Le ali della libertà – cap.2

Era la mattina del 28 dicembre 1945 quando Victor in sella alla sua AJS, si dirigeva come tutti i giorni verso Almazah. Un infido Harmattan sospingeva una gran quantità di sabbia mista a polvere finissima sul cielo del Cairo e la visibilità era molto scarsa. Mentre guidava si chiedeva se con un tempo simile avrebbe potuto decollare. In realtà erano le 7  e la sua partenza per Alessandria era prevista per le 11. Forse c’era la possibilità che il vento diminuisse d’intensità nelle prossime ore. Arrivato all’aeroporto vide parcheggiata di fronte all’hangar la Citroen del suo amico Robert J. Setton. Si conoscevano da ragazzi e avevano sempre condiviso la passione per il volo. “Buongiorno Victor, hai visto che tempo stamani? Non credo che riuscirai a partire” “Salut Jean Pierre, vorrà dire che ne approfittiamo per parlare di quel progetto di cui discutevamo quella mattina mentre rientravamo da Porto Said. In realtà ci ho riflettuto molto e credo che aprire una nostra società di aerotaxi costituirebbe un gran passo avanti non solo per le nostre tasche ma anche un valore aggiunto per Il nostro paese!””Si, anche io da allora ci ho pensato molto e credo che potremmo coinvolgere in questa avventura anche Fuad Mohsen e Abdel Hamid Bey che sicuramente vorrebbero essere della partita, anzi facciamo così, oggi nel pomeriggio li contatto e organizziamo una riunione per giovedì sera al Club”. Mentre Setton parlava, Victor vide che alcune persone stavano entrando nell’hangar per cui si allontanò dall’amico per vedere cosa volessero. “Devo andare ora Robert, mettiti pure d’accordo con Fuad e Abdel per giovedì sera e dì loro di portare le rispettive consorti che se tutto va bene stappiamo una bottiglia di champagne!”  

Si trattava di un gruppo di 9 passeggeri tra i quali c’era anche un neonato che doveva raggiungere Bagdad. Stavano attendendo da più di un ora in aeroporto, ma  il pilota non era ancora arrivato e non sapevano come contattarlo. Victor si mise a disposizione per aiutarli e dato che il cielo sembrava schiarirsi, disse loro che li avrebbe portati lui a Bagdad rimandando all’indomani il volo merci che era in programma per Alessandria. 

Giusto il tempo  di preparare il velivolo, fare carburante, chiedere le autorizzazioni. Partenza prevista alle 12. Verso le 11,30 i passeggeri imbarcarono sull’aereo e Victor prese la culla del neonato e prevedendo un volo con possibilità di forti turbolenze sul deserto, invece di lasciarla in braccio ai genitori, preferì posizionarla in coda su un sedile dopo aver provveduto a legarla saldamente. Lo accompagnava in questa missione Mohamed Bey, un ufficiale addetto alla radio. 

Il bimotore si posizionò sulla pista e decollò alla volta di Lydda dove era previsto uno scalo tecnico. 

