L’orgoglio condiviso


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“Dal 6 agosto saremo bollati come diversi. Ma è da una vita, che siamo diversi: dal 6 agosto lo saremo ufficialmente.
Significa che ci hanno visti, ci hanno sentiti. E significa che devono mettere un limite, perché hanno capito che noi siamo inarrestabili. E ci hanno contati: sono stati molto più bravi e più veloci di noi, a contarci.
Ci hanno contati: e uno su tre non ha risposto all’appello. Quell’uno su tre siamo noi: siamo tanti. Ci siamo comportati come il larice, che sfida le vette più alte: siamo rimasti fermi, saldi. Ci hanno messo alla prova, e siamo diventati più forti. Volevano diluirci, e invece ci siamo raggruppati. Volevano farci dimenticare di noi stessi, e invece noi ogni volta ci chiamiamo per nome, uno ad uno».
«Allora hanno alzato la posta, hanno fatto leva sulle cose alle quali teniamo di più: la nostra libertà. E adesso stanno giocando l’ultima carta: vogliono metterci contro quelli che non sono come noi.
Cercano di spaccare l’umanità in due: da una parte quelli buoni, fedeli, e dall’altra quelli cattivi.
In questo gioco, dove apparentemente siamo noi quelli che hanno paura, a temere che salti tutto il tavolo sono proprio loro: loro hanno tanta paura, adesso. Perché noi siamo tanti. E se noi rimaniamo fermi come il larice, se non arretriamo di un millimetro, loro saranno costretti e venirci dietro.
Un terzo di popolazione che si ferma, che dice “la mia vita è più importante del tuo progetto, la mia libertà è più importante del tuo sogno criminale”, è quell’umanità che fa saltare il sistema. Sembra che lo stiano per battere loro, il calcio di rigore, e invece a batterlo saremo noi».
«Questo momento appare come di grande disperazione: che fare? Da oggi, io celebro la nostra vittoria. Perché, da invisibili, adesso siamo diventati non solo visibili, ma addirittura ingombranti.
Un grande capo spirituale, che creato un immenso flusso verso la libertà, ce lo ha spiegato: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.
Oggi siamo tutti qui, uno a fianco all’altro. Abbiamo imparato a costruirci, ad ascoltarci, a riconoscerci. Io non arretro di un millimetro. Mi tolgono i ristoranti al chiuso? Mangerò all’aperto. E tra un mese, finita l’estate? Mangerò da amici: la mia libertà vale più di una pizza. Mi toglieranno gli spettacoli? Mi metteranno nelle condizioni di non poter più fare nulla? Non arriveremo a quel punto: perché se noi non arretriamo di un millimetro, loro saranno costretti a fermarsi.
Hanno creato un mondo che si regge sul denaro. E se ti fermi, sarà il ristorante – per primo – a dire: io non voglio discriminare nessuno. Mi aspetto anzi che siano i ristoratori, fin da subito, a prendere posizione».
«Noi però siamo la parte più forte, quella più infuocata, e dobbiamo dare l’esempio. Hai qualcosa da perdere? La pizza del 6 agosto non andiamo a mangiarla, e vedrete che già il 7 qualcuno comincerà a fare i conti. A me piace, uscire a incontrare l’umanità, ma mi dico: resisti. Siamo arrivati a un punto importante, e devo essere pronto a soffrire un po’: per dimostrare che sono veramente meritevole della mia libertà. La libertà è una delle forme più raffinate di energia. E per poterla tenere in mano, per poterla ospitare in bocca e per poterla far riposare nel cuore devi avere mani, labbra e cuore d’amianto. E devi dimostrare che il tuo cuore è così forte da poterla ospitare, quella verità, altrimenti quella verità non verrà da te”
Mark Priotto

THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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