acutoelezioni 4 marzo, la notte della repubblica
Le prossime elezioni politiche, quelle del 4 marzo, quelle in cui devi comprarti la candidatura, per intenderci, passeranno alla storia come le più sputtanate e sputtananti di sempre.
Perdonate, ve ne prego, l’aggettivazione suburrale, ma confido nella vostra comprensione della sua aderenza pressoché perfetta al sostantivo cui si riferisce: elezioni.Se si traccia un grafico storico della democraticità delle stesse tenutesi nei regimi democratici vediamo che al confronto il lunedì nero di Wall Street dell’87 è la bolla delle dot.com.
Qualcosa che non funziona ci dev’essere, ammettiamolo, ed è qualcosa per nulla difficile da identificare: i voti li prendi se tendi alla medietà, che è il pensiero comune, che è determinato dai media.

Se detieni il potere determini il pensiero comune e vincerai sempre. Aspetti gli elettori esattamente là dove li hai portati ed una volta che sono arrivati gli scippi il voto, e nessuno ti denuncerà, perché in realtà saranno loro stessi a consegnartelo.

Se in un’Italia con 18 milioni di connazionali a rischio di esclusione sociale tu riesci a porre all’ordine del giorno il pagamento dei sacchetti di plastica senza che nessuno ti venga a prendere e ti faccia fare il giro del Palazzo a calci in culo, è perché hai preventivamente impedito che questo accadesse persuadendo la gente, i futuri elettori, a non pretendere la soluzione dei problemi gravi in via prioritaria.
Perché gli hai insegnato, per esempio, che la coscienza sociale è inferiore alla coscienza ecologica e che l’inquinamento è un problema più pressante della fame e dell’iniquità.

E come ci sei riuscito? Togliendo l’uomo dal centro dell’Universo, compiendo cioè il percorso contrario a quello che ha originato e motivato e sostenuto il Rinascimento.

E questa cosa che l’uomo è periferico, che pare tanto politicamente e scientificamente corretta, porta a non occuparsi più con la medesima attenzione dei problemi degli uomini.

L’omphalos, l’ombelico del mondo, viene sommerso dalle interferenze e non lo puoi più cogliere ma solo approssimare probabilisticamente: ed ogni oggettività è scomparsa ed ogni falsità è anche un po’ vera ed ogni ragione è anche un po’ torto ed ogni elemento vitale ha connaturato il principio della marcescenza.

Ecco perché in età mediatica i regimi non possono autoriformarsi. Il pensiero autonomo e riformatore – fortuna che non mi è scappato “rivoluzionario”! – sarà sempre intercettato e distrutto dal sistema come un ufo da un interceptor della base Shado: roba degli anni ’70, i millennials non provino nemmeno a capire.

Solo che qui le parti sono invertite: i buoni sono proprio gli “alieni”, perché i terrestri vivono sotto una cappa di informazioni e bisogni pilotati che li ha ormai decerebrati interamente.

La strategia può allora essere una sola: distruggere la cappa e poi andare a votare.

Per questa ragione Patria italiana non parteciperà a queste elezioni: non è nata per questo, perché non è nata per perdere tempo. Patria italiana tenterà di determinare una maggiore autonomia di pensiero nei partecipanti alle prossime.

Una cosa così il regime non se l’aspetta. Ha testate nucleari e pagliacci che fingono di schiacciarne il bottone di lancio, ma se vieni dallo spazio – stile Ziggy Stardust «the Naz», tanto per intenderci – prima di identificarti ci mette il suo tempo. Se sei abbastanza veloce riesci a far pensare la gente prima che il Potere ti faccia saltare per aria.

Certo, magari devi avere un sistema operativo un tantinello più sveglio di Rousseau, ma puoi farcela.

Lo spazio da cui provengo non è extraterrestre, in realtà, è extratemporale, è lo spazio della prisca philosophia, o philosophia perennis: Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, per fare due nomi.

È il tempo della filosofia che colloca al centro della speculazione la divinizzazione dell’uomo e che intende la ragione come strumento di elevazione spirituale e la raffinatezza tecnica come preghiera.

Dicono che non credo in Dio: suvvia, vi prego, rileggete quanto ho scritto.

Edoardo Varini

 

 

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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