso conclamato – un cittadino cinese in Egitto – e nessuno dei 200 casi sospetti è stato confermato. Francamente tutto ciò è inverosimile anche perchè Pechino ha molto investito in Africa e i cinesi che ci vivono sono migliaia. Intere comunità hanno edificato città vere e proprie con lo scopo di trasferire in Cina materie prime indispensabili.

A questo punto sarebbe molto opportuno, direi indispensabile, che il nostro governo si facesse parte attiva per conoscere attraverso l’OMS le reali condizioni della popolazione africana rispetto al Coronavirus visto che in molte zone del continente la sanità manca anche di una elementare capacità diagnostica e la presenza di cittadini cinesi non è concentrata solo nelle aree urbane ma anche nelle zone rurali ove appunto le diagnosi possono anche non essere attendibili; vi è, inoltre, un’alta mobilità di persone tra Cina e Africa – si parla di 1,2 milioni di lavoratori cinesi nel continente (dato sottostimato) – e i contagi potrebbero esserci stati anche se non diagnosticati.

I Paesi più esposti

C’è, nonostante tutto, un dato positivo: all’inizio dell’epidemia solo due paesi erano in grado di individuare il coronavirus, ora sono 26. Ma l’Oms, comunque, ha lanciato un appello per reperire oltre 600 milioni di dollari. Fondi che dovrebbero aiutare, in particolare, 13 paesi prioritari: Angola, Algeria, Etiopia, Costa d’Avorio, Ghana, Kenya, Mauritius, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Sudafrica, Tanzania, Uganda, Zambia. Tutti paesi che hanno forti relazioni economiche e commerciali con Pechino e con una presenza di cittadini cinesi considerevole. Basti pensare che il traffico aereo con la Cina negli ultimi dieci anni e’ cresciuto del 600 per cento. 

 Il traffico aereo tra Africa e Cina non si è interrotto nemmeno durante questa crisi epidemica. Alcune compagnie hanno cancellato i voli da e per la Cina, molte altre no come l’Ethiopian Airlines – la compagnia assicura la maggior parte dei collegamenti con la Cina. I paesi africani vogliono mantenere aperte il più possibile le relazioni economiche con Pechino.

La situazione del coronavirus in Africa è quindi destinata ad aggravarsi ed in assenza di notizie certe, è auspicabile che il nostro Paese, che accoglie indiscriminatamente gli africani migranti, ponga un stop agli sbarchi onde evitare conseguenze epidemiologiche sulla popolazione italiana, e lo faccia immediatamente.

Manuela Valletti

Fonte

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione e d'opinione dell'associazione Milano Metropoli.org

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