A QUANDO L’ASSEMBLEA SULL’OSPEDALE DI MENAGGIO?
Innanzi tutto, mi corre l’obbligo di informare i lettori di quanto segue:
L’aggiornamento degli indirizzi di programmazione 2026 del sistema sanitario regionale approvato dalla Giunta della Lombardia su proposta dell’assessore al Welfare, Guido Bertolaso si fonda sulle riduzioni delle liste di attesa, il potenziamento della Sanità Territoriale, la digitalizzazione dei servizi, la prevenzione e l’innovazione
Il provvedimento introduce una serie di misure permigliorare l’accesso alle cure e rendere il sistema sanitario più efficiente e vicino ai cittadini. Tra le principali novità figurano nuove regole per la gestione delle ricette prioritarie, l’avvio dei percorsi di self-accettazione entro la fine dell’anno, il rafforzamento delle Case di Comunità e della telemedicina, il potenziamento delle reti specialistiche e nuovi interventi per salute mentale, cure palliative e prevenzione.
Al fine di erogare cittadini una sanità sempre più efficiente, moderna e vicina ai bisogni di cura, i tempi di prenotazione delle ricette prioritarie dal 15 settembre 2026 saranno i seguenti:
Ricette con priorità U (urgente) prestazioni da effettuarsi entro 3 giorni, la prenotazione deve essere effettuata entro 10 giorni, dopo tale termine non è più utilizzabile
Ricette con priorità B(breve) prestazioni da effettuarsi entro 10 giorni, la prenotazione deve essere effettuata entro 30 giorni, dopo tale termine non è più utilizzabile.
Come appare evidente il rischio insito in questo provvedimento, nonostante le “buone intenzioni” (di cui è lastricato l’inferno) è che le ricette scadano senza aver ottenuto la prestazione.
Pertanto, è opportuno accettare la prenotazione proposta, anche se non rispetta le priorità (U. B) per mantenere per mantenere la validità della ricetta. In seguito, si potrà adire alle strutture preposte (punti salute) dai Sindacati (CISL, CGIL e UIL) e dalle Associazioni (ACLI ecc.), al fine di predisporre una istanza per far rispettare i tempi stabiliti dalla priorità della ricetta e se la Struttura sanitaria non è in grado di rispettare i tempi previsti, la Stessa dovrà erogare la prestazione in libera professione con oneri a proprio carico ( Decreto Legislativo 502/92 art.15 quinques e Decreto Legislativo 124/98 articolo 3 comma 13)
Case di Comunità, telemedicina e Rsa
“Si conferma il ruolo centrale dei medici di assistenza primaria nelle Case di Comunità, con il supporto della telemedicina e della diagnostica di primo livello. Vengono inoltre promossi protocolli tra Asst e Rsa, anche attraverso strumenti di telemedicina, per ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso. Dal 1° ottobre i nuclei dedicati alle persone in stato vegetativo saranno estesi anche ai pazienti affetti da Sla”
È apprezzabile questo paragrafo degli indirizzi di programmazione aggiornati. Il presupposto però è che tutti i servizi previsti nelle Case di Comunità siano attivi, non vi sia carenza di personale, e che medici e infermieri siano non solo professionisti preparati, ma abbiano un rapporto empatico con i pazienti. Purtroppo, non sempre è così. I medici di base contestano l’obbligo di prestare servizio persei ore settimanali nelle case di Comunità, in quanto vi sono difficoltà nel prendere in carico pazienti che non siano loro assistiti per ragioni assicurative, ma anche perché non conoscono la storia clinica di questi ultimi (come sarebbe utile in questi casi l supporto IA). Il servizio infermieristico è spesso affidato a Cooperative, il cui personale ha una preparazione carente e a volte ha difficoltà a relazionarsi coi pazienti, perché non parla benissimo l’italiano.
Il Piano Nazionale di Governo delle liste d’attesa 2026-2028
Il Piano, adottato con Decreto del Ministero della Salute del 26 giugno 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto del 2026 presenta importanti novità nella presa in carico del paziente.
Una delle più rilevanti è quella delle liste di tutela, delle vere e proprie “preliste” che consentono la registrazione della richiesta che sarà poi valutata ed elaborata per fornire successivamente. Di fatto, il cittadino sarà contattato direttamente e non dovrà ripetutamente ricorrere al CUP.
Questo comporta un differimento tra la prima data di contatto del paziente con il CUP e quella in cui viene fornito l’appuntamento ed evita che il cittadino debba telefonare ripetutamente al CUP per verificare la comparsa di nuovi posti.
