Il traguardo del Socialismo liberale
C’è una frase nell’intervista che Emmanuel Conte ha rilasciato al Corriere della Sera il 26 giugno scorso che vale più di un programma elettorale: «È il momento delle idee, non dei nomi». Non è retorica. È una dichiarazione di metodo che rivela una cultura politica precisa, radicata in una tradizione che questa rivista conosce bene.Di famiglia e formazione socialista — suo padre Carmelo è stato ministro PSI delle Aree Urbane, lo stesso dicastero ricoperto da Carlo Tognoli al termine dei suoi mandati come Sindaco di Milano — ha avuto un ottimo rapporto proprio con Carlo Tognoli e chi li ha osservati assieme sostiene che per Emmanuel, Tognoli era considerato un maestro.Una cultura politica che per entrambi risale al riformismo di Critica Sociale che nasce nel 1891 come strumento di elaborazione prima ancora che come organo di partito: cosa che la rivista non è mai stata. Craxi, appena eletto segretario del partito al congresso di Midas, chiese all’amico Massimo Pini, presidente della casa editrice SugarCo, di salvare dall’oblio la storica rivista, in cui stava cadendo a metà degli anni ‘70, chiedendogli di recuperare le quote della proprietà della testata in mano al piccolo gruppo dei socialdemocratici di Faravelli sostenendo che “questa è ora la cosa più importante da fare”. Si comprenderà meglio lo scopo di quella dichiarazione qualche anno dopo, quando la ricomposizione dell’autonomismo socialista darà vita alla svolta Riformista nell’81 a Palermo che riportava tutto il PSI alle sue origini. E la Critica ebbe il compito di affiancare con la propria storia e con il suo nuovo rilancio, una svolta che Ugo Finetti richiamando la lezione di Machiavelli di fronte alle crisi, ha indicato come la necessità di “ridursi in sul principio”.
La città come laboratorioNell’intervista Emmanuel Conte si presenta con tre priorità: l’abitare in senso largo, la sicurezza come presidio sociale, la dimensione metropolitana. Non sono tre punti di un programma amministrativo. Sono tre declinazioni di una visione unitaria: la città come luogo dove le contraddizioni della società moderna si manifestano per prime e dove, per questo, devono trovare risposta per prime. 
Questa intuizione non è nuova. È il cuore del municipalismo socialista italiano delle origini, quella tradizione che sul finire dell’Ottocento trasformò i Comuni in laboratori di riformismo concreto — scuole, servizi igienici, trasporti, case popolari — quando lo Stato nazionale era ancora lontano e sordo ai bisogni delle classi lavoratrici.
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Di the milaner

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