onesheetpianeta delle scimmie
 

Dopo un primo capitolo che sembrava un film di prigionia e un secondo modellato sul cinema di guerra, ora sembra esserci il western a fare da base per The War – Il pianeta delle scimmie, terzo film della serie che allarga la mitologia dell’originale con Charlton Heston (a sua volta capace di generare un felice filone di seguiti). Le scimmie sono organizzate intorno a Cesare e in guerra con gli uomini, i quali appaiono in grande difficoltà, sono in minoranza e stanno perdendo. Il colpo finale (e quindi la pace auspicata) potrebbe arrivare eliminando uno tra loro, rifugiatosi in un ultimo fortino. Come fosse Kurtz di Apocalypse Now!.

Il western a fare da base al terzo film della serie de Il pianeta delle scimmie Quattro scimmie, a cui si unirà una bambina umana muta e poi una quinta scimmia che non conoscevano e che loro stessi sono molto stupiti di scoprire che è anch’essa intelligente come loro, vagano a cavallo per lande innevate alla ricerca di quest’ultimo fortino. Troveranno molto di più di quello che cercano. Se il mondo della serie era limitato a San Francisco e alla foresta lì vicino, la trincea in cui avevamo visto scontrarsi gli uomini e la forma di vita evoluta che minaccia di rimpiazzarli, ora tutto si amplia e vediamo cosa è accaduto al resto del pianeta.

È lo stesso Matt Reeves ad introdurre le due clip per un totale di una ventina di minuti che abbiamo potuto vedere in anteprima. Materiale non finito, con effetti speciali ancora provvisori (significa che le scimmie in alcune inquadrature sembravano brutti cartoni animati e in altre ancora non erano state nemmeno inserite, c’erano solo gli attori che gli prestano i movimenti) ma definitivo in tutto il resto, è stato sufficiente a capire alcune cose di questo terzo capitolo della serie.

trailer del pianeta delle scimmie
THE WAR – il pianeta delle scimmie

La prima è che come nel precedente Matt Reeves continua ad inserire la complessità nelle scimmie e non tra gli uomini. Gli umani sono figurine nette e definite, sono i cattivi oppure i buonissimi, sono angeli o demoni, sono lì per fare da spalla, generare reazioni o mettere in difficoltà i veri protagonisti: le scimmie. Sotto il riflettore ci sono i personaggi digitali che si muovono con i movimenti di veri attori e hanno le espressioni che hanno loro, solo mascherate da un volto animalesco realizzato al computer. La seconda è che Woody Harrelson fa Woody Harrelson.

È lui il comandante dell’ultimo assembramento umano, una specie di Kurtz con il volto pieno di trucco mimetico, che si rade la testa pelata mentre guarda avanti a sé spietato. Un personaggio pienamente sopra le righe per un attore che ha dimostrato in tutta la carriera di trionfare proprio lì, di saper lavorare benissimo sul tratto grosso ed esagerato. La terza è che molto più del precedente stavolta c’è un tono autunnale da fine della mitologia, cavalli che marciano stanchi, colpi di fucile sparati a sorpresa e morti che pesano come macigni.

Dopo una prima scena in cui una pattuglia umana tenta l’assalto a Cesare (capo delle scimmie), finendo malamente massacrata dall’arrivo dell’esercito dei primati, la seconda più desolata e solitaria, che vede la compagnia a cavallo solcare luoghi deserti, spiagge invernali al tramonto o piccoli villaggi innevati in cui sembra non esserci nessuno, dà la misura di un mondo post-apocalittico.

Come lo stesso regista, nel presentare le clip, ha avuto modo di ricordare, la saga si sta avvicinando al film originale, cioè sta andando verso la creazione di un mondo di relitti umani in cui le scimmie dominano e qualche esemplare degli uomini è tenuto in gabbia come animali, in cui le vestigia del mondo che è stato sono relegate in una zona in cui nessuno si avventura e ogni segno della presenza umana è cancellato.

 

Di the milaner

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