Lettere al giornale

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VIRUS E DECRETI

Gentile  Direttore,

Io mi domando, siamo  certi che rinchiudere tutti in casa , fermare le attività delle imprese, militarizzare le città sia la ricetta giusta per contenere il contagio del Corona virus?

Personalmente, ritengo che queste soluzioni, siano poco efficaci.

Lo slogan “chiudiamo tutto” non si puo’ completamente realizzare , anche   le norme piu’ dure  e stringenti prevedono eccezioni: supermercati, negozi alimentari, servizi pubblici essenziali ecc.

 Il fare lunghe file davanti ai supermercati che hanno ridotto gli orari, davanti alle banche, farmacie  è un veicolo di contagio  ? Per me si .

Nessuno è in grado di distinguere gli asintomaci  dai sani, se non si procede a fare il tampone, e in molti casi anche se lo si fa , quindi manca il presupposto della quarantena che è quello di isolare gli ammalati, anche perché in questi mesi il virus si è diffuso.

Una fonte di contagio che certamente non si puo’ isolare sono gli Ospedali. Quanti Infermieri  e medici devono  curare senza adeguati presidi protettivi  e diventano positivi al virus.

E’ proprio necessario, quindi chiudere le imprese, gli studi professionali ? non è forse meglio invece di   fare una politica di repressione con divieti vari, investire sulla prevenzione  fornendo a tutti  subito mascherine, guanti, disinfettanti, tute protettive ?   L’economia non si fermerebbe  e la recessione sarebbe  meno dura. Finanziare la prevenzione, costa meno  che risarcire imprenditori  e stanziare denaro per la cassa integrazione.

Giovanni Gibelli  – MILANO

VALLE D’INTELVI E CORONAVIRUS (23 marzo 2020)

Oggi, cercando notizie sulla diffusione situazione  del virus in Valle d’Intelvi mi sono imbattuto nel Vostro giornale, che non conoscevo assolutamente e sul quale,  in un articolo,  viene descritta e declamata la bellezza e il fascino di quella valle.

Tutto vero, compreso il paragone con l’amore, di cui tendenzialmente l’uomo non puo’ (o potrebbe) fare a meno.

Prima di arrivare alla vostra testata, nella stessa pagina (di google), mi sono imbattuto nel titolo: CHI HA LA SECONDA CASA NON VENGA (in Valle Intelvi).
E’ la sintesi dell’accorato appello delle autorita’ locali al fine di preservare la ‘no contamination area’ che sembra essersi creata in loco.

Legittimo da una parte, brutale nei modi espressivi e nella sostanza.

La strada che porta in Valle d’Intelvi ha una viabilita’ di accesso abbastanza facile da controllare.
Una volta arrivato ad Argegno o prendi a sinistra per Schignano e da’ li’ entri in valle, oppure attraversi Argegno, prendi a sinistra dopo la strettoia e cominci a salire in valle.

Molti di noi milanesi che abbiamo una casa li’ sarebbero ben contenti di fermarci all’ingresso di Argegno, ”spararci un bel tampone rivelatore” e se non appestati proseguire alla prima a sinistra o alla seconda a sinistra come sopra indicato.

Forse, indubbiamente,  ancora meglio saremmo stati  anche disposti ad andare a Milano, prima di partire, farci il nostro bel tamponcimo (magari ci daremmo anche tanto tanto da fare per capire dove poterlo fare, che sembra una barzelletta ma io ad ora non saprei proprio dove), corredarci di documento di non appestato e metterci in strada.
Con il  traffico attuale in un’oretta massimo sei in valle.

Se proprio vuoi dare una garanzia aggiuntiva, dai, ti fai una bella spesa all’Esselunga, cosi’, caso mai il tampone non fosse 100% sicuro, per almeno 2 settimane non vai in giro ad appestare.
Per delicatezza e per abitudine farei la spesa in loco, come gesto di rispetto, ma visti i tempi che corrono ho delle perplessita’ sulla comprensione dello spirito che mi anima in quel senso.

