Di Cesare Sacchetti

Se volessimo utilizzare un linguaggio caro alla narrazione del senso di colpa che si è imposta dopo il secondo dopoguerra con la persecuzione degli ebrei, potremmo dire che il documento dei servizi israeliani trapelato nelle ultime ore non è altro che la “soluzione finale” del popolo palestinese.

Ed è proprio tale narrazione che è alla base di quanto sta accadendo ora. Israele si è ammantata di una sorta di immunità morale per quanto accaduto durante gli anni 40 del secolo scorso tanto che sente di avere un passaporto per poter commettere qualsiasi atrocità, anche il genocidio che è in corso del popolo palestinese.

Poco importa a certi storici liberali che ripetono all’infinito le parole “shoah” ed “olocausto” che quanto accaduto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale fu consentito dalla lobby sionista che aveva già stabilito nel 1933 un’alleanza sacrilega con Adolf Hitler quando venne firmata la famigerata Haavara, il patto attraverso il quale il nazismo si accordava con il movimento sionista mondiale per far migrare gli ebrei tedeschi in Palestina.

Ancora oggi, ogni qual volta gli studenti dei nostri banchi di scuola si avvicinano allo studio di quanto accaduto in quel contesto storico, non gli viene mai raccontata tale pagina così non viene mai raccontato loro il fatto che diversi rabbini, tra i quali Michael Dov Weissmandl, denunciarono il sionismo perché questo voleva il massacro degli ebrei pur di giungere al tanto agognato stato ebraico che in realtà l’ebraismo più autentico, quale quello degli ebrei haredì, rinnega e giudica un affronto a Dio.

Il documento dell’intelligence israeliana: l’espulsione forzata dei palestinesi

Il documento dei servizi israeliani del quale si accennava all’inizio è intriso di tale logica e, se attuato, non sarebbe altro che l’esecuzione del genocidio più efferato degli ultimi 50 anni.

Questo documento ha iniziato a circolare nei giorni passati su alcuni social network ed è stato tradotto dall’ebraico all’inglese da Wikileaks.

A scriverlo sono stati i servizi segreti israeliani che dopo la loro anomala “dormita” del 7 ottobre si sono improvvisamente risvegliati dal loro presunto letargo e hanno mostrato quello che non sembrava essere altro che un piano predeterminato da lungo tempo.

Nel documento non si parla altro che del piano di sfollamento dell’intero popolo palestinese dal Nord di Gaza verso il Sud della Striscia.

Gli israeliani vorrebbero costringere ad un enorme esodo tutti i palestinesi per spingerli dall’altra parte, dove non differentemente dal lato settentrionale, vengono bombardati costantemente.

Quanto sta accadendo non è un piano per colpire Hamas, come abbiamo potuto costatare in più di un’occasione.

Hamas in questa storia si è rivelata semplicemente perfetta per consentire a Tel Aviv di arrivare al punto al quale siamo giunti ora.

Hamas, lo abbiamo visto, nemmeno esisteva negli anni 80. Israele era alquanto ossessionata dall’altra vera opposizione di Yasser