Il Piemonte diventa la prima regione ad istituzionalizzare le cure a domicilio

Nel nuovo protocollo medico licenziato dal Cts della Regione Piemonte e che verrà presentato oggi troviamo sancito il principio della cura immediata del paziente. Addio vigile attesa e telemedicina con la somministrazione di solo paracetamolo. La decisione dell’assessore Luigi Icardi è una dichiarazione di guerra alle linee guida ministeriali che dal 30 novembre scorso non sono state ancora aggiornate nonostante ormai anche i sassi abbiano capito che la strategia della osservazione & attesa e della tachipirina ai primi sintomi sia non solo fallimentare, ma anche dannosa, dato che se i ricoveri aumentano, buona parte di responsabilità sono da attribuire a questa indicazione.

«La vigile attesa? Assolutamente no, non la consideriamo proprio come una buona pratica», spiega Claudio Sasso, direttore del Dirmei, il Dipartimento interaziendale per le malattie infettive che è il braccio esecutivo dell’assessorato alla Sanita piemontese. «Il protocollo è incentrato sull’intervento immediato, tempestivo, sia diagnostico che terapeutico».

Una seconda novità è che le linee guida licenziate da Torino si discostano dalla pratica abituale ormai consolidata della diagnosi telefonica del medico. Pratica, quest’ultima, che ha fatto venire meno migliaia di visite con conseguente abbandono terapeutico. Dopo l’accordo sindacale con le associazioni di categoria dei medici di medicina generale, il Piemonte torna a richiamare i camici bianchi di famiglia al loro dovere: «Dovete visitare e curare al più presto». Come? «Anzitutto una prima visita di persona affidata o al medico di medicina generale o alla Usca, in stretta condivisione tra di loro, poi con il monitoraggio anche a distanza del paziente, una volta decisa la terapia, che, di sicuro non avrà tra i suoi punti principali la tachipirina, ma con antinfiammatori FANS, l’eparina, l’antibiotico, il cortisone, la vitamina D e con l’ormai negletta idrossiclorochina. Siamo perfettamente consapevoli del dibattito che c’è nel mondo scientifico sul suo uso – prosegue Sasso alla Bussola –, ma sappiamo altresì che se utilizzata nella fase precoce della malattia, il meccanismo d’azione di inibire la replicazione virale è accertato con buona speranza di successo. Quindi, non sarà l’unica terapia, ma pur all’interno di un percorso off label, sarà una delle armi che il medico in scienza e coscienza avrà modo di usare. In questo – aggiunge Sasso – la Regione dimostra di recepire la sentenza del Consiglio di Stato che ne sdogana l’utilizzo sulla base di ricerche specifiche condotte su pazienti curati precocemente».

BQ

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

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