di Cesare Sacchetti

Ci sono alcuni ebrei di cui sentiamo parlare praticamente ogni giorno da diversi anni a questa parte, come la senatrice Liliana Segre molto gradita nei salotti dei media in mano al mondo liberal-progressista.

Ce ne sono altri invece sconosciuti per i quali si deve faticare non poco per ritrovare la loro storia e il loro percorso.

L’ebreo di cui parliamo oggi si chiamava Benjamin Freedman e al lettore sarà chiaro a breve perché i media e la storiografia liberale non menzionano mai la sua storia e il suo percorso.

Non lo fanno perché né la prima né il secondo fanno comodo alla narrazione ufficiale del sistema che propone da troppo tempo la falsa equazione tra ebraismo e sionismo.

Benjamin Freedman era la prova vivente assieme ad altri ebrei come lui che tale equazione è falsa.

Freedman nasce a New York nel 1890, in una città che è una delle roccaforti mondiali del mondo ebraico.

New York è considerata infatti, non a torto, come la sede del potere finanziario ebraico, vista la numerosa presenza di potentissimi istituti bancari in mano a finanzieri di origini askenazite quali Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley e Bank of America senza citare poi le altrettanto famigerate agenzie di rating del debito che emettono i loro rapporti di sostenibilità del debito pubblico di un Paese, a seconda se questo rispecchia o meno gli interessi di questo mondo.

New York è l’alta finanza o se preferissimo utilizzare una espressione più biblica tale città può essere considerata come una sorta di Babilonia moderna, se si considera l’assoluta importanza che essa riveste nella gerarchia dei poteri mondialisti.

E Benjamin Freedman nasce in quel mondo dell’alta finanza e degli affari newyorchesi nei quali gli ebrei hanno sempre rivestito un ruolo di primissimo piano.

Freedman nei primi decenni del secolo scorso era un rispettato e influente uomo d’affari che aveva la proprietà dell’istituto dermatologico John H. Woodbury Laboratories, che a sua volta deriva dalla Woodbury Soap Company, una società che si occupava della produzione di prodotti di bellezza.

In quegli anni, se c’è stato un uomo che dedicava la sua vita e i proventi dei suoi affari alla causa del sionismo mondiale e alla nascita del futuro stato di Israele, quello era certamente proprio Benjamin Freedman.

L’imprenditore newyorchese conobbe personalmente tutti i presidenti che occuparono la Casa Bianca dal 1912 fino agli anni 60 e 70.

Nel caso del presidente degli Stati Uniti della Prima guerra mondiale, è stato anche uno dei finanziatori della sua campagna elettorale.

Wilson è il presidente che partorì dopo la fine del conflitto quella che è stata considerata per molti decenni l’architrave della politica estera americana fondata sui 14 punti e su un ruolo degli Stati nazionali sempre più marginale rispetto a quello crescente delle organizzazioni internazionali che nel XX secolo, soprattutto dopo il 1945, sono state le vere protagoniste del palcoscenico mondiale.

Wilson era certamente un presidente fedele a quel mondo che Freedman rappresentava e non osava discostarsi in nessun modo dalle direttive che venivano da questi ambienti come vedremo a breve.

Freedman si converte al cattolicesimo e abbandona il giudaismo

Qualcosa però accade nella mente e soprattutto, potremmo dire, nell’anima dell’attivista sionista nel 1945.

Quando finisce la seconda guerra mondiale, Freedman decide di chiudere con il mondo delle lobby ebraiche e sioniste e inizia a denunciare apertamente questi circoli che non avevano altro intento che quello di governare gli Stati Uniti e di assoggettarli ai suoi scopi.

Non si può parlare nel caso di quest’uomo semplicemente in termini politici a nostro avviso. Il percorso di Benjamin Freedman è stato anche uno di carattere spirituale perché questo lo ha portato ad abbandonare il giudaismo per convertirsi non solo al cristianesimo ma al cattolicesimo romano, così odiato come abbiamo visto più volte dal sionismo stesso e dalle varie istituzioni mondialiste quali Davos e il Club di Roma.

Da quel momento in poi, la lobby sionista si è adoperata per cancellare l’imprenditore ebreo divenuto cattolico perché egli era divenuto una pericolosa minaccia.

Freedman era stato nel cuore del sionismo mondiale. Conosceva da vicino le sue macchinazioni perché egli stesso vi aveva preso parte e sapeva che questa potente lobby avrebbe condotto alla rovina gli Stati Uniti, l’Europa e distrutto l’identità cristiana di tutto l’Occidente pur di raggiungere i suoi scopi di dominio mondiale.

Dal 1945 in poi, l’uomo d’affari americano inizia a spendere la considerevole somma di 2,5 milioni di dollari per informare il popolo americano della minaccia che rappresentava il sionismo.

