Il dado è tratto e ora gli Stati Uniti si sono uniti a Israele in un attacco non provocato contro un Iran non minaccioso, con l’obiettivo di distruggere le sue capacità militari e provocare un cambio di regime. Si tratta di un grave errore che potrebbe facilmente avere conseguenze disastrose, poiché si tratta di una guerra inutile e scelta volontariamente, che potrebbe facilmente estendersi agli Stati confinanti e diventare nucleare se un Israele sconsiderato decidesse di doversi “difendere” da una risposta iraniana. Anche le navi della Marina statunitense potrebbero trovarsi vulnerabili ai missili iraniani.
Mentre l’attacco era in corso, il presidente Donald Trump ha annunciato l’ultimo suo atto distruttivo per la nazione dalla sua casa in Florida, lontano dalla Casa Bianca, di cui sta demolendo la sala da ballo per “ricostruirla” in forma sontuosa e tipicamente pacchiana. Attraverso la sua Truth Social Platform, ha dichiarato sabato mattina presto: “Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Sarà di nuovo totalmente annientata. Annienteremo la loro marina”. La distruzione dei missili come priorità assoluta era chiaramente un ordine di Israele, che considera quelle armi come la principale minaccia contro di sé. Trump ha anche invitato gli iraniani a ribellarsi e rovesciare il loro governo.
Trump ha anche ammesso che degli americani morranno a causa dell’Iran, aggiungendo che “le vite di coraggiosi eroi americani potrebbero essere perse” in quella che il “Dipartimento della Guerra” ha denominato “Operazione Epic Fury… Potremmo avere delle vittime”. Ammettendo che potrebbero esserci dei morti americani in seguito agli attacchi contro l’Iran, e aggiungendo che “questo succede spesso in guerra”. C’è senza dubbio una certa ironia nell’avere alla guida dello Stato un presidente ignorante e apparentemente squilibrato, che ha evitato il servizio militare, che annuncia una guerra indossando un cappellino da baseball, e che si crogiola nelle minacce e genera conflitti mentre sostiene di essere un uomo di pace. Permettere guerre in Ucraina e a Gaza, minacciando recentemente anche il Venezuela e ora Cuba, non è il modo giusto per rendere il mondo un posto migliore. Purtroppo, anche tutta la famiglia di Trump ha evitato il servizio militare, e lui è ancora una volta disposto a pagare il prezzo più alto per la sua guerra utilizzando i figli e le figlie di altre famiglie americane come carne da cannone.
Purtroppo, sia per gli Stati Uniti che per il popolo iraniano, tormentato dalle sanzioni e da molto tempo sofferente, le motivazioni dell’atto di guerra elaborate dal presidente Donald Trump sono del tutto fasulle, a partire dal presunto sviluppo da parte dell’Iran di un’arma nucleare e dal possesso di missili balistici in grado di colpire gli Stati Uniti. Entrambe le affermazioni sono smentite dalla stessa intelligence statunitense oltre che da altre fonti. Si tratta di bugie plausibilmente provenienti da Israele e chiaramente improvvisate per giustificare la carneficina, simili nella forma alla famigerata affermazione menzognera del Segretario di Stato Condoleezza Rice del 2002-2003 secondo cui l’Iraq stava costruendo “armi di distruzione di massa” che avrebbero potuto provocare una “nube a fungo” sull’America. La guerra in Iraq ha ucciso 500.000 iracheni e 4.431 invasori americani, ma chi conterà i danni quando si mira a qualcosa di così glorioso come un cambio di regime in Persia?
Al di là dei disastri che potrebbero verificarsi in Iran, il pericolo a lungo termine è che noi americani abbiamo ora un presidente che crede di poter agire impunemente in qualsiasi parte del mondo, avendo dichiarato pubblicamente di ritenere di poter «fare tutto ciò che vuole». Cosa che include anche entrare in guerra in violazione della Costituzione degli Stati Uniti, sebbene il Congresso stia ora debolmente tentando di applicare il cosiddetto War Powers Act. Dato che Israele è dietro gli attuali combattimenti, non c’è alcuna possibilità che la Washington ufficiale possa fare altro che sostenere il conflitto, così come fanno i media. Data la carta bianca per un’azione militare ovunque e in qualsiasi momento, Cuba è probabilmente la prossima sulla lista, in quanto l’amministrazione sembra determinata a distruggere la sua economia attraverso sanzioni prima di prenderne il controllo, in modo simile al piano per il Venezuela che è stato recentemente messo in atto e che è stato utilizzato contro l’Iran.
