di Cesare Sacchetti

Chi ci frequenta da qualche tempo a questa parte sa perfettamente che rifuggiamo, o meglio ripudiamo, il termine “complottismo” perché esso è il parto di qualche mente, quella sì cospiratrice davvero, dei servizi di intelligence americani già verso la metà degli anni 50.

Questo termine va respinto soprattutto per ciò che riguarda la questione relativa alla geoingegneria, parola che questa sì ha un senso logico e rappresenta un grave problema di sicurezza e salute per il nostro Paese e per l’intero Occidente.

Da tempo molti si chiedono se i cosiddetti “cambiamenti climatici” non abbiano invece a che fare con l’applicazione di tecnologie per modificare artificialmente il meteo.

La narrazione di Davos e dei vari think tank vicini alll’ONU afferma invece sostanzialmente che la causa dell’aumento delle temperature è da imputarsi alle emissione di CO2 nell’atmosfera e dunque il “male” moderno che avrebbe provocato questi aumenti è l’industria.

Davos ha dedicato diversi studi alla questione ma di scientifico in queste analisi c’è ben poco. In essi c’è in realtà una filosofia politica secondo la quale il modello di crescita industriale del secolo scorso andrà progressivamente accantonato per giungere ad una fase di deindustrializzazione di massa e, conseguentemente, ad una consistente riduzione della popolazione.

Il malthusianesimo che domina i vari circoli del globalismo alla fine individua nell’uomo stesso la “minaccia” nei confronti del pianeta, e questo pensiero non va molto per il sottile nel proporre difatti genocidi di massa per poter salvare “Madre Terra”, visto che nello pseudo-ambientalismo di Davos, Dio diventa l’ambiente stesso e si entra dunque in una nuova religione di chiara ispirazione panteista.

Questo però non spiega l’anomalia oggettiva di alcuni fenomeni atmosferici che vediamo con particolare frequenza soprattutto negli ultimi 30-35 anni con cambi improvvisi di temperature sia nelle stagioni invernali che estive e con eventi atmosferici quali alluvioni e frane, agevolati ovviamente dal famigerato dissesto idrogeologico contro il quale i governanti degli ultimi 30 anni non hanno fatto nulla poiché ad essi sta a cuore rispettare i “sacri” parametri di Maastricht e non salvare le vite dei propri cittadini.

Ed è in tale ottica che dobbiamo affrontare la questione della geoingegneria di cui abbiamo parlato sopra, ovvero di quella branca moderna della scienza che consente di intervenire sull’atmosfera e di causare cambiamenti atmosferici di natura artificiale attraverso le moderne tecnologie a disposizione.

Il padre di questa branca, o colui il quale che ne teorizzò già gli usi a sfondo militare, fu un uomo molto vicino alla famiglia Rockefeller, ovvero Zbigniew Brzezinski, già consigliere della Trilaterale fondata dalla citata famiglia newyorchese di origini askenazita.

Brzezinski nel suo saggio “L’era tecnotronica” ci descrive un’età post-moderna dove i cambiamenti atmosferici diventano una arma vera e propria da poter utilizzare contro il nemico di turno, che spesso rappresenta una minaccia per gli interessi dei potenti circoli globalisti per i quali Brzezinski lavorava.

E la geoingegneria era un’assoluta realtà già negli anni 70 nei quali l’uomo della Trilaterale scriveva i suoi saggi, tanto è vero che Stati Uniti e URSS avevano allo studio un trattato per impedire tali usi anche se poi non se ne fece nulla come abbiamo visto nei decenni successivi e soprattutto con l’incrementarsi di fenomeni meteorologici anomali sempre più frequenti.

La genesi della geoingegneria in Italia

In Italia, potremmo individuare una data di nascita della geoingegneria già nel 1994. Siamo già nella infausta Seconda Repubblica, siamo all’alba di un sistema politico molto diverso da quello precedente dove quel residuo spazio di sovranità nazionale che la Prima Repubblica aveva si era già ristretto di molto attraverso il golpe di Mani Pulite che aveva spazzato via un’intera classe dirigente per sostituirla con un’altra scendiletto completamente asservita all’anglosfera e al suo perno principale, lo stato profondo di Washington.

E’ in questo anno che iniziamo a vedere per la prima volta in una legge dello Stato, la legge del 5 gennaio n.36, essere scritto senza possibilità di fraintendimenti che il governo autorizzava esplicitamente la modifica della “disciplina delle modificazioni artificiali della fase atmosferica del ciclo naturale dell’acqua.”

