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La Cina è (pericolosamente) vicina. Non solo per il terribile coronavirus che sta allarmando tutto il mondo. Ma per quello che rappresenta, come minaccia planetaria, dal punto di vista economico e politico.

Infatti è stata proprio la Cina l’argomento (prevalente) dei colloqui che il vicepresidente americano Mike Pence ha avuto, in queste ore, a Roma, con papa Bergoglio, col presidente del Consiglio Conte e col Capo dello Stato Mattarella.

Colloqui che seguono quelli che, nell’ottobre scorso, ha avuto a Roma il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Cosa significano queste due visite ad altissimo livello così ravvicinate nel tempo?

Evidentemente alla Casa Bianca avvertono che oggi Roma rappresenta una pericolosa incognita nel confronto globale fra Usa e Cina. Visti da oltreoceano devono apparire oscillanti, confusi e talora allo sbando sia il governo italiano, sia quello della Chiesa. Infatti entrambi si sono esposti con la Cina un po’ da apprendisti stregoni.

Il governo con l’illusoria “via della seta” e la questione 5GBergoglio consegnando di fatto al regime di Pechino il controllo della Chiesa cattolica cinese. Il papa argentino del resto da tempo lancia segnali amichevoli a Pechino: si è anche rifiutato ostinatamente di pronunciare parole di condanna delle violenze del regime sui manifestanti di Hong Kong che chiedono libertà.

Ma la Cina è oggi il problema del mondo e gli Stati Uniti non possono certo sottovalutare lo sbandamento di Roma. Il colosso asiatico è infatti un regime comunista che contende il primato agli Stati Uniti come potenza economica e che domina – in modo tirannico – su un impero di quasi un miliardo e mezzo di persone, allargando la sua influenza geopolitica ormai a tutti i continenti.

La Casa Bianca ha fatto capire al mondo occidentale che il confronto con la Cina rappresenta il problema dei prossimi decenni (e il recente accordo sui dazi non ha certo fatto venir meno tale problema epocale).

Come ha spiegato giorni fa Giulio Sapelli questo è il tempo in cui s’impone una scelta di campo chiara e decisa fra Usa e Cina e s’impone sia al nostro governo che al Vaticano. Ma perché entrambi hanno finito per trovarsi proprio in mezzo a questo braccio di ferro planetario rischiando di fare la fine dei vasi di coccio?

Per la Chiesa lo “sbandamento” filocinese è stato provocato dall’avventurismo di un papa sudamericano che è stato insediato nell’epoca Obama/Clinton, che detesta Trump e l’occidente, che si disinteressa dei cristiani perseguitati e che simpatizza per i regimi di sinistra.

Nel governo italiano lo sbandamento deriva dal grave stato di crisi in cui si dibatte la politica italiana e specialmente i due partiti di governo, M5S e Pd, che non hanno nessuna linea di politica estera e hanno posto l’Italia ai margini perfino nella questione libica.

“Non è inconsueto” ha scritto Sapelli “che in questa situazione storicamente e sempre emerga il fascino dell’influenza di potenza, dal soft power alla pressione indebita dello Stato, della cultura autoritaria. Così come oggi è in questo povero campo di rovine: l’onnipresente e latente e anfibia e pervasiva quanto mai potenza di una Cina presente in ogni dove, anche in Libia, anche nel seno del Governo, sino a giungere a un nuovo, inusitato e tutto da studiare – superando ogni spavento – connubio specialissimo tra trono e altare quale mai prima sulle italiche sponde s’era visto, noi poveri untorelli ‘del Tevere e dell’oltre Tevere’”.

La “correzione” di politica estera dell’Italia passa attraverso la caduta di questo governo e nuove elezioni: un governo di centrodestra darebbe all’Italia una chiara collocazione occidentale. Peraltro una vittoria del Pd in Emilia Romagna e una prosecuzione di questo agonico esecutivo potrebbe perfino portare al Quirinale qualcuno “non sgradito” alla Cina…

La “correzione” vaticana è più difficile, perché vorrebbe dire per Bergoglio una totale sconfessione della propria linea. Peraltro Pence ha parlato al papa argentino anche dei cristiani perseguitati e dell’enorme “Marcia per la vita” (a favore del diritto alla vita) che in quelle ore si svolgeva a Washington, alla quale per la prima volta partecipava il presidente americano.

Tutti temi che erano in sintonia con i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Mentre Bergoglio è tuttora fermo all’agenda Obama: migrazionismo, ecocatastrofismo e dialogo amichevole con i regimi dittatoriali. Questo è un pontificato destabilizzante per la Chiesa, per l’Italia e per l’Occidente.

Antonio Socci

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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