Lo rivela una ricerca dell’università di Exeter: gli antichi britannici non allevavano pollame per nutrirsi ma per i riti sacri

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I polli dell’età del ferro erano animali sacri, non cibo. Grazie ad uno studio, acquista un nuovo significato l’osservazione di Giulio Cesare che i britannici allevavano pollame non per nutrirsene ma per “animi voluptatis”. I ricercatori dell’Università di Exeter lo hanno scoperto inventando una nuova tecnica di analisi dell’età dei resti ossei che si basa sulla misurazione dello sperone osseo delle zampe dei galli adulti.

Lo sperone osseo, dicono gli esperti, si sviluppa solo negli uccelli più anziani. I metodi comunemente usati per capire l’età dei resti di mammiferi, infatti, non funzionano sui polli. Il team ha applicato la tecnica a 1.366 ossa di zampe di pollo provenienti da tutta la Gran Bretagna. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sull’International Journal of Osteoarchaeology.

Secondo lo studio, i polli dell’età del ferro romana e germanica vivevano fino a quattro anni ed erano probabilmente tenuti per sacrifici e combattimenti di galli. “I polli domestici sono stati introdotti nell’età del ferro e probabilmente avevano uno status speciale, dove erano visti come sacri piuttosto che come cibo”, ha detto l’autore e archeologo Sean Doherty dell’Università di Exeter.

“La maggior parte delle ossa di pollo di quel periodo non mostra segni di macellazione e sono state sepolte come scheletri completi invece che come rifiuti alimentari”, continua l’esperto. In particolare, dei 71 galletti studiati che avevano raggiunto meno di un anno, solo il 20% aveva sviluppato uno sperone, mentre tutti i polli dai sei anni in su avevano sviluppato uno sperone.

I ricercatori hanno riferito che, delle 123 ossa che hanno analizzato, più della metà proveniva da polli che avevano raggiunto almeno i due anni di età e circa un quarto era arrivato a tre anni. Inoltre, durante l’età del ferro e il periodo romano, il team ha scoperto che c’erano più galli che galline, una tendenza che  Doherty e i colleghi hanno attribuito all’allora popolarità dei combattimenti di galli. 

FONTE

Di the milaner

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