La realtà di Bergoglio

Bergoglio mi sconcerta e non perchè io sia bigotta, al contrario. Ho deciso di scriverne dopo molto tempo, perchè non posso dire che la cosa mi faccia piacere. Senza cercare visioni salvifiche e trascendentali, ho sempre guardato ai pontefici che si sono susseguiti, con rispetto. Alcuni li ho stimati più di altri, ma tutti loro non si sono mai discostati dalla religione cattolica. Tutti tranne Bergoglio.

Francesco ha avuto da subito comportamenti davvero poco consoni al cattolicesimo, ha parlato di Gesù senza alcun rispetto, ha mutato il testo di preghiere millenarie, ha messo in forse fondamenti della religione stessa. Tutto ciò ha disorientato parte del clero e degli stessi fedeli, ma lui pare non farsene alcun problema. A volte penso che non sia all’altezza del suo compito, che si barcameni in una realtà difficile anche oltre le mura del suo Stato, ma poi mi ricredo per via della sua espressione spesso truce e indisponente. Diciamo pure che Bergoglio non rappresenta la figura di Pontefice di cui avrebbe bisogno un’epoca come la nostra.

Manuela Valletti

Riporto un articolo di Marcello Veneziani che a quando leggo, condivide le mie perplessità. Lascio alla sua penna altre considerazioni :

“Fui contento quel 13 marzo di sette anni fa quando fu eletto papa l’argentino Bergoglio. Dopo la gloriosa parabola dei papi europei, mi parve coraggioso scegliere un pontefice dal subcontinente latino-americano, dove vive la maggioranza dei cattolici. E mi colpì la scelta di chiamarsi Francesco, come nessun predecessore aveva fatto, neanche un francescano. Solo un gesuita avrebbe potuto spingersi a tanto… Segnava una svolta radicale ma nel nome di un santo radicalmente medievale, che univa la testimonianza di povertà, di amore del creato, rifiuto del potere clericale con la forte spiritualità, la tensione mistica e religiosa, le stimmate e l’ascesi.

Presto, però, Bergoglio tradì le aspettative. Non solo per la banalità dei suoi messaggi e la piacioneria. Il suo avvento destò simpatia mediatica, conquistò il sostegno di laici, progressisti e atei che tali rimasero, ma spaccò la Chiesa e i fedeli in due fazioni opposte. Nella sua Argentina, che strano, il Papa non è amato e non ci è più tornato da quando è Papa, pur essendo andato più volte in sud America.

Bergoglio non avvicinò i fedeli, non rianimò le chiese e le vocazioni, non condusse a nuove conversioni. L’emorragia della fede col suo papato è confermata da cifre e segni sconfortanti. La gestione papale è parsa poi tutt’altro che ecumenica o “democratica”, ha adottato uno spoil sytem cruento, ha estromesso e silenziato i non allineati, non ha cercato di includere ma ha emarginato chi rappresentava una sensibilità diversa, non progressista, più conservatrice. Nel dialogo ha preferito i non cattolici ai cattolici, i non cristiani ai cristiani, i non credenti ai credenti. Senza peraltro avvicinarli alla fede cristiana. Il suo messaggio è stato rivolto ai migranti, dimenticando i restanti che sono più numerosi e più bisognosi; e non curandosi della scristianizzazione del mondo, dei perseguitati cristiani e incoraggiando l’invasione islamica dei paesi cristiani. Ha sostituito la sociologia alla teologia, Bauman &C. ai papi, ai santi e ai Padri della Chiesa.

