Il 5G corre vertiginosamente verso 190 milioni di reti

Nonostante le perplessità evidenziate da molte parti di provata competenza, il Mobility Report di Ericsson prevede che gli abbonamenti ai servizi che sfruttano le nuove reti saranno 190 milioni entro la fine dell’anno in vorticosa in accelerazione

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L’accelerazione

Il report stima che gli abbonati al 5G nel mondo saranno 2,8 miliardi entro la fine del 2025, pari a un terzo del totale. La tecnologia Lte-4G rimarrà dominante, ma si sta avvicinando al proprio apice. Dovrebbe raggiungerlo nel 2022, quando supererà i 5 miliardi di sottoscrizioni, assorbendo parte degli utenti che abbandoneranno 2 e 3G (che comunque, tra un lustro, costituiranno ancora un quinto degli abbonati). Questa migrazione non basterà però a bilanciare quella di chi preferirà la tecnologia più recente. E così, nel 2025 l’Lte dovrebbe calare a 4,4 miliardi di abbonati. Resta pur sempre circa la metà dell’intero mercato, ma il 5G, che conquisterà un terzo degli abbonati, non sarà più così lontano. Viste le migliori prestazioni, sarà ancora più elevata la quota di traffico dati che passerà dalle nuove reti: circa il 45%. Traffico che in parte arriverà dalle connessioni di tipo Fixed Wireless Access (FWA): saranno 160 milioni entro la fine del 2025.

Quota un miliardo

L’accelerazione delle nuove reti sta procedendo più spedita rispetto a quella della generazione precedente. Se, dal momento del lancio, al 4G sono serviti poco meno di sei anni per raggiungere il miliardo di abbonamenti, al 5G – stima Ericsson – dovrebbero bastarne quattro. In questi mesi, il merito, ha spiegato il responsabile delle reti Ericsson per Italia e Sud Est Mediterraneo Massimo Basile, è soprattutto della Cina, dove gli operatori hanno offerto pacchetti 5G ancor prima che le reti fossero attive. “Ci aspettiamo che un’ulteriore spinta arrivi dai nuovi dispositivi che, verso la fine del 2020, permetteranno di sfruttare il 5G con prezzi più bassi, di 300-400 euro”.

La geografia del 5G

L’espansione del 5G avrà ritmi diversi. La diffusione più rapida dovrebbe notarsi in Nord America. Entro cinque anni, le reti di ultima generazione dovrebbe attrarre tre sottoscrizioni su quattro. Il resto sarà Lte. Le tecnologie precedenti saranno praticamente scomparse. Correrà veloce anche la Cina, con il 60% di sottoscrizioni 5G. Un passo indietro l’area che include l’Italia, l’Europa occidentale: nel 2025 sarà 5G il 55% degli abbonamenti. Un ritmo più cauto dovuto, ha spiegato Basile, agli assetti di mercato: “In Europa c’è una maggiore frammentazione, con operatori che hanno passi differenti e il rilascio delle frequenze non contestuale da parte dei diversi Paesi”.   

I danni per la salute

La possibilità di rischi per la salute a lungo termine, connessi alle esposizioni ai campi
elettromagnetici a radiofrequenza a livelli inferiori a quelli raccomandati dagli standard
internazionali di protezione, è stata e continua ad essere oggetto di numerosissimi studi scientifici,
sia di tipo osservazionale direttamente sugli esseri umani (studi epidemiologici), sia di tipo
sperimentale su animali in vivo e su cellule in vitro.
L’insieme degli studi disponibili è stato esaminato da diverse commissioni nazionali e
internazionali di esperti, nel corso degli anni, al fine di valutare se l’esposizione ai campi
elettromagnetici provochi danni alla salute umana. In particolare, l’Agenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro (IARC) ha valutato nel 2011 le evidenze scientifiche sulla cancerogenicità dei
campi elettromagnetici a radiofrequenza emessi dai telefoni cellulari, da antenne radiotelevisive e
antenne fisse per telefonia cellulare, nonché da apparecchiature di notevole potenza usate in
ambito industriale .
Secondo la IARC, il complesso degli studi esaminati non supporta l’ipotesi di cancerogenicità dei
campi elettromagnetici, con l’eccezione di alcuni studi epidemiologici di tipo caso-controllo che
hanno evidenziato, a differenza di altri analoghi studi, un aumento del rischio di glioma (un tumore
maligno del cervello) e di neurinoma del nervo acustico (un tumore benigno) in relazione all’uso
intenso di telefoni cellulari. Un problema comune agli studi caso-controllo era che l’utilizzo di
telefoni cellulari veniva accertato retrospettivamente sulla base di questionari con i quali veniva
chiesto ai partecipanti (casi affetti dalle patologie e controlli sani) di ricordare numero e durata
delle conversazioni telefoniche, anche a distanza di molti anni dall’inizio d’uso. Per questo motivo
la IARC ha definito l’evidenza proveniente da questi studi come “limitata” in quanto, anche se
potrebbe essere dovuta ad un reale nesso di causa-effetto tra esposizione ai campi
elettromagnetici emessi dai telefoni cellulari e insorgenza dei tumori, non si possono escludere
altre spiegazioni come una distorsione dei risultati dovuta al fatto che la valutazione dell’utilizzo
dei telefoni cellulari era totalmente affidata al ricordo dei partecipanti agli studi, con la possibilità
che i soggetti malati, pienamente consapevoli della natura dello studio cui stavano partecipando,
tendessero a sovrastimare nel ricordo, rispetto ai controlli, il passato utilizzo del telefono cellulare.
Inoltre, questo aumento di rischio non è stato osservato in altri studi epidemiologici e non è stato
confermato dai numerosi studi sperimentali condotti su animali e su cellule. Per questi motivi la
IARC ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza solo come “possibilmente
cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 2B) e non come “probabilmente cancerogeni per gli
esseri umani” (gruppo 2A), né come “cancerogeni per gli esseri umani” (gruppo 1, in cui sono
compresi ad esempio la radiazione solare e il radon presente nelle abitazioni). La stessa IARC, in
una recente pubblicazione divulgativa sul proprio sistema di classificazione delle evidenze di
cancerogenicità, afferma che “i campi a radiofrequenza sono classificati nel gruppo 2B perché c’è
un’evidenza tutt’altro che conclusiva che possano provocare il cancro negli esseri umani”
Va inoltre sottolineato che nuove evidenze epidemiologiche, successive alla valutazione della IARC
del 2011 e provenienti da studi di tipologia diversa (studi di coorte, studi sull’incidenza dei tumori
nella popolazione) sembrano smentire le indicazioni degli studi caso-controllo.

Purtroppo, nonostante i dubbi e le preoccupazioni per la salute degli esseri viventi, il “progresso” non si fermerà: il 5G si svilupperà ovunque e consentirà ai governanti di intromettersi persino nei nostri cervelli con conseguenze davvero poco entusiasmanti, accanto alla somministrazione da remoto di medicinali (solo per fare un esempio) ci sarà la possibilità di manipolare il DNA di ognuno di noi, sarà lo scotto che pagheremo alle nuove tecnologie. Un prezzo decisamente troppo alto.

mvg

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