Un vero terremoto mediatico ha attraversato gli Stati Uniti, con inevitabili ripercussioni su Israele.

Tucker Carlson, tra i commentatori conservatori più influenti d’America, considerato per anni vicino alle posizioni filoisraeliane, ha pronunciato parole destinate a far discutere.

In diretta, davanti a milioni di spettatori, ha dichiarato:

«Non esiste il “popolo eletto di Dio”.

Dio non sceglie gli assassini di bambini.

Questa è eresia: questi sono criminali e ladri».

Parole durissime, che hanno immediatamente acceso il dibattito.

Carlson ha poi spostato l’attenzione sulla politica estera americana:

«350 milioni di americani stanno lottando per sopravvivere, e noi mandiamo 26 miliardi di dollari a un Paese di cui la maggior parte degli americani non sa nemmeno nominare la capitale».

Secondo i dati circolati nelle ore successive, il video avrebbe raggiunto decine di milioni di visualizzazioni in poche ore. Un sondaggio diffuso da CNN indicherebbe inoltre una crescente spaccatura nell’opinione pubblica statunitense sul sostegno a Israele.

Non meno significativo il passaggio rivolto a Donald Trump:

«Ho sostenuto Trump. Ma concentrare denaro, energie e politica estera americana su Israele è un tradimento delle promesse fatte agli elettori».

Le reazioni non si sono fatte attendere. Nel mondo conservatore si registra un dibattito sempre più acceso; parte dell’establishment politico osserva con preoccupazione un possibile cambio di clima.

È presto per parlare di svolta storica, ma un dato appare evidente: negli Stati Uniti il rapporto con Israele non è più un tema intoccabile come un tempo. La discussione è aperta, e difficilmente si richiuderà in fretta.

X redazione

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale