La profonda crisi di Sky

L’amministratore delegato di Sky Italia, Maximo Ibarra, lascerà il gruppo a fine luglio. Anche Nicola Maccanico, executive vice president programming di Sky Italia, ha detto addio alla pay tv. Maccanico è stato chiamato dal ministro della Cultura Dario Franceschini per ricoprire il ruolo di amministratore delegato dell’Istituto Luce-Cinecittà.

Quelli del top management non sono gli unici addii che dovrà dire Sky Italia. La compagnia, nei giorni scorsi, ha annunciato tagli per 2.500/3.000 addetti su 11mila. Le uscite incideranno sia sul personale interno, pari a 5000 unità sia, sul personale esterno, che ammonta a circa 6000 addetti. I licenziamenti saranno spalmati nei prossimi, fino al 2024.

Quella di Sky sembra essere una scelta forzata. La Pay Tv in questi anni ha visto crescere a dismisura la concorrenza: da Amazon Prime a Netflix, la cui proposta di fruizione dei contenuti mette sotto pressione i modelli di business tradizionali.

Sky, in realtà, è chiamata a fare i conti anche con Dazn, che nelle scorse settimane si è aggiudicata i diritti di trasmissione della Serie A, scippandoli proprio alla società controllata da Comcast. (Fonte: Startmag)

THEMILANER

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