Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come

Ormai la tifoseria di quelli che si ostinano all’abuso inappropriato di categorie e stilemi inopportuni e ripetuti come un mantra  apotropaico:  novaxnegazionistino mask, oggetto di emarginazione e anatema morale ma pure di Tso, ha preso la testa.

E si sente autorizzata a esorbitare da qualsiasi ragionevolezza per scivolare nell’enfasi più dissennata  come reazione all’offesa mortale di essere additata come moltitudine ottusa di pecore, benché dicano di perseguire la salvifica immunità, appunto, di gregge; rivendica  un superiore senso civico e perfino di sacrificio, tanto da far pensare che tanto astio punitivo, tanto anelito a discriminazioni  brutali che dovrebbero convergere in misure eccezionali, lager confinamento, coercizioni  nasconda il dubbio che si fa strada in chi non è certo della scelta fatta, sospetta che i rischi superino i benefici,  quindi vuole giustificare la decisione avventata, non solo per andare in traghetto in Sardegna, non solo per mangiarsi la capricciosa in pizzeria, ma per il bene comune e per l’interesse generale.

Inutile ricordare loro che il vaccino, a detta delle fonti ufficiali cui danno indiscusso credito, non blocca la diffusione del virus, se in UK o in Israele, ad esempio, dove la vaccinazione è stata generalizzato, i contagi hanno subito impennate non trascurabili, e tantomeno il contagio, quindi la professione di responsabilità personale e individuale è fasulla. E inutile ricordare loro che qualsiasi appartenente alla comunità scientifica aveva sostenuto prima dell’occupazione militare da parte dei piazzisti di BigPharma, che praticare la vaccinazione di massa con i contagi ancora alti avrebbe fatto proliferare la diffusione delle varianti.

E d’altra parte come comunica qualche pensatrice su Fb, si tratta di partigiani che hanno vissuto la loro clandestinità combattente per  più di un anno sul sofà, davanti al pc o a Netflix o tutti e due, che adesso giustamente pretendono l’obbligatorietà della vaccinazione per tutti e il green pass anche per la milonga che sono legittimati a frequentare grazie all’immolazione simbolica esibita in rete con immaginetta del cerotto. E difatti la libertà secondo loro e Molinari, non importa se ereditata, trascurata, o invece conquistata, la si merita solo con l’obbedienza non alle leggi, non alla Costituzione, non alla propria coscienza, ma con l’atto di fede ai dogmi della casta politica, militare e sacerdotale della scienza.

È che in tutta questa retorica personale e nell’esercizio individuale  del senso civico e dello spirito di servizio,  si è persa ogni cognizione dello status di cittadini: aveva ragione chi sosteneva che la protezione è l’archetipo del dominio.

E difatti la gratitudine deve ispirare i nostri buoni sentimenti nei confronti delle “autorità” che ci tutelano rinchiudendo gli affini e mobilitando gli essenziali e le intendenze addetti alle salmerie, ai vettovagliamenti e ai servizi, con un green pass da adottare nelle Frecce ma non nei treni di pendolari, nei bus e nelle metro che da un anno e mezzo continuano a trasportare il bestiame produttivo, che ci salvaguardano vaccinandoci ma non investendo in strutture sanitarie pubbliche o medicina territoriale, che ci propinano un preparato per “immunizzarci”, ma non mettono a punto protocolli terapeutici.

Così succede che nell’ipotesi che il reparto di intensiva sia “occupato” da altro degente, diventi lecito, addirittura morale lanciare l’anatema contro i novax che potrebbero averne accesso ma non al susseguirsi di governi nazionali e locali che dopo aver tagliato le risorse della sanità, dopo lo scialo in mascherine, banchi a rotelle, tamponi, non prevede investimenti né per il sistema ospedaliero né per quello della medicina territoriale, e che ha generato un crimine aggiuntivo alla cancellazione ormai decennale della prevenzione, abbandonando i malati di cancro, patologie circolatorie, diabete, secondarie rispetto alla priorità assassina del contrasto al Covid e ora perfino alla sua innocua variante.

Adesso poi ci sono i morti buoni, quelli che servono all’offerta di statistiche apocalittiche, di moniti millenaristici, di minacce violente e di intimidazioni perentorie, quelli morti “di” o “con” o “per” Covid. E ci sono quelli cattivi che non meritano neppure di essere numeri o dati, quelli degli effetti avversi che non hanno diritto alla preposizione adeguata, ma pure i decessi per trascuratezza, per malasanità, per disperazione, di suicidio, di povertà. D’altra parte chi soffre di piaghe sociali, disoccupazione, sfratto, solitudine, isolamento non ha voce sui social e dunque non ha ascolto né in alto né in basso, perché lo spazio concesso a quella che un tempo di chiamava opinione pubblica è stato privatizzato e dato in concessione a un ceto cui vene data la guazza lasciandogli credere di possedere una superiorità culturale, sociale e quindi morale  che si riconferma tramite somministrazione promossa a atto di fede nelle scienza e nell’autorità.

Ormai è decreto il successo della strategia senza strateghi: non serviva un complotto per ottenere che si superassero, grazie a un virus che uccide le vittime predestinate di una emergenza sociale,  le profezie di Bentham o Orwell, è bastato che l’occhio invisibile che controlla tutto venisse sostituito dall’auto sorveglianza, rendendo superflui o almeno solo aggiuntivi  la vigilanza e il controllo centralizzato.

È bastato instillare come un veleno lento la convinzione che assoggettandosi si possa essere salvati e sommergere gli “altri” immeritevoli, diversi, eretici, scomodi, in modo da trasmettere la percezione di una inviolabile qualità morale che permette di non discernere tra bene e male, giusto e ingiusto, dichiarando prioritario solo quello che interessa e che serve a garantire una sopravvivenza chimica e nel migliore di casi biologica, che quella della mente è diventata pericolosa.

Anna Lombroso

FONTE

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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