© Igor Russak / NurPhoto / NurPhoto via AFP

 Il giorno dopo l’annuncio dei ‘referendum’ nei territori ucraini occupati, Vladimir Putin ha ordinato la “mobilitazione parziale” dei riservisti per “difendere la Russia” che “l’Occidente vuole distruggere” ed è tornato a minacciare l’uso di armi nucleari. “Quando la sua integrità territoriale è minacciata, la Russia usa tutti i mezzi a disposizione”, ha detto nell’atteso discorso video preregistrato.

Per il capo del Cremlino, infatti, l’Occidente vuole “indebolire, dividere e distruggere la Russia”. “Ma coloro che cercano di ricattarci con armi nucleari devono sapere che le abbiamo anche noi“. Seduto stesso tavolo dal quale aveva annunciato l’attacco all’Ucraina a febbraio, nel secondo discorso alla nazione da sette mesi, Putin ha ripetuto due volte la sua minaccia: “Non sto bluffando”.

Washington: lo prendiamo sul serio

“Dobbiamo sempre prendere sul serio questo tipo di retorica. È irresponsabile per una potenza nucleare parlare in questo modo. Ma non è una cosa insolita per come ha parlato e lo prendiamo sul serio” ha detto il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby, commentando il discorso di Putin. 

Per l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, “l’annuncio di Putin di referendum fasulli, di una mobilitazione militare parziale e il ricatto nucleare sono una grave escalation. Minacciare con armi nucleari è inaccettabile e un vero pericolo per tutti. La comunità internazionale deve unirsi per prevenire tali azioni. La pace nel mondo è in pericolo”, ha aggiunto

Le parole del presidente russo “dimostrano che la guerra non sta andando secondo i suoi piani” e che il capo del Cremlino ha fatto “un grave errore di calcolo”, ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nel corso di un’intervista all’agenzia Reuters. “La Nato deve essere pronta a fronteggiare Putin nel lungo periodo“, ha sottolineato il numero uno dell’Alleanza atlantica. 

“Minacce con armi nucleari… Agli ucraini? Putin non ha ancora capito con chi ha a che fare“. È il commento su Twitter del consigliere presidenziale ucraino Mikhailo Podolyak al discorso alla nazione del presidente russo. “Giorno 210 della ‘guerra dei tre giorni’. I russi che avevano chiesto la distruzione dell’Ucraina si ritrovano 1) mobilitazione 2) frontiere chiuse, conti in banca bloccati 3) carcere per la diserzione”, aggiunge Podolyak, “sta andando sempre tutto secondo i piani, giusto? La vita ha un gran senso dell’umorismo”. 

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L’annuncio di una mobilitazione parziale nella Federazione per la guerra in Ucraina è un “atto di disperazione“, ha commentato il cancelliere tedesco Olaf Scholz, a New York per l’Assemblea generale Onu, la Russia “non può vincere questa guerra criminale” in Ucraina e Putin, “con la sua ultima decisione rende ogni cosa peggiore”. 

Il capo del Cremlino ha accusato l’Occidente di usare l’Ucraina come strumento per attaccare la Russia. L’Occidente, che “dice apertamente di aver dissolto l’Urss nel 1991”, ora ritiene sia arrivato “il momento di fare lo stesso con la Russia”.

“Gli Occidentali hanno spinto l’Ucraina in guerra con noi”, sabota sistematicamente i tentativi di dialogo e “Kiev rifiuta di negoziare la pace”. Secondo Putin, l’Occidente usa addirittura il “ricatto nucleare“. “Non sono solo gli attacchi incoraggiati dall’Occidente contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia, che possono causare una catastrofe atomica, ma anche le dichiarazioni di alti funzionari della Nato sulla possibilità di usare armi di distruzione di massa contro la Russia”.

“Ma coloro che cercano di ricattarci con l’arma nucleare dovrebbero sapere che la rosa dei venti può girare nella loro direzione”. Putin ha poi ordinato un aumento dei fondi per aumentare la produzione di armi del Paese e sostenere lo sforzo bellico; e assicurato che “pieno sostegno” alla decisione presa dalla maggioranza dei cittadini delle Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, e degli oblast di Kherson e Zaporizhzhia, nei cosiddetti ‘referendum’ per l’adesione al territorio della Federazione russa.

Si tratta della prima mobilitazione russa dalla Seconda Guerra mondiale e il decreto è già stato firmato: saranno convocati, ha precisato Putin, solo i riservisti che hanno esperienza militare, che avranno la paga degli attuali soldati a contratto e riceveranno un ulteriore addestramento prima di andare al fronte.

Secondo il ministero della Difesa saranno mobilitate 300mila persone (poco più dell’1 per cento del potenziale complessivo, 25 milioni): è stato il capo della Difesa, Serghei Shoigu, in un discorso diffuso subito dopo quello di Putin, a dare le cifre. Il ministro, per la prima volta da marzo, ha anche dato il numero ufficiale delle vittime da parte russa. “Sono 5.937 morti”, neppure 6mila, dunque: un numero che è un’inezia rispetto agli “oltre 100mila morti” attribuiti alle fila ucraine, infinitamente inferiore rispetto alle stime occidentali delle perdite russe e che comunque non giustificherebbe la mobilitazione.

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La Russia entra in una nuova fase.

Putin finora aveva resistito alla mobilitazione, probabilmente contando su una campagna breve; ma evidentemente sull’onda dei successi della controffensiva ucraina, ha ceduto al ‘partito della guerrà, i falchi. Ora la mobilitazione mette a dura prova il sostegno passivo dei russi alla guerra. Subito dopo l’annuncio, il rublo ha perso l’1 per cento scendendo a 61,2 rispetto al dollaro e la Borsa ha ceduto l’8% (dopo qualche ora è risalita, arginando le perdite al 2%).

E nei minuti successivi sono andati esauriti i biglietti per i voli odierni da Mosca, verso Erevan e Istanbul (tra le poche destinazioni con volo diretto), con prezzi lievitati per i biglietti di sola andata. Putin e Shoigu hanno entrambi sottolineato che la mobilitazione è solo parziale e non riguarderà cittadini comuni, coscritti o studenti.

Ma il rischio di una mobilitazione generale e la conseguente chiusura dei confini sono evidentemente un timore palpabile tra i russi ora che Putin ha fatto il primo passo. Da notare che, a fronte di sondaggi, che danno il consenso dei russi all’operazione militare a oltre il 70% e quello per Putin che supera l’80%, solo il 3 % della popolazione si dice disposta a combattere per la Russia.

Su Telegram in russo circolano già gli elenchi delle organizzazioni che offrono consulenza per la tutela dei diritti del personale militare. Mentre Team Navalny, il gruppo che raccoglie i collaboratori più stretti del blogger anti-Putin, promette “assistenza giuridica” a chi vorrà rifiutarsi di andare al fronte e ha lanciato un appello per “qualsiasi forma di protesta”: dalle manifestazioni di piazza al rifiuto di arruolarsi, fino a dare fuoco agli uffici per la mobilitazione. 

Di the milaner

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