Questo potrebbe essere considerato il primo atto ufficiale nel quale gli esecutivi da quegli anni in poi parlano espressamente di interventi artificiali sull’atmosfera e negli anni successivi vedremo poi gli sviluppi concreti e attuali di queste modifiche.

Se prendiamo, ad esempio, alcune interrogazioni parlamentari e atti ispettivi rilasciati da deputati e senatori nel corso degli ultimi 25-30 anni troviamo narrata la storia pratica della geoingegneria in Italia.

A volte, qualche singolo parlamentare ha presentato questi atti forse perché, per una volta, mosso da qualche preoccupazione personale per il suo territorio o forse perché non ha ben compreso che parlare di questi temi, seppur con attenzione scarsissima da parte dei media, significa, anche involontariamente, andare a toccare un punto che preoccupa non poco l’establishment che si prodiga nell’etichettare come “complottisti” tutti coloro che denunciano la tematica con documenti alla mano.

L’esperimento delle piogge artificiali in Puglia

Ad esempio, potrebbe essere questo il caso del deputato Dario Stefano, che militava prima in SEL poi finire nel PD non prima di un passaggio al misto tra il 2014 e il 2022, che nel 2014 presentava un atto di sindacato ispettivo al Senato nel quale raccontava con dovizia di particolari come negli anni 2000 il governo Berlusconi e l’allora giunta Fitto che amministrava la regione Puglia mettessero in atto delle tecniche di irrorazione dei cieli attraverso le cosiddette “chem trails”, scie chimiche, che ingrossavano le nuvole e provocavano poi una pioggia innaturale.

Nel suo atto di sindacato ispettivo, Stefano descriveva la storia di questa tecnica che era stata sviluppata da Israele nei primi anni 60 e che è stata utilizzata per provocare piogge artificiali in Puglia.

Il progetto era ufficiale tanto è vero che la regione Puglia stanziò più di 3 milioni di euro per la sua esecuzione, e che vide anche la partecipazione attiva dell’aereonautica militare italiana e dell’aeroporto militare di Bari.

Ad avere il mandato di attuare questi esperimenti fu una società svizzera anonima chiamata “Aerotech” e che oggi risulta essere in liquidazione.

Stefano in questo suo documento fa notare, correttamente, come le piogge provocate attraverso l’uso di scie chimiche provochino grossi danni all’atmosfera poiché contengono sostanze dannose per la salute come il carbonato di calcio e il cloruro di calcio.

Queste piogge contengono spesso una sorta di schiuma e una patina biancastra che probabilmente molti avranno visto nelle piogge degli ultimi anni, come accaduto in diverse occasioni anche a Roma, quando i cittadini si chiedevano stupiti come mai la pioggia rilasciasse tutta questa schiuma.

L’ex deputato di SEL si chiedeva in questa sua denuncia se fossero state utilizzate in altre occasioni tecniche simili in altri regioni italiane e, se sì, con quali risultati.

Le scie chimiche irrorate anche nel resto d’Italia

Prima di lui però c’è stato un altro deputato, stavolta dell’UDC, che aveva sollevato la questione qualche anno, nel 2009.

Si tratta di Amedeo Ciccanti che in una sua interrogazione parlamentare dell’anno in questione aveva chiesto conto degli effetti dannosi che le scie chimiche stavano provocando sull’atmosfera.

Ciccanti nel testo della sua interrogazione non gira attorno alla questione e spiega dettagliatamente il problema e vale la pena leggere un estratto della sua denuncia.

“In molte parti d’Italia (Umbria, Abruzzo, Campania, Toscana, Veneto, Sicilia, Sardegna e Marche), da alcuni anni sono state rilevate scie chimiche (chem trails), rilasciate da aerei non meglio identificati; diversamente dagli aerei civili, i quali su rotte predeterminate rilasciano scie di condensazione a dispersione quasi immediata, le scie chimiche riscontrate sono di natura gelatinosa e vengono nebulizzate da aerei che volano a bassa quota e sono irrorate nell’aria attraverso sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo; da denunce di cittadini – alcune dirette anche all’Autorita’ Giudiziaria – e da servizi della stampa locale, in particolar modo dell’anconetano, nelle Marche, sembra che da tali scie chimiche derivino conseguenze disastrose sulla salute dei cittadini, stante, per esempio, l’alto numero di tumori rilevati nella vallata feltrina; il CNR, nel 2005, sembra che abbia rilevato, nelle analisi effettuate su campioni di pioggia coincidente con il rilascio di scie chimiche, una concentrazione al di sopra della norma di sostanze chimiche come quarzo, ossido di titanio, alluminio, idrossido di bario, ritenute pericolose per la salute, in quanto cancerogeneda precedenti interrogazioni fatte ai Dicasteri competenti, non sono mai arrivate risposte chiare, convincenti ed esaustive, la cui vaghezza ha rafforzato il convincimento che si tratti di fenomeni pericolosi da tenere nascosti.”