Per queste richieste nel Piano vengono fissati tempi entro cui formulare una proposta diappuntamento:
• massimo 5 giorni per la classe B (Breve prestazione da effettuarsi entro 10 giorni);
• 10 giorni per le visite in classe D(Differibileprestazione da effettuarsi entro 30 giorni);
• 15 giorni per gli esami diagnostici in D;( Differibile esame da effettuarsi entro 60 giorni) ;
• 30 giorni per la classe P (Programmato prestazione da effettuarsi entro 120 giorni).Le preliste non sono, invece, previste per le prestazioni urgenti (classe U).
Il Piano dedica una particolare attenzione al ruolo del CUP, inteso come porta d’accesso reale all’intera offerta del Servizio Sanitario. Il sistema dovrà, infatti, consentire di mettere in relazione domanda e disponibilità delle strutture pubbliche e di quelle private accreditate, superando la frammentazione delle agende.
Una novità importante è il sistema di recall: il CUP dovrà attivare un sistema di recall per ricordare all’assistito la data della prestazione e consentirgli di confermare o cancellare la prenotazione, almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento, anche da remoto.
L’obiettivo è recuperare rapidamente gli slot liberati e ridurre il fenomeno delle mancate presentazioni.
Oltre al promemoria, però, il sistema prevede anche una responsabilizzazione dell’utente:
il cittadino che non si presenti alla visita senza aver disdetto, salvi i casi di forza
maggiore o impossibilità sopravvenuta, sarà tenuto a versare la quota ordinaria di
partecipazione alla spesa prevista per la prestazione prenotata e non usufruita. Le Regioni
dovranno provvedere a disciplinare con apposito atto l’obbligo di disdetta
Snippet di codice
Parallelamente viene ribadito che la chiusura o indisponibilità delle agende di prenotazione è inderogabilmente vietata presso tutte le strutture pubbliche o private,
senza alcuna eccezione. Il controllo dell’eventuale chiusura delle agende sarà a cura di
AGENAS. Anche per quanto riguarda il monitoraggio, nei sistemi CUP dovrà esserci piena
visibilità delle agende dell’attività pubblica, del privato accreditato e anche della libera professione intra muraria
Il Piano attribuisce un ruolo crescente alla televisita e al teleconsulto, considerati strumenti
utili non soltanto per ampliare l’offerta ma anche per evitare accessi non necessari, che le
Regioni dovranno incentivare in particolare per le prestazioni più critiche. Le televisite, infatti,
possono rappresentare un’alternativa alle visite di controllo in presenza, con un vantaggio
soprattutto per le persone con problemi di mobilità, per chi vive in zone lontane dai servizi o
per chi necessita di controlli frequenti. Il documento lega esplicitamente questa modalità
anche alla possibilità di ridurre i tempi di attesa e facilitare il follow-up dopo una dimissione
ospedaliera.
Per quanto riguarda i ricoveri programmati e gli interventi chirurgici, se la struttura nella
quale il paziente è in lista non riesce a rispettare il tempo massimo associato alla sua priorità,
nell’ambito di garanzia definito dalla Regione, dovrà essere individuata e proposta una
struttura alternativa con livelli assistenziali equivalenti, tenendo conto anche della prossimità
e della raggiungibilità. Il passaggio ad un’altra struttura non dovrà azzerare l’attesa
maturata: nel trasferimento dovrà essere preservata la data di ingresso in lista. Prima
dell’inserimento in lista il paziente dovrà essere informato sui tempi dei diversi centri e
sull’eventuale possibilità di trasferimento per rispettare il limite previsto.
Una particolare attenzione è destinata, infine, al diritto all’informazione del cittadino. Al
momento dell’inserimento nella lista d’attesa dovrà essere consegnato al paziente un
documento contenente le informazioni sul ricovero, la classe di priorità assegnata e il
relativo tempo massimo di attesa, oltre alle indicazioni organizzative e ai riferimenti
attraverso i quali chiedere informazioni. Le informazioni consegnate al cittadino dovranno
essere rese disponibili anche sul Fascicolo sanitario elettronico.
OSPEDALE DI MENAGGIO
L’Ospedale Erba Renaldi è essenziale per la tutela della salute dei 37.000 abitanti che vanno a curarsi in quel Presidio (Distretto Medio Lario), 15.000 dei quali sono anziani e con patologie croniche.
Pertanto, la Regione Lombardia deve garantire i 23 milioni di euro necessari per potenziare il Pronto Soccorso e le specialità presenti in questa Struttura.
Questo Ospedale deve restare pubblico, perché il compito Costituzionale del Servizio Sanitario è quello di curare e salvare vite, non quello di garantire margini di profitto ai privati.
È gravissimo che non sia ancora stata organizzata l’Assemblea richiesta dagli abitanti di quel Territorio. Vuol dire di fatto disattendere il contenuto degli indirizzi di Programmazione del Piano Sanitario Regionale e quanto previsto Decreto Ministeriale sulle Liste di Attesa.
Giovanni Gibelli
Esperto settore sanità
