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I pesci che vivono nei pressi della centrale nucleare giapponese di Fukushima sono ancora altamente radioattivi, l’esemplare di scorfano nero catturato lo scorso maggio presenta livelli di Cesio-137 superiori ben 180 volte rispetto agli standard ritenuti sicuri

pesce radioattivo fukushima

@Wikemedia Commons

Il prossimo mese la Tokyo Electric Power Company (TEPCO), che gestisce l’impianto nucleare di Fukushima, inizierà le operazioni di sversamento dell’acqua (appositamente trattata) della centrale nell’Oceano Pacifico. Contro questa decisione si sono battuti a lungo associazioni ambientaliste e i gruppi di pescatori, preoccupati per le conseguenze sulle loro attività, ma secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) gli scarichi avranno un impatto trascurabile sulla salute delle persone e dell’ambiente.

Nel frattempo, però, a riaccendere le preoccupazioni è la notizia relativa ad un pesce, rinvenuto a maggio nelle acque vicine all’impianto, i cui livelli di radioattività sono elevatissimi.

Dal recente report preliminare, diffuso dalla TEPCO, è venuto fuori che lo scorfano nero catturato nell’area portuale conteneva livelli di Cesio-137 (isotopo radioattivo) pari a 18.000 becquerel per chilo, superando di ben 180 volte i limiti fissati dalle autorità giapponesi.

Mentre nei fondali marini nei pressi dei frangiflutti la concentrazione di cesio arriverrebe addirittura 100.000 becquerel per chilo, sempre secondo la società.

“Poiché l’acqua contaminata è confluita nel porto della centrale nucleare di Fukushima Daiichi subito dopo l’incidente, Tepco ha rimosso periodicamente i pesci dall’interno del porto dal 2012 utilizzando reti da pesca che sono state installate per impedire ai pesci di fuggire dal porto” ha comunicato un funzionario di Tepco ai microfoni del Guardian.

Fra maggio 2022 e maggio 2023 un totale di 44 pesci con livelli di cesio superiori a 100 becquerel per chilo sono stati trovati nel porto dell’impianto di Fukushima. Fra gli esemplari rinvenuti un’anguilla, contenente un livello di cesio-137 pari a 1.700 becquerel per chilo e una trota, la cui contaminazione era pari a 1.200 becquerel per chilo.

Il monitoraggio regolare dei pesci dell’ara era stata sospeso dopo l’installazione di reti nel gennaio 2016.

“Tuttavia, quando uno scorfano nero con concentrazioni radioattive superiori agli standard normativi è stato catturato al largo della costa di Soma (circa 50 km a nord dell’impianto= nel gennaio 2022, abbiamo ricominciato a campionare all’interno di quest’area in concomitanza con l’installazione di più reti per impedire ai pesci di lasciare il porto” spiega un operatore della Tepco.

Leggi anche: Fukushima: primo via libera delle autorità giapponesi al rilascio delle acque della centrale nucleare nell’oceano

Il rilascio delle acque della centrale nucleare contaminerà davvero i pesci? 

La decisione del Giappone di rilasciare nell’oceano le acque stoccate in circa mille serbatoi della centrale – danneggiata dal violento terremoto avvenuto nel 2011 – ha fatto parecchio discutere e ancora oggi le polemiche non sono state del tutto sedate.

Ma le autorità e gli esperti continuano a rassicurare sulle conseguenze delle operazioni che dureranno decenni. L’acqua in questione è stata sottoposta ad un trattamento ad hoc per ridurne la quantità di trizio (isotopo dell’idrogeno).

I livelli di diluizione nell’oceano sono talmente alti che è estremamente bassa la probabilità che un pesce s’imbatta in qualche atomo di trizio, e, se pure ciò dovesse accadere, quantitativi così bassi non avrebbero alcun effetto sul pesce, né, si conseguenza, sul successivo gradino della catena alimentare” aveva spiegato qualche tempo fa ai nostri microfoni Alessandro Dodaro, Direttore del Dipartimento fusione e tecnologie per la sicurezza nucleare dell’ENEA.

Di THEMILANER

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