Questa interrogazione è particolarmente interessante perché oltre a descrivere accuratamente il problema dell’irrorazione dei cieli che non si era fermato alla sola Puglia nel 2005 ma era proseguito in molte altre regioni con gravi effetti sulla salute pubblica, viene anche da un deputato che si rivolge a quello che allora era il suo governo, il Berlusconi III, che non stava affrontando in nessun modo la questione e non rispondeva su chi stava rilasciando queste scie nell’atmosfera, esattamente come fecero gli altri governi di centrosinistra e del M5S.

A dare una risposta a questa domanda potrebbe essere un’altra interrogazione parlamentare presentata stavolta da un senatore certamente più grottesco, come l’onorevole Scilipoti, ma nella quale comunque si riportano degli elementi oggettivi sul problema in questione.

Nel suo testo, Scilipoti riporta come già nel 2002 era stato firmato un trattato tra USA ed Italia per la ricerca in ambito climatico al quale prendeva parte il fratello di Romano Prodi, Franco, e l’anno successivo si riporta nell’interrogazione che fu il ministro Martino ad autorizzare gli aerei americani a sorvolare lo spazio aereo italiano e a rilasciare, presumibilmente, le pericolose sostanze contenute nelle scie chimiche che provocano gravi squilibri nell’atmosfera.

HAARP: la vera arma di distruzione meteorologica di massa

Come si vede, c’è spesso nello studio e nell’applicazione di queste tecnologie sia la presenza degli Stati Uniti sia quella di Israele, che ha avuto il controllo del governo americano per moltissimi decenni sin dalla nascita dello stato ebraico.

La presenza dello stato profondo di Washington ci riporta ad un’altra famigerata tecnologia della quale avevamo parlato in precedenti occasioni, ovvero HAARP.

HAARP è un progetto militare sviluppato dagli Stati Uniti che si serve di potenti onde radio per alterare la ionosfera.

Anche qui troviamo traccia dell’applicazione di HAARP in un altro documento ufficiale, quello della ex eurodeputata socialdemocratica svedese, Maj Britt Theorin.

La Theorin spiega nella sua dettagliata relazione come HAARP sia in grado di provocare cambiamenti atmosferici. Questo estratto del testo ci pare di particolare interesse.

“HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.

Lo HAARP può essere impiegato per molti scopi. Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si diventa in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico.

Il progetto consente anche di migliorare le comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione meteorologica globale.”

Siamo dunque di fronte ad una potentissima arma meteorologica in grado non solo di provocare piogge artificiali ma potenzialmente anche uragani, tempeste e terremoti a causa della devastante energia che queste antenne radio provocano nella ionosfera.

La geoingegneria è la nuova frontiera di una vera e propria guerra climatica che nel corso degli ultimi 50 anni ha raggiunto preoccupanti e devastanti scenari di applicazione.

E l’Italia, suo malgrado ancora per poco auspicabilmente nell’anglosfera, si è ritrovata ad essere teatro dell’applicazione di questi esperimenti.

A nostro avviso, è necessario tornare all’antica proposta che venne fatta negli anni 70. Quella di bandire la geoingegneria con un trattato internazionale e soprattutto di rendere noto al popolo italiano se anche negli anni recenti queste tecnologie hanno continuato ad essere utilizzate con gravi danni per la salute e la cittadinanza.

Una risposta che non potrà essere data per ovvie ragioni dall’attuale governo Meloni ma si spera dai suoi successori che dovrebbero finalmente mettere al centro della propria agenda gli interessi nazionali, e non quelli di oscuri circoli transnazionali che si servono di queste tecnologie per il raggiungimento dei loro piani.

FONTE

Di THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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