Sara Gandolfi

Le foreste coprono oltre un terzo dell’Italia, l’espansione però deve essere governata. L’allarme di scienziati e ambientalisti: «Il rewilding va programmato e guidato»

In Italia il bosco è sempre più vivo. I dati del rapporto Ispra pubblicato in occasione della Giornata internazionale delle foreste, il 21 marzo, confermano una contro-tendenza in atto da tempo: se a livello mondiale, dal 1990 ad oggi, la superficie forestale, che ricopre un terzo delle terre emerse, è diminuita di 178 milioni di ettari (un calo del 4,2%), nel nostro Paese, dal secondo dopoguerra, le foreste sono aumentate costantemente e, in particolare, dal 1985 al 2015 hanno avuto un incremento del 28%, passando da 8,7 a 11,1 milioni di ettari. È un segnale importante, perché gli alberi, tra i molti effetti benefici, controllano l’erosione del suolo, proteggono la biodiversità e regolano il clima.


L’inventario nazionale delle foreste e del carbonio certifica che il bosco copre il 37% del territorio italiano, più che in Germania o Svizzera, entrambe al 31%. Alcune foreste, però, si stanno riducendo, avverte Ispra: «Sono divenuti ad esempio molto frammentati e rari i boschi ripari e igrofili, così come le foreste vetuste e le preziose formazioni forestali di pianura, sempre più compromesse, destrutturate e ridotte in estensione, minacciate da incendi, edilizia e infrastrutture».  La Nature restoration law, la legge europea sul ripristino degli ecosistemi, avrebbe dovuto porvi rimedio. Dopo essere stata approvata un mese fa dal Parlamento europeo, è stata però purtroppo bloccata al Consiglio europeo del 25 marzo, quando otto Paesi, tra cui l’Italia, hanno ritirato l’appoggio. Un grave errore, secondo biologi e ambientalisti.

Fonte

Di the milaner

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