La casa dove andrei io, la mia casa, e’ isolata. Quando nevica, con la macchina, non ci posso neanche arrivare. Ho si’ dei vicini ma siamo ad almento 100 metri uno dall’altro.

Per contaminarli (qualora il tampone fosse un pacco) dovrei impegnarmi a fondo.

Quindi si diceva: all’ingresso di Argegno (o a Milano) prenderemmo due fave con un piccione; ci controlleremmo  fornendo una garanzia e contestualmente contribuiremmo ad alzare il tasso di tamponi eseguiti.
Che sembrerebbe non elevato a livello nazionale (e internazionale).
Ho sentito declamare da uno ‘specialista’ del momento che un giorno in rianimazione costa 2.550 euro, un tampone 30.
Adesso diventerebbe un po’ lunga tentare di spiegare come mai una cosa che industrialmente vale poche decine di cents  debba costare  30 euro al sistema sanitario nazionale, quindi la prendiamo per buona.  Possiamo essere clementi dicendo che ok, ci sono gli investimenti per la ricerca e lo studio etc.
Pero’, se siamo in una situazione di vera emergenza potrebbero venire  obbligati anche i produttori di tamponi a calare le braghe. In fondo nel farmaceutico e affini si fanno utili da mane a sera, 365 giorni all’anno e cio’ da decenni, se non da secoli. Una volta ogni tanto un  regalino per l’umanita’ puo’ scapparci. Sottobanco, oppure una bella maxi defiscalizzazione. Alla fine e’ sempre un affare.

LA SECONDA CASA IN VALLE INTELVI a cosa ti puo’ servire? Ci vai a Pasqua, estate poca roba (i figli adolescenti dicono che e’ roba da vecchi) , raramente a Natale. Una volta i nostri genitori (io sono del 64) la frequentavano molto piu’ assiduamente la valle, ora e’ completamente scoppiata.
Se guardi i siti delle agenzie immobiliari del posto sono  un bollettino di guerra. Tutto in vendita con quotazioni al ribasso.
Rallentamento continuato e perpetrato del flusso di milanesi e affini.
Ci provano con i russi, americani, inglesi.
Uno su mille ce la fa a vendergli una villetta.

Adesso era il momento buono di farti accedere a  quel paradiso : facile, poco costoso e di forte impatto. Tutti lo avrebbero conosciuto. In un momento epocale come questo ti sarebbe rimasto impresso il fatto che li’ non eri ai domiciliari stretti. Lo avresti poi comunicato a tutti.
Ognuno avrebbe pulito il suo terreno, rinfrescato la sua casa, messo giu’ due patate e quattro pomodori, abbellito, arricchito, condiviso (ah, no, quello proprio no).
Se siamo ‘CLEAN certificati’ non facciamo del male.
Ha ma non e’ giusto, tu puoi andare perche’ sei pulito e io no (dice il presunto positivo).
Perche’,  l’intero sistema di distribuzione delle limitazioni del fare / non fare (chi puo’ / chi non puo’) e’ giusto e soprattutto scientifico?
Quando entri al supermercato, tocchi il carrello,  prendi il fresco, asporti dagli scaffali, metti la tua roba sul bancone della cassa, paghi e insacchetti  che cosa hai fatto nel complesso? Sei andato a cercartelo (il Covid 19).

Ci sarebbero state lunghe code, colonne di profughi verso la Valle Intelvi? Se sei clean e hai una casa puoi andarci. Se no, non puoi. Discriminatorio? Nei fatti si’. Ma utile. Socialmente utile nel contesto.
E forse anche meno incostituzionale del non far godere la proprieta’ privata al suo legittimo proprietario. Magari per comprarla e ristrutturarla ci si e’ fatti un mazzo tanto .
Adesso vediamo a giugno con l’IMU. A naso dobbiamo pagarla. Per non sbagliare il Servizio Elettrico Nazionale (mio gestore) mi ha fatto pervenire la sua bella bolletta, corredata di tutti gli oneri di sistema veloce, veloce. Cosi’ e’ li’, scritta. Neanche la decisione di pagarla o no posso permettermi: il RID bancario comanda. Per l’Imu ci sto riflettendo… ma poi… sai…le multe….! Speriamo che non cerchino di recuperare veloce i soldi che hanno speso, altrimenti bene che vada + 100%!

