Abbiamo ripetutamente sentito dalle autorità e media, che la vaccinazione era “efficace e priva di effetti collaterali”. Tuttavia, dal febbraio 2022 sappiamo che non è così. Sappiamo invece che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere” trascritto reversibilmente e integrato nel genoma delle cellule umane”. Cosi riporta l’articolo che traduco nel seguito da TKP, il blog austriaco di scienza e politica, che cita uno studio della Lund University di Malmö, ed uno italiano dal MAGI’S LAB, Rovereto. “E queste sono serie mutazioni”

Il 26 febbraio 2022 ho pubblicato un articolo su uno studio che ha rilevato l’integrazione nel DNA umano, del vaccino COVID della Pfizer; ciò è stato scoperto attraverso un esperimento di laboratorio (in vitro):

Lo studio di Markus Aldén e altri della Lund University di Malmö, intitolato “Intracellular Reverse Transcription of Pfizer BioNTech COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 In Vitro in Human Liver Cell Line” [“Trascrizione intracellulare inversa dell’mRNA del vaccino COVID-19, BNT162b2 di Pfizer BioNTech, in vitro, in una linea cellulare epatica umana”.] , conferma una delle nostre peggiori paure. Il materiale genetico esogeno che codifica la pericolosa proteina spike viene trascritto nuovamente nel genoma umano. Le conseguenze di ciò sono, ad esempio, la possibile produzione a lungo termine di spike letali, che promuovono malattie 

Nei genomi proteine provenienti solo dal vaccino COVID

I fact-checkers, i media e i ministri della Salute lo sapevano bene. Lo studio nella piastra di Petri non dimostrava nulla, ma proprio nulla… Le altre linee difensive andavano da “il vaccino non lascia la parte superiore del braccio (ad esempio Mückstein)”, al fatto che viene espulso dal corpo entro due giorni. Ma lo studio di Aldén et at, ha prodotto un risultato corretto, che si applica certamente all’uomo, cioè anche “in vivo”.

Ciò è ora confermato da un nuovo studio italiano di K. Dhuli et al. intitolato “Presenza di proteina spike virale e proteina spike vaccinale, nel siero del sangue di pazienti con sindrome di long-COVID”. [MAGI’S LAB, Rovereto, Trento, Italy. kristjana.dhuli@assomagi.org ]

Qui è stato analizzato il DNA umano isolato da campioni di sangue di volontari. Gli autori hanno cercato corrispondenze tra il DNA delle cellule del sangue e le sequenze genetiche che potevano provenire solo dal vaccino Pfizer COVID BNT162b2.

Dopo aver applicato test sensibili, gli scienziati hanno trovato nei genomi dei campioni di sangue analizzati, proteineche potevano provenire solo dal vaccino Pfizer COVID.

Gli autori concludono:

“Questo studio, coerente con altre ricerche pubblicate, dimostra che sia le proteine spike naturali che quelle del vaccino possono essere ancora presenti nei pazienti con long-COVID, sostenendo l’esistenza di un possibile meccanismo che causa la persistenza delle proteine spike nell’organismo umano per un periodo molto più lungo di quanto previsto da studi precedenti”. 

In base a questi risultati, tutti i pazienti con sindrome da long-COVID dovrebbero essere sottoposti a screening per verificare la presenza di proteine spike vaccinali e virali”.

Ed è proprio questo che è stato trovato nel sangue dei pazienti mesi dopo, ovvero proteine che si trovano solo nei preparati vaccinali:

“In questo studio, l’analisi di spettrometria di massa è stata utilizzata per indagare la presenza di proteine virali e di spike del vaccino nel siero del sangue di pazienti con sindrome di long-COVID. Come mostrato nella Tabella II, l’analisi di spettrometria di massa ha rivelato la presenza di frammenti di proteine spike virali e vaccinali in un sottogruppo di pazienti con sindrome COVID lunga, anche due mesi dopo la vaccinazione o dopo l’eliminazione dell’infezione e la negatività del test COVID-19 (Tabella IV). 

I dati ufficiali mostrano che la proteina spike del vaccino rimane vicino al sito di iniezione e nei linfonodi locali e che può rimanere nell’organismo fino a diverse settimane dopo la vaccinazione. I nostri risultati, che sono coerenti con quelli di altri studi e contraddicono i dati ufficiali, mostrano che sia il vaccino che la proteina spike virale sono presenti nel flusso sanguigno, anche dopo la clearance dell’infezione e diversi mesi dopo la vaccinazione”.

Il vaccino diventa parte del genoma di chi lo riceve

Le proteine sono state rilevate nei leucociti, cioè sono state assorbite dalle cellule umane. Gli autori dello studio hanno indagato ulteriormente su come sia possibile la produzione a lungo termine di proteine spike.

Potrebbe essere dovuto a modifiche del DNA che trasformano le cellule in fabbriche permanenti di proteine spike? Per rispondere a questa domanda, hanno utilizzato test specifici sul DNA per rilevare la presenza del codice genetico del vaccino COVID nel genoma delle cellule dei partecipanti allo studio.

Il DNA genomico è stato estratto dal sangue di 81 pazienti con sintomi di long Covid e analizzato. Sono stati effettivamente trovati geni che potevano provenire solo dal preparato di mRNA di Pfizer.

I ricercatori osservano che i loro risultati sono coerenti con la “trascrizione inversa intracellulare” – il vaccino diventa parte del genoma di chi lo riceve! Tutto questo era stato previsto da scienziati seri già nel 2020.

Questa evidenza, però,  non è stata riscontrata in tutti i campioni. L’integrazione nei leucociti è stata rilevata solo in 2 dei 95 pazienti. Tuttavia, potrebbero essere di più, poiché non è chiaro quale sia la percentuale di modifiche del DNA che si verificanonelle singole persone. Inoltre, non è ancora chiaro quali organi siano colpiti.

In ogni caso, sono ancora necessarie alcune ricerche. Tuttavia, tutte queste indagini avrebbero dovuto essere condotte prima della concessione dell’autorizzazione e non dopo che miliardi di dosi erano già state iniettate, causando milioni di morti e centinaia di milioni di danni vaccinali.

Fonte: https://tkp.at/2023/12/22/neuerlich-bestaetigt-genom-veraenderungen-durch-mrna-impfungen/

traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

Di the milaner

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