Se Freedman prima impiegava i suoi fondi per favorire i piani di questa pericolosa ideologia, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi li ha dedicati invece a denunciarne i tirannici scopi.

Ed è quello che farà in un libro che reca proprio questo titolo “La tirannia nascosta” nel quale l’imprenditore denuncia come il mondo sionista abbia in mano la politica estera degli Stati Uniti dall’inizio del 1900.

Questa nazione si è trovata suo malgrado ad essere un potentissimo e indispensabile volano per la nascita dello stato di Israele e degli interessi sionisti.

In questo breve testo che occorrerebbe far tradurre e studiare un domani sui banchi di una scuola si spera finalmente libera dal bagaglio di menzogne che il liberal-progressismo vi ha depositato, non c’è altro che la verità su quei poteri che hanno scritto la storia d’America e d’Europa del secolo scorso.

Il presidente Wilson sotto ricatto e il falso affondamento della SS Sussex

Quando Freedman si sofferma a commentare il primo dei sette presidenti dal 1915 al 1970 che hanno servito la causa sionista, ovvero Woodrow Wilson, lo fa citando un aneddoto che ovviamente non viene mai narrato nei libri di scuola.

Nei libri di scuola si narra infatti che l’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale contro la Germania avvenne perché la marina tedesca affondò la nave britannica SS Sussex nel 1916, un episodio nel quale persero la vita almeno 50 cittadini americani.

Il problema di questa storia è che essa è una menzogna che viene ripetuta da almeno 100 anni nella storiografia ufficiale.

E uno dei primi a denunciare questa bugia fu il deputato britannico, Francis Neilson, che scrisse un libro “I fautori della guerra” nel quale riportava come nessuna vita americana andò perduta in questo episodio e che non ci fu nessun affondamento della nave in questione.

La SS Sussex è rimasta in bella vista negli anni successivi nei porti britannici per chiunque la volesse visitare.

Nulla di quanto narra la storiografia liberale è vero a questo riguardo e non è purtroppo l’unica menzogna che vediamo raccontata da questi signori.

La lista è talmente lunga che si fa a fatica a scegliere tra le interminabili menzogne e potremmo prendere il caso delle fantomatiche armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein a questo proposito, oppure la storia dell’11 settembre nella quale hanno provato a far credere al pubblico americano e mondiale che quattro terroristi armati di coltellino siano riusciti a dirottare degli aerei che nemmeno sapevano portare e a compiere manovre che nemmeno piloti ben più esperti sono mai riusciti a compiere.

Alla base della logica di questa menzogna, c’è il ricatto che questo mondo esercita nei confronti dei potenti di questo mondo e ciò è strettamente legato all’aneddoto che abbiamo citato poco fa.

Benjamin Freedman racconta infatti che in un primo momento Woodrow Wilson non sembrava intenzionato ad entrare nella prima guerra mondiale.

Wilson però era sottoposto da qualche anno al ricatto del mondo sionista di New York quando non molto tempo dopo la sua prima inaugurazione alla Casa Bianca, nel 1913, ricevette la visita di un avvocato newyorchese di origini ebraiche, tale Samuel Untermyer.

Untermyer portava con sé la corrispondenza tra lo stesso Wilson e la ex moglie di un professore di Princeton nel periodo nel quale il presidente americano insegnava presso la prestigiosa università.

In questa corrispondenza, Wilson si impegnava a sposare, una volta divorziata, la signora in questione e ciò negli Stati Uniti dell’epoca molto simili all’Inghilterra vittoriana costituiva un impegno che aveva un valore legale.

Wilson non tenne fede alla promessa di matrimonio e Untermyer ora veniva a portare al presidente questa offerta. Versare 40mila dollari al figlio adottivo della donna oppure affrontare il rischio di essere trascinato in tribunale e di sopportare l’umiliazione di uno scandalo pubblico che sarebbe costato con ogni probabilità la rielezione al politico democratico.

Wilson non aveva a disposizione la somma e Untermyer propose di metterla di tasca sua se in cambio il presidente avesse nominato un giudice della corte Suprema indicato direttamente da lui.

Il presidente accettò lo scambio e fu il giudice di origini ebraiche, Louis Brandeis, divenne nel 1916 giudice della corte più potente degli Stati Uniti.

Il ricatto però non terminò con questa nomina. Proseguì. Quando Wilson dichiarò guerra alla Germania lo fece perché ancora sottoposto alle pressioni di affrontare le conseguenze di uno scandalo che lo vedeva coinvolto in una relazione extraconiugale.

A Wilson serviva soltanto un pretesto per poter entrare nel conflitto ed ecco che si presenta la montatura del SS Sussex.

In quel preciso momento, le sorti della prima guerra mondiale sembravano segnate. La Gran Bretagna stava perdendo rovinosamente ed era ad un passo dall’accettare l’offerta di pace della Germania.