Sul piano pastorale, Bergoglio è parso il Papa che si apre al proprio tempo, allontanandosi dalla civiltà cristiana e dal senso dell’eterno. Non percorrerò, come molti già fanno egregiamente (penso ad Aldo M.Valli, Antonio Socci, Magister, Messori, solo per restare in ambito giornalistico), le incongruenze dottrinarie e pastorali. Bergoglio si richiama al cristianesimo delle origini, sostiene che Cristo è in ogni uomo, la carità è più importante della fede e la lotta alle ingiustizie e alle povertà prevale sul cammino verso la santità e la salvezza delle anime; anzi vi coincide. Vero è che le rare volte in cui ha assunto posizioni religiose e morali coerenti col suo magistero è stato silenziato dai media che viceversa evidenziano sempre tutto ciò che è nello spirito del tempo e in rottura con la tradizione cristiana. Ma il messaggio che giunge da lui è quello di un testimonial del nostro tempo, presidente di una Ong o di Emergency, guardia forestale del pianeta, sindacalista globale; tutto meno che una figura religiosa e pastorale. Ma non torniamo su cose che abbiamo già scritto.

Vorrei piuttosto cambiare prospettiva e fare un bilancio di questo settennato attenendomi al suo messaggio sociale. Quando si è posto, soprattutto con l’enciclica Laudato sì, come il critico del modello tecno-capitalista, della società dei consumi e dello scarto, il difensore dei poveri e dell’ambiente, si è reso conto che quel modello da lui esecrato è fondato sullo sradicamento universale, sullo sconfinamento globale, sulla modificazione della natura, sulla cancellazione delle differenze sessuali e territoriali, sulla negazione delle patrie, civiltà e tradizioni? Si rende conto Bergoglio che la sua predica finisce col collimare proprio con l’ideologia di fondo di quel modello globalista che lui condanna, fornendogli un alibi morale e umanitario? Quando critica la libertà senza limiti e la crescita smisurata sa che è la coerente premessa alla società senza confini che lui stesso persegue? Quando vede il Nemico Principale dell’umanità nel populismo, nel sovranismo, nell’amor patrio e, aderendo al Pensiero Unico, li riconduce al nazismo e al razzismo, si rende conto di condannare popoli, credenti e ceti poveri che cercano protezione e di essere funzionale a quel modello di sviluppo globalista e tecno-capitalista che a parole condanna? È consapevole che il suo progressismo è il versante pauperista dello stesso progressismo ideologico e global-tecnocratico, negazione della tradizione, del limite, della natura e della realtà? Insomma il messaggio rivoluzionario di Papa Bergoglio si rivela in realtà retorico e funzionale a quel modello globalista di cui diventa la guardia bianca.

Il bilancio non sarebbe completo però se tacessi il disagio che provoca, in me come tanti, la figura di Bergoglio. Vorrei sbagliarmi ma il suo modo di essere, di parlare, di camminare, i suoi sguardi, non esprimono alcuna traccia di carisma religioso, alcun segno di sacralità e di spiritualità incarnata. Non riesci a chiamarlo Santità o Santo Padre. A volte le sue espressioni sono cattive, come mai ci era parso di vedere nei suoi predecessori, non solo Woytila e Ratzinger ma anche Roncalli e Montini; i suoi modi bruschi evocano la sua esperienza giovanile di buttafuori in un locale malfamato di Cordoba, come narrano le biografie.

Anche nel suo ultimo libro Io credo noi crediamo, quando ha detto che bisogna sporcarsi le mani, frase inopportuna al tempo del coronavirus, è tornato a condannare il populismo sovranista come la reincarnazione di Hitler. I poteri forti della globalizzazione e del tecno-capitalismo sentitamente ringraziano.

MV, Panorama n. 11 (2020)

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

One thought on “La realtà di Bergoglio

  • 24 Marzo 2020 in 15:17
    Permalink

    Ci sarebbe da aggiungere che il suo messaggio o i suoi messaggi quotidiani, fatti rimbalzare da media completamente assoggettati al potere del clero, martellanti nella loro mediocrità e superficialità, dimenticano che c’è una grande area di non credenti che farebbero volentieri a meno di racconti, di favolette, che sono state utilizzate per secoli per schiacciare il popolo alla volontà della chiesa, promettendo un aldilà che non esiste. Solo la parola “dogma” dovrebbe fare drizzare le antenne a coloro che supinamente accettano che l’esistenza di qualcosa di spirituale debba essere mediato dalla chiesa quando invece è intima proprietà di ciascuno di noi!

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