Questa affermazione dell’Arcivescovo Delfini (intervistaCorriere del 5 agosto 2025) ha sintetizzato con efficacia cosa succede oggi a Milano.
Milano da vent’ anni a questa parte non è più una cittàsolo produttiva ma anche e soprattutto attrattiva.
Il “Successo dell’EXPO “del 2015 ha contribuito in modo determinante a questa evoluzione.
Perché Milano è attrattiva?
Non solo per la sua collocazione geografica, le sue infrastrutture, i suoi aeroporti, le sue linee metropolitane, i suoi grandi eventi, le sue fiere, ma anche perché’ il Comune, grazie a una favorevole normativa regionale in materia, ha trasformato le aree industriali dismesse e degradate per circa 1.890.000 mq in un mix di residenza di pregio, terziario, alberghi, spazi commerciali. I bassi costi di costruzione e l’incremento di cubature hanno attirato gli investimenti immobiliari da parte di Fondi, Banche, Assicurazioni per diversi miliardi.
Milano è attrattiva solo per i ricchi o anche per i lavoratori?
A Milano non si costruiscono più case popolari:
– Negli anni 80 si costruivano circa 18.000 alloggi l’anno
– Negli anni 90 si costruivano circa 10.000 alloggi l’anno.
– Dall’anno 2000 al 2010 si costruivano 5.000 alloggi,
Oggi resta un patrimonio immobiliare pubblico di 62.000 alloggi (28.000 gestiti dal Comune, MM, 34.000 dalla Regione ALER) dei quali 5.200 sono sfitti.
Gli sconti ai costruttori fanno incassare meno oneri diurbanizzazione al Comune; quindi, non ci sono soldiper strade, parcheggi, scuole, impianti sportivi (sonoin funzione solo tre piscine pubbliche).
Alla domanda di case ad affitti accettabili, di servizi, di prestazione sanitarie si risponde con “l’housing sociale” e con una offerta di servizi sanitari Territoriali sostanzialmente ferma al 1984.
Che Cosa è” l’Housing sociale”?
Sostanzialmente la messa a disposizione da parte delleFondazioni Bancarie (la prima è stata la CARIPLO nel 2004) degli Enti, di Fondi Privati di una quota appartamenti in affitto calmierato in favore dei cittadini che non possono accedere ai bandi Erp(Edilizia Economico Popolare) per superati limiti di reddito (quindi con un imponibile dai 25.000 ai 30.000 euro). Questi alloggi a Milano sono circa 2.400
Il Comune il 28 settembre 2023 ha approvato il Piano Casa, imponendo l’obbligo di destinare ad housing sociale (a prezzi calmierati) il 40% delle nuove costruzioni superiori a 5.000 metri quadri di estensione, per raggiungere l’obiettivo di 10.000 alloggi nei prossimi 10 anni. Ad oggi se ne stanno progettando poche decine. Perché i prezzi calmierati non rendono alle Imprese
Secondo Carlo Cottarelli (vedi articolo del Corriere del 23 luglio 2025) Milano è una città in crescita e l’aumento previsto dei nuclei familiari comporta un fabbisogno di nuovi appartamenti nei prossimi 15 anni di 5.000 unità l’anno.
Se Milano non è una “cosa da mettere in vendita”, ma una Comunità, allora fra i milanesi e coloro che li governano, ci deve essere una forte Solidarietà, tale da consentire agli infermieri, ai medici, agli insegnanti, ai poliziotti, ai tranvieri, agli impiegati a tutti coloro che si occupano, della Salute, della Sicurezza, delle reti di trasporto, dell’educazione di vivere in alloggi dignitosicon affitti veramente accessibili
Proposta
1. La mano pubblica (Stato, Regione ecc.) deve mettere a disposizione circa mezzo miliardo di euro per ristrutturare e gestire il patrimonio di ERP esistente, pensando a bandi di assegnazione a cui possono partecipare lavoratori con reddito familiare fino a 50.000 euro.
2. La mano pubblica deve garantire la costruzione di 5.000 alloggi l’anno in affitto con canoni che vanno dai 10 ai 15 euro al mq.
3. Le Fondazioni e la Curia potrebbero mettere a disposizione i loro appartamenti sfitti con il canone di cui sopra.
4. I quartieri dove sono previsti questi alloggi devono essere pensati e progettati con una vera rigenerazione urbana e cioè migliorando la qualità della vita degli abitanti.
Come finanziare l’edificazione e la ristrutturazione degli alloggi?
1. Con i fondi di coesione europei non spesi. In quanto non esiste solo il divario fra Nord e Sud da compensare, ma anche quello fra i ricchi e i lavoratori.
2. Con l’obbligo di piano attuativo per gli edifici oltre i 25 metri di altezza come previsto dall’articolo 41 chiunque della Legge765/1967, quindi facendo pagare gli oneri di urbanizzazione, che questa norma prescrive, senza alcuno sconto in favore dei costruttori.
Infine, sulle scelte strategiche per lo sviluppo della città, non devono essere coinvolti prevalentemente i professionisti (architetti, ingegneri ecc.), ma devonoesprimere il loro parere le Municipalità, i Sindacati dei lavoratori e degli inquilini, oltre alle Associazioni dei cittadini. Così operando ci sarebbe chiarezza e trasparenza.
Giovanni Gibelli