Dopo circa un’ora di volo Mohamed segnalò a Victor che aveva dei problemi con la radio. “Comandante, non riesco a sintonizzare la radio con la torre di controllo di Bagdad”. “Continua a provare, forse è un problema dovuto a questo maledetto Harmattan, e pensare che dei cretini lo chiamano il vento del dottore!”,esclamò Victor con una punta di preoccupazione nella voce. Ma la radio dava dei seri problemi. Quando  atterrò a Lydda, Victor vide che sul tarmac  era posizionato l’aereo di un collega e mentre i passeggeri scendevano per sgranchirsi le gambe, si avvicinò e ” Ehi Mike come va la vita? ” ” Not so bad my friend, ma ho fretta di tornare al Cairo, questa sera mi vedo con Michelle e non vorrei fare tardi con questo maledetto Harmattan !” “Ti devo chiedere un piacere: la radio del mio Goeland dà dei problemi e devo attraversare il deserto per portare i miei passeggeri a Bagdad, mi domandavo se potevamo scambiarci gli aerei visto che per tornare al Cairo hai mille possibilità di trovare dei punti di riferimento e puoi fare anche a meno della radio”. “No problem Victor, però ricorda che mi devi una birra ghiacciata ! Accomodati pure è tutto tuo, devi fare solo il pieno di benzina”. Così i due piloti si scambiarono gli aerei e i passeggeri vennero fatti imbarcare sull’altro bimotore. Quando l’aereo arrivò in prossimità dell’aeroporto di Bagdad, e aveva iniziato il percorso di avvicinamento, Victor si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto con il motore di sinistra. “Mohamed contatta la torre di controllo e digli che probabilmente  dobbiamo prepararci ad un atterraggio di fortuna, credo che il motore di sinistra tra pochi istanti si spegnerà”. Il marconista, si girò immediatamente verso il motore e fece in tempo a vedere del fumo che usciva e l’ elica che si era fermata. ” Mayday Mayday Mayday Bagdad , Sierra Uniform  Alfa Oscar 8, abbiamo perso un motore ci prepariamo ad un atterraggio di emergenza, abbiamo 9 passeggeri a bordo di cui un neonato”. Nonostante le 6000 ore di volo e il suo sangue freddo, Victor non potè fare nulla per impedire che a causa di un difetto strutturale che i fabbricanti dell’aereo avevano omesso di comunicare alla compagnia aerea, l’aereo perdesse completamente l’utilizzo dell’ala sinistra e dopo una discesa in vite si schiantasse al suolo in una zona vicino all’aeroporto. Lo schianto fu violentissimo ma Victor riuscì a non far capovolgere l’aereo che durante i circa 150 metri di scivolamento prima di fermarsi con la cabina di pilotaggio completamente schiacciata era rimasto con la carlinga praticamente intatta. Il terreno nei dintorni dell’aeroporto era paludoso e se da un lato questo ammortizzò in un certo modo la caduta, impedì al pilota di eseguire un atterraggio sulla pancia dell’aereo scivolando fino all’arresto alla fine dell’abbrivo senza incontrare ostacoli. Invece la cabina si infilò nel terreno umido e dopo poche decine di metri si accartocciò intorno al povero Victor. Il marconista fu espulso lateralmente e si ritrovò seduto sull’ala di destra che era rimasta intatta, con un braccio rotto. I passeggeri riportarono solo alcune contusioni non gravi e il neonato, provvidenzialmente legato da Victor in fondo alla coda dell’aereo non subì alcun danno. Fortunatamente il combustibile non fuoriuscì dai serbatoi e l’aereo non prese fuoco, e fu un miracolo anche perché non era stato possibile scaricarlo prima della caduta. I mezzi di soccorso arrivarono subito e i vigili del fuoco estrassero rapidamente i passeggeri dalla fusoliera  attraverso alcuni finestrini andati distrutti nell’impatto. Ci vollero invece quasi due ore per estrarre il povero corpo di Victor, dopo aver segato i pezzi di lamiera che erano attorcigliati attorno alle sue gambe. La consolle con tutti gli strumenti era  praticamente esplosa e pezzi di vetro e metallo avevano colpito il suo torace e la sua testa. Il suo corpo martoriato venne caricato sull’ambulanza che partì a sirene spiegate in direzione del British Hospital of Bagdad.

Erano le 18,30 quando il corpo del giovane pilota fu deposto su un freddo tavolo d’acciaio nella morgue dell’ospedale dopo che il medico di turno ne ebbe constatata la morte. Via radio fu comunicato ad Almazah l’accaduto e il buon Hamid, collega fraterno di Victor, con il cuore in mille pezzi salì sulla sua Peugeot e  si diresse mestamente verso Heliopolis per dare la notizia alla famiglia che Victor aveva avuto un incidente  prima che lo venisse a sapere dalla radio e mettersi a disposizione per condurli a Bagdad la mattina successiva, omettendo però il fatto che fosse già morto.

Nel frattempo nell’ospedale dove erano stati portati tutti i passeggeri per verificare il loro stato, Mohamed Bey, il radiotelegrafista, era stato operato al braccio sinistro dove gli era stata riscontrata la frattura dell’ulna e del radio. Si era alzato dal letto e si aggirava con il braccio ingessato al collo nei corridoi al primo piano dell’edificio. Pensava in cuor suo che se era ancora vivo lo doveva al suo comandante che era riuscito a non trasformare in una tragedia lo schianto al suolo. Fermò un’infermiera che sopraggiungeva e le chiese di portarlo alla morgue per dare un ultimo saluto a Victor. La donna si rese conto che l’ufficiale era sconvolto ed incerto sulle gambe e volentieri lo accompagnò nel seminterrato dove erano custoditi i corpi dei deceduti. Con gli occhi velati dalle lacrime Mohamed entrò nella stanza e si avvicinò al tavolo. Lì, coperto da un drappo bianco giaceva il corpo inerte martoriato del suo comandante. Tirò giù la parte superiore e vide il viso sfigurato del poveretto in una morsa di dolore. Esplose in singhiozzi e mentre le lacrime gli scorrevano giù lungo le guance, entrò il cappellano per somministrare l’estrema unzione. In quel momento avvenne l’incredibile. Mohamed in un primo momento credette di avere gli incubi ma aveva notato  un movimento impercettibile del braccio destro di Victor. Si avvicinò ulteriormente al corpo e a quel punto ne ebbe la certezza: Victor si stava muovendo. Udì un gorgoglio proveniente dalla sua bocca massacrata e una voce flebile ma ferma:  “Je ne suis pas encore mort, je vivrai.”non sono ancora morto, io vivrò”!

Fabrizio de Robertis

Maria Cristina Coffer

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

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