DI VALLI D’INTELVI E’ PIENA L’ITALIA.
Quindi, se il tampone e’ una certezza (ma lo e’?), se di seconde case siamo pieni in Italia, se l’obiettivo e’ stare larghi e non ammassati perche’ non si e’ minimamente pensato di utilizzare una strategia di ISOLAMENTO (adesso si chiama DESOCIALIZZAZIONE) NATURALE, di questo tipo?

A parte le perdite di tempo del governo (vedi anche Vs. articolo  su Conte & CO),i blablabla quotidiani, i bollettini statistici, qualcosa di sostanziale non torna.

Il processo evolutivo  delle notizie sul Covid19 e’ stato, correggetemi se sbaglio il seguente: prima Wuan, di cui presumo il 99% degli italiani (me compreso) non conosceva l’esistenza, poi i poveri cristi rimpatriati con aerei militari, parcheggiati allo Spallanzani e che noi guardavamo alla tele, ripresi con teleobiettivo,  dicendoci, ma quarda che sfiga quelli li’, poi il paziente zero a Codogno, zona rossa, poi tutta l’italia zona rossa, poi i vari decreti di urgenza, poi la progressione di contagi e morti, fino ad oggi, di cui tutto sappiamo(?), ora per ora.
Nel framezzo il decreto economico, li’, sospeso in stand by, non ancora discusso in Parlamento. Bello, poderoso, elevato livello di pensiero macro e micro economico. Du jamais vu.

Bastava chiamare i soci cinesi e chiedergli ma voi cosa state facendo per debellare? Oppure, ancora piu’ facile, per non contrarre ulteriori debiti di riconoscenza con i soci,  prendere il pc e  digitare ”situazione Covid19 in Cina” e, ti esce, fra le altre notizie, un bel documentario su ARTE TV (canale gratuito europeo) di minuti 39 dal titolo: DIARIO DI UNA QUARANTENA.

Alla fine della visione, un po’ ti spaventi per i livelli di controllo esercitato, ma dal punto di vista della logistica  tecnico  sanitaria vorresti essere li’. TI SENTIRESTI PIU’ AL SICURO.
Magari poi te ne pentiresti, dopo. Ma neanche sempre tutto a vino e tarallucci va bene.
Forse ho scritto queste righe perche’ non sono stato abbastanza veloce a filarmela oppure non ho intrallazzato al momento giusto.  Quindi la frustrazione e’ uscita sulla tastiera. Non sono un bravo italiano.
Marco Andreotti

Una considerazione attuale (22.03.2020)

Trovo davvero sconcertanti i diversi sondaggi che danno un gradimento a Conte intorno al 75%. Ma questa gente, che evidentemente ancora non ha capito di cosa si sta parlando, possibile che non abbia valutato il fatto che questi 4 azzeccagarbugli che siedono a Roma hanno largamente sottovalutato (con un ritardo di oltre un mese, nonostante alcuni virologi e medici, pochi per la verità, avessero avvertito di  questa catastrofe), non prendendo per tempo  provvedimenti  per contenere i contagi, con una protezione civile il cui capo Borrelli si limita a fare quotidianamente il contabile dei morti, senza aver provveduto PRIMA ad approvvigionare ospedali, medici, infermieri e cittadini di mascherine e tute protettive?

Ma cosa ci sta a fare il governo?

Ma cosa ci sta a fare la protezione civile?

Nessuno se lo domanda? Davvero questo gradimento è sbalorditivo.

Possibile che un governo spari idiozie a raffica del tipo “tutto il mondo ci imita”: se così fosse, perché noi abbiamo più morti che in Europa e nella stessa Cina? Possibile che chi detiene il potere debba ancora vedere, valutare, vagliare, studiare, approfondire, soppesare, ponderare se e quanti militari inviare nelle regioni a rischio?

Daniela Benini – Milano