Il movimento sionista mondiale fondato da Theodor Herzl nel 1897 aveva però un ascendente potente anche sul governo britannico e spinse l’allora primo ministro, Lloyd George, a non accettare l’offerta di Berlino in cambio dell’ingresso in guerra negli Stati Uniti.

Gli USA dopo il falso affondamento della SS Sussex poterono dichiarare guerra alla Germania e le sorti della prima guerra mondiale furono rovesciate.

La Germania perse il conflitto e l’impero ottomano venne smantellato consegnando alla Gran Bretagna il mandato della Palestina che era stata scelta da Herzl stesso e dalla famiglia Rothschild per divenire la casa del futuro stato ebraico.

Freedman denuncia chiaramente tutte queste macchinazioni. Freedman denuncia come questo potentissimo circolo che odia le nazioni abbia usato gli Stati Uniti e molti altri Paesi per raggiungere i suoi fini.

E ciò non è cambiato nemmeno per i presidenti che presero il posto di Wilson.

Roosevelt trascina gli USA nella seconda guerra mondiale

Quando alla Casa Bianca c’era Franklin Delano Roosevelt si assistette alla fotocopia di quando accadde nel 1916.

Il pubblico americano non voleva entrare in guerra. Uomini come il famoso aviatore Charles Lindbergh denunciarono pubblicamente le macchinazioni degli ebrei sionisti per spingere gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale.

Era necessario un evento catalizzatore per smuovere l’opinione pubblica americana e Roosevelt lavorò alacremente per creare le condizioni necessarie per trascinare gli Stati Uniti in guerra quando il Giappone attaccò la base navale di Pearl Harbor nel dicembre del 1941.

Viene taciuto però dagli storici che poche settimane prima dell’attacco, Roosevelt provocò pesantemente il Giapponelanciando un embargo petrolifero contro di esso, circostanza che impediva al Paese di continuare la guerra contro la Cina.

Quando scoppia Pearl Harbor, Roosevelt ha il casus belli necessario per poter entrare nella seconda guerra mondiale e per compiere ancora una volta la volontà del mondo sionista che voleva a tutti i costi lo stato di Israele, e che aiutò Hitler perché egli attraverso le sue persecuzioni contro gli ebrei forniva il terreno ideale per sostenere che gli ebrei avessero bisogno di un loro stato.

Gli ebrei in realtà nella prima metà del 900 erano tutt’altro che attratti dalla prospettiva di emigrare in Palestina poiché stavano bene nei Paesi europei dove vivevano da secoli, e non avevano nessuna intenzione di creare uno stato ebraico.

Hitler fu ciò che spinse forzatamente molti ebrei lontani dalla Germania attraverso il famigerato patto del 1933 tra la Germania Nazista e il movimento sionista mondiale chiamato Haavara, che vide trasferire decine di migliaia di ebrei tedeschi in Palestina.

Ebrei che tra l’altro non avevano nessuna attinenza con quelle terre dal momento che questi erano prettamente ebrei kazari dell’Europa Orientale – un’etnia completamente diversa dagli ebrei mediorientali dei tempi di Cristo – che si erano convertiti all’ebraismo ai tempi di re Bulan nell’VIII secolo d.C.

Freedman voleva mettere in guardia gli americani e il mondo da queste trame che avrebbero portato il mondo verso uno stato di conflitto permanente.

Lo fece anche con John Kennedy che all’inizio della sua avventura politica, nel 1946, quando fu eletto al Congresso, non sembrava affatto ostile ad Israele che nacque due anni dopo, prontamente riconosciuto dal presidente Truman.

Anche quando divenne presidente, Kennedy non sembrava inizialmente ostile allo stato ebraico fino a quando non iniziò a parlare proprio con lo stesso Benjamin Freedman che lo mise al corrente di ciò che voleva veramente il sionismo e di quale minaccia esso costituisse per gli Stati Uniti e il mondo intero.

Kennedy non fece in tempo a mettere in atto la sua politica che voleva un graduale disimpegno americano dalle guerre nelle quali la lobby sionista e lo stato profondo di Washington avevano trascinato l’America.

Il presidente fu pubblicamente giustiziato a Dallas il 23 novembre del 1963.

La storia di Benjamin Freedman non viene raccontata per queste ragioni. Non viene raccontata perché essa svela i veri poteri che hanno comandato l’America e il mondo per tantissimo tempo.

Non viene raccontata perché non si vuole far sapere al grande pubblico che esistono degli ebrei che hanno denunciato il sionismo e hanno intrapreso un sincero percorso di redenzione fino a diventare cattolici e cristiani.

Eppure questa storia dovrebbe essere conosciuta da tutti, perché essa è la prova vivente che l’accusa di antisemitismo nei riguardi di chi denuncia questi poteri non è altro che una menzogna perché ci sono stati e ci sono tuttora ebrei che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare il male che incarna questo mondo.

FONTE http://www.lacrunadellago.net

Di THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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