“L’invitato” di Massimiliano Alberti

Recensione di Gabriele Missaglia

Lo devo ammettere, poche volte mi è capitato di concludere una collaborazione così triste. Il perché? Tra quelle che ho letto, credo che quella con MASSIMILIANO ALBERTI sia stata una delle più belle, se non la più bella, sotto molti punti di vista.

Per quanto riguarda lo stile, siamo di fronte a una scrittura bella, scorrevole, capace di dare respiro ai pensieri attraverso periodi elaborati e maturi, che riescono a riprodurre perfettamente la nebulosa che i personaggi nascondono dietro la testa.

Per quanto riguarda la storia, danzando con cautela sulla trama per non rivelare troppo, accanto all’incidente iniziale, i tre ragazzi vogliono creare la galleria più importante di pop art in Europa, per la maggior parte l’intreccio è segnato da una storia d’amore che si sviluppa attraverso feste, incontri e gesta che lasciano il solco anche nell’immaginazione del lettore.

Di sicuro questo libro è una buona fonte cui attingere se qualcuno vuole fare cose eclatanti per vincere l’altra metà: anche un cuore di pietra si scioglierebbe come burro fuso! E allora. C’è un petit bemol in questo romanzo? Per me sì. I tre personaggi sono caratterizzati in maniera superba, si impara a conoscerli fino a quasi indovinare le loro parole e pure le loro reazione. A mio avviso però, purtroppo, l’arco narrativo che riguarda il protagonista è incompleto, dato che nasce e muore alla stessa maniera: non ho visto una evoluzione nel suo modo di essere e per questo infatti le mie simpatie sono ricadute su Kevin, buono, scemo e ma anche mooolto coraggioso. In ogni caso si tratta di un romanzo valido, per chi legge, e per chi scrive: ci dispiace per l’autore, ma c’è molto da rubare! 

G.M.

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

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