Le ali della libertà

di Fabrizio de Robertis e Maria Cristina Coffer

Capitolo I

Il giovane capitano si avvicinò alla moto e la tirò giù dal cavalletto. Saltò col piede sulla pedivella e dopo due tentativi il motore della AJS cominciò a rombare con regolarità. Indossava un giubbotto di pelle con il bavero imbottito e un foulard a protezione del collo sopra una tuta da volo. Mise gli  occhiali per proteggersi dalla sabbia e salì sul mezzo. Era mattina presto e sulla strada che andava da Heliopolis ad Almazah l’aria frizzante riempiva i suoi polmoni. Rapidamente la velocità aumentò fino ai 1OO km/h e impiegò pochi minuti per arrivare all’aeroporto facendo lo slalom tra carretti trainati da asinelli stentati e camion pieni di merce che arrancavano emettendo un denso fumo nero e puzzolente.  

Aveva 24 anni quando bruciando tutte le tappe, era diventato istruttore di volo presso la Royal Aeronautical Federation of Egypt. Lui che da bambino scappava di casa per andare a vedere da dietro la recinzione dell’aeroporto gli aerei della RAF che facevano le evoluzioni atterrando e decollando in formazione, aveva abbandonato a soli 16 anni la sua famiglia di origine ebrea, che avrebbe voluto che seguisse gli studi di legge, per andare a fare qualsiasi lavoro che gli consentisse di pagare le lezioni di volo presso l’aeroporto del Cairo. Con tanta grinta e determinazione era riuscito a frequentare i corsi tenuti proprio da piloti della RAF  e aveva conseguito a soli 18 anni il Pilot’s Certificate and Licence. Aveva rapidamente trovato impiego in società di trasporto aereo private, merci e passeggeri e in poco tempo si era fatto apprezzare per le sue innegabili doti di aviatore  capace di atterrare e decollare anche in situazioni estreme e disagiate. Ma la sua grande passione per il volo era contagiosa e fu così che tanti giovani entusiasti si iscrissero  alla Federazione. Nel corso degli anni dal 1938 al 1942, quando lui era Chef Instructor, decine di piloti appresero a volare grazie alle sue spiccate capacità di insegnamento e alla sua abilità innata nel volo. In quel periodo, fine anni ’30, in una nazione come l’Egitto, persone con le sue doti professionali, non erano comuni. 

All’arrivo la sbarra era abbassata ma la guardia lo riconobbe da lontano e la sollevò rapidamente in modo tale che non si dovette fermare. Parcheggiò vicino all’hangar 23 e entrò al suo interno togliendosi gli occhiali impolverati. ” Ehi Victor, qui di primo mattino? Ti avevo detto che mi sarei occupato io di fare le verifiche dell’aereo prima del volo di oggi…ma lo so, tu sei pignolo e vuoi avere tutto sotto controllo!”. Così lo accolse con una risata il suo amico, spuntando da dietro l’ala del bimotore Goeland, le mani sporche di olio ed un sorriso che arrivava da un orecchio all’altro. “Ma se vuoi puoi ricontrollare tutto da capo, vorrà dire che avremo fatto un double check questa volta!”. Victor sorrise, lo salutò con affetto e si avvicinò alla cabina di pilotaggio. Agilmente balzò all’interno ed iniziò a fare la consueta verifica dei comandi chiedendo all’amico Hamid di dargli la conferma. Quando ebbe finito, ridiscese soddisfatto e entrambi si diressero verso il retro dell’hangar dove c’era una zona “ristoro” dove farsi un caffè o prendere una birra ghiacciata. Il volo in questione riguardava il trasporto di 4 uomini d’affari francesi in Palestina passando da Porto Said. La partenza era prevista alle 14 e il ritorno il giorno dopo dato che il volo sarebbe durato 5 ore. Erano le 13 e quindi Victor aveva  un po’ di tempo ancora prima del decollo. Riempì il Pilot Log Book” con i dati dei suoi passeggeri che gli erano stati già comunicati in precedenza e seduto sull’ala del bimotore si concesse una birra. Aveva già collezionato più di 5000 ore di volo ed era forse il pilota con più esperienza del Cairo. I piloti della RAF che gli avevano fatto da istruttori erano stati determinanti nel fargli acquisire quelle capacità che, in seguito, si rivelarono decisive nel salvargli la vita. La società di aerotaxi per la quale stava lavorando ormai da più di un anno lo teneva in grande considerazione ed il proprietario, un ricco principe egiziano, era diventato un suo caro amico.

Alle 13,50 arrivarono i quattro uomini d’affari francesi, scesero da una limousine nera e si diressero verso la pista dove l’aereo li attendeva  con i motori già accesi. Hamid si occupò di riempire i documenti di imbarco e quando fu tutto pronto fece un segnale e l’aereo lentamente comincio a dirigersi verso il centro della pista. Victor chiamò la torre di controllo e dopo un minuto ricevette l’ok per il decollo. Ultimo controllo ai flaps e motori a tutta manetta il Goeland cominciò a rullare sulla pista. Dopo poche decine di metri erano già in aria direzione Nord Nord Est verso Rafah in Palestina.

L’indomani, era il 9 giugno, alle 16 c’era un forte vento dal deserto e l’aereo con i quattro francesi e altri tre  passeggeri inglesi che erano saliti a Porto Said, stava compiendo  l’avvicinamento all’aeroporto di Almazah. Victor portò l’aeromobile contro vento e chiese l’autorizzazione all’atterraggio alla torre di controllo su una pista laterale. Quando arrivò di fronte all’hangar 23 e i passeggeri scesero, si accorse che c’era qualcuno ad aspettarlo: una dolce sorpresa, sua moglie e la piccola Monique agitavano le mani in attesa che l’aereo si fermasse e i motori fossero spenti. Scese con un balzo e dopo averle abbracciate, prese la piccola e la portò nella cabina di pilotaggio. Quello era il regalo per il suo quarto compleanno che cadeva proprio quel giorno.

CAPITOLO 2

CAPITOLO 3

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foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

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