DiOld Hunter
11 DICEMBRE 2025
Chi si oppone a quell’emendamento che dispone chiaramente sulla proprietà dell’oro, sa bene quale sia la posta in gioco ma chiede “chiarimenti”, facendosi aiutare dalle quinte colonne interne.
di Giuseppe Liturri, orabasta.substack.com, 11 dicembre 2025
Nel panorama odierno spicca Carlo Cottarelli che, dalle colonne del Corriere della Sera, giudica inutile e potenzialmente dannoso l’emendamento che assegna le riserve auree della Banca d’Italia al “Popolo Italiano”: l’oro (2.452 tonnellate) è già proprietà dell’istituto, come indicato nel bilancio e sul sito ufficiale; i trattati Ue richiedono solo detenzione e gestione da parte della banca centrale, non necessariamente proprietà (come in Francia).
Ma Cottarelli non convince affatto, tutt’altro.
Innanzitutto, converrete che affermare che “L’oro è di proprietà della Banca d’Italia che sul sito afferma che il quantitativo totale di oro di proprietà dell’istituto è pari a 2.452 tonnellate costituito prevalentemente da lingotti per 95.493 e per una parte minore da monete, e l’oro sta nell’attivo del bilancio della Banca d’Italia”, appare un po’ avventato. Non ci risulta che scrivere qualcosa su un sito costituisca titolo costitutivo o dichiarativo di proprietà, a meno che non siano andati in cenere tutti i manuali di diritto civile su cui ci siamo formati.
Il fatto che quell’oro sia iscritto nell’attivo di bilancio di via Nazionale, non significa affatto che ne dispone a titolo di proprietà. Significa invece che quei beni sono destinati a finalità di gestione della politica monetaria e di stabilità finanziaria, perché i Trattati attribuiscono al Sebc (sistema europeo delle banche centrali) il compito di gestire e detenere le riserve ufficiali in valuta estera, proprio a questo esclusivo fine.
Con l’ulteriore essenziale precisazione che le banche centrali nazionali condividono i rischi derivanti dall’esercizio di quel ruolo istituzionale, in proporzione alla quota di partecipazione al capitale della Bce. Motivo per cui non è corretto affermare che “tutto” l’oro sia destinato a questa finalità, perché l’oro è solo il 18% dell’attivo di Bankitalia. Il problema per noi è che concorrere alla condivisione di quei rischi con un attivo ricco di riserve auree è un conto, ben altro conto è non averne, come la Spagna, e dover comunque contribuire con attivi di minore “qualità”. Non vorremmo che il condominio ci chiedesse qualche sacrificio sproporzionato.
È più convincente, ma contraddittorio, quando afferma che “I trattati europei richiedono che le riserve compreso l’oro siano detenute e gestite dalla Banca centrale ma non necessariamente di sua proprietà, per esempio in Francia l’oro è di proprietà dello Stato anche se detenuto e gestito dalla Banque de France.” E allora, vien da chiedersi, cosa osta nell’affermare per l’Italia lo stesso assetto proprietario della Francia? Tanto la gestione e detenzione delle riserve auree in capo alle banche centrali è sancita dai Trattati e vale per tutti, no?
Il fatto che ci sia più di qualche “coda di paglia” in giro emerge quando afferma che “La Bce è preoccupata perché si tratta di un cambiamento dello status quo e si chiede perché governo e Parlamento sentano il bisogno di un cambiamento normativo, cosa segnali questo cambiamento.” Si può cambiare una cosa che esiste, quindi lui ritiene che la proprietà sia della banca centrale, ma così non è, perché è lui stesso a dirlo. Un corto circuito pazzesco perché scambia un’interpretazione autentica per un cambiamento.
Non convince nemmeno quando afferma che “In assenza di ulteriore intervento legislativo che consentisse di includere l’oro nell’attivo anche se di proprietà del Popolo Italiano si creerebbe un buco nel bilancio della Banca d’Italia da ricapitalizzare con denaro pubblico”. Perché, come abbiamo spiegato prima, il diritto di Bankitalia di iscrivere quell’oro in bilancio riviene dalla finalità di quelle riserve auree, appunto destinate alla copertura dei rischi della politica monetaria e della gestione delle attività finanziarie del Sebc. Quindi nessun buco derivante dall’affermazione del titolo di proprietà di quell’oro. Sorvolando sul fatto che una banca centrale non potrà mai avere un buco di bilancio, come una qualsiasi Bcc di Rocca Cannuccia, perché le basta emettere passività di banca centrale e il patrimonio netto torna positivo.
Di male in peggio quando afferma che “Gli effetti pratici sarebbero nulli perché detenzione e gestione rimarrebbero alla Banca d’Italia e l’oro non potrebbe essere venduto; se l’oro da 280 miliardi è del Popolo Italiano allora chiarisca che anche il debito pubblico da 3.000 miliardi è un debito del Popolo Italiano.” Perché siamo al capovolgimento della situazione. Infatti nessuno pensa di vendere l’oro, come conseguenza dell’affermazione del titolo di proprietà. È esattamente il contrario. Perché il vero effetto sarebbe quello di fare sapere a chi “gestisce e detiene” che il suo mandato non è illimitato e che, se e quando ci sarà da fare ulteriori conferimenti di oro alla Bce (come le 141 tonnellate iniziali) o ci sarà da partecipare alla condivisione dei rischi del Sebc (pro-quota del capitale versato), che può richiedere ulteriori richiami di conferimento, il proprietario non potrà essere ignorato. Non è la vendita da parte dello Stato dichiarato proprietario che bisogna temere, quanto di un uso inopportuno o peggio illegittimo da parte di chi “gestisce e detiene”.
Ecco perché la Bce – mettendosi di traverso all’emendamento – ha usato le parole chiave “Le autorità italiane sono invitate a riconsiderare la proposta, nella prospettiva di preservare l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali della Banca d’Italia”. Perché è proprio quella prospettiva che viene messa in discussione dall’affermazione chiara del titolo di proprietà di quelle riserve. Chi pensa di fare il proprio comodo con quelle riserve auree, all’ombra dell’indipendenza delle banche centrali nell’ambito della gestione della politica monetaria e della stabilità finanziaria, sa che ora c’è il proprietario che potrebbe avere voce in capitolo. Non è lo Stato che si vuole appropriare dell’oro, è Bankitalia/Bce che vuole farne ciò che crede. Lo scontro è di ampia portata e cova ancora sotto la cenere, perché nessuno si azzarda – da una parte e dall’altra – a rivelare la vera (enorme) posta in gioco.