Vigilia di Natale: un racconto e una poesia

Χριστός

Quarta d’avvento, il Natale è vicino. Sono accese le luci nelle case e dai camini arriva odore buono di fumo, di larice o d’abete. Sotto di me il paese come in cartolina, la chiesa di Santa Margherita, il cimitero dove brillano i lumini portandoci il ricordo di chi non è più con noi.

Ripenso alla Santa raffigurata con il drago prima di essere inghiottita viva e a un giovane ventenne nelle fauci della guerra. Penso al suo arrivo in Grecia, in una babele di lingue, divise, bandiere, navi, caicchi, camion, auto, cavalli, asini e muli. All’inizio non era andata poi così male; a parte la paura d’essere pugnalati nottetempo dai “ribelli”, l’acqua di mare era trasparente e magnifica, gustoso lo yogurt, piacevolmente secco l’ouzo dal sapore di anice, una novità il brodo di tartaruga… Dopo l’otto settembre, invece, con i tedeschi, prima alleati, che diventano nemici, i rastrellamenti, la paura di essere catturati e spediti nei campi di prigionia, il trasferimento di alcuni reparti in montagna, il frazionamento della divisione, la mancanza di ordini, lo sbandamento della truppa, le sparatorie, la fuga, le notti all’addiaccio sui monti della Macedonia, dentro un cielo nero da far paura, la febbre, il freddo, la fame, tanta fame. Poi, la Vigilia di Natale, al risveglio, sul ciglio dell’avvallamento in cui aveva trovato riparo, la visione di occhi cerulei e una mano che porge, in un misero involto, un pezzo di burro. La giovane, che a lui, affamato, lacero, con la barba lunga, sembra inviata dalla Madonna o dalla madre in Italia, ritorna altre volte, prima con un po’ di cibo, poi con alcuni uomini del suo villaggio, partigiani. Da quel momento per Χριστός, così lo chiamano i “ribelli”, i banditen, i nemici ora amici, seguiranno altre notti nei boschi, in mezzo a calanchi rocciosi, a cespugli spinosi, alla neve che cade copiosa, al rumore metallico delle mitragliatrici, con la febbre, gli attacchi di malaria che si fanno sempre più violenti. Fermarsi per ore, per giorni, sempre all’aperto, muoversi solo di notte, il drago sempre vicino…. 

Lancio un ultimo sguardo al paese, al panorama del lago in lontananza dove brillano luci. La malinconia mi assale e incomincia a fare freddo, c’è aria di neve. É ora di andare, d’alzare la lancia, parare lo scudo, di dire addio a Χριστός, a mio padre. 

Rosa Maria Corti – Inedito (© tutti i diritti riservati)

VIGILIA

Rosa Maria Corti

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