Per di più, la distruzione dell’Iran viene perseguita esclusivamente a vantaggio di ciò che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu considera il proprio interesse nazionale. Ma il fatto stesso che esista questa guerra è dovuto al controllo assoluto di Israele sulla classe politica americana, una realtà che Netanyahu e i suoi predecessori non hanno esitato ad ammettere. Gli Stati Uniti sono un gigante sfortunato che è stato corrotto dall’interno dal denaro dei miliardari ebrei per essere totalmente impegnato nell’espansione del Grande Israele, indipendentemente da quanti debbano morire nel processo. Agli israeliani importa cosa possa succedere al popolo americano? No. Gli Stati Uniti sono una risorsa necessaria che essi spremono fino all’ultimo centesimo e al massimo sostegno politico prima di essere gettati via come un pannolino usato.
Dato che Israele ha trasformato gli Stati Uniti in un criminale di guerra e in complici di crimini contro l’umanità, è assolutamente sorprendente come l’inchiesta “ufficiale” su Jeffrey Epstein, ad esempio, riesca a evitare completamente e ignorare totalmente la storia ovvia, ovvero che Epstein e il suo amico miliardario Les Wexler e il suo Mega Group facevano tutti parte di una vasta ed estesa operazione di intelligence israeliana intesa a penetrare (e uso questa parola deliberatamente) e manipolare le élite politiche e mediatiche degli Stati Uniti. La settimana scorsa abbiamo assistito all’interrogatorio dei Clinton da parte del Congresso. Hillary ha negato di aver mai incontrato Jeffrey e di “non avere idea” delle sue attività illegali o immorali. Bisogna ammettere che Hillary potrebbe aver detto per una volta la verità, dato che Bill, intervenendo venerdì al Congresso, aveva molto da nascondere alla moglie e agli altri, vista la sua dimostrata definizione di uomo immorale e incline all’illegalità. L’ex presidente Clinton ha dichiarato di “non aver fatto nulla di male” e di “non avere idea dei crimini” che Jeffrey Epstein stava commettendo, durante la sua deposizione di venerdì davanti alla Commissione per la Vigilanza e la Riforma del Governo della Camera dei deputati. Ma Bill è stato altrettanto poco collaborativo nel suo incontro privato con i membri del Congresso, suggerendo forse che i suoi frequenti viaggi sul Lolita Express erano dovuti esclusivamente al fatto che aveva bisogno di un passaggio dallo Stato di New York alla Florida. Ma che dovremmo dire delle sedici visite di Epstein alla Casa Bianca mentre tu eri presidente, Bill?
Naturalmente, nessuno dei due Clinton si avvicina nemmeno lontanamente all’intensità e alla frequenza delle numerose citazioni che riguardano il rapporto di Donald Trump con Epstein, ma c’è da dubitare che il Congresso avrà il coraggio di perseguire un presidente in carica mentalmente confuso, la cui “moralità” va oltre la pedofilia occasionale fino a favorire il genocidio. E che si tratti di Clinton o Trump, si può essere certi che nessuno al Congresso, tranne Thomas Massie, avrà la forza d’animo necessaria per perseguire il vero colpevole, il criminale di guerra Benjamin Netanyahu e la sua banda di allegri tagliagole alla guida del “miglior amico e più stretto alleato” dell’America, lo Stato ebraico di Israele. È un rapporto che include la guerra americana appena iniziata contro un Iran non minaccioso, ma chi conta i sacchi per cadaveri che torneranno a casa quando l’Iran contrattaccherà? Non sarà certo il buon vecchio Donald Trump, renitente alla leva, a mentire come al solito al riguardo!
Che Israele riesca a ottenere miliardi di dollari, armi e illimitata protezione politica da Washington, mentre al contempo ci spia, sembrerebbe già un regalo sufficiente, ma questa relazione unilaterale è ben peggiore, poiché include la possibilità di costringere gli Stati Uniti a entrare in guerra ogni volta che Israele vuole sterminare un altro vicino. I politici che compongono il governo ebraico/israeliano sono la feccia peggiore che si possa immaginare, anche se penso che si debba includere a costoro anche la nostra spazzatura come il deputato Randy Fine della Florida, Ted Cruz del Texas e il senatore Lindsey Graham della Carolina del Sud. La maggior parte degli israeliani crede di far parte degli “eletti” e quindi di avere il diritto di nascita di abusare e uccidere le persone a piacimento, comprese decine di migliaia di bambini, per timore che “crescendo diventino dei terroristi”. E ora gli Stati Uniti d’America sono sulla stessa lunghezza d’onda. C’è una soluzione, però. Si chiama cacciare a calci Israele e il suo fan club dagli Stati Uniti e far sì che Washington inizi a trattare le nazioni che compongono il resto del mondo con rispetto, senza ricorrere a minacce o azioni militari. Ho il sospetto che la maggioranza del popolo americano oggi vorrebbe che uscissimo dalla guerra all’Iran e sosterrebbe l’opzione di un paese in pace con tutti!
Philip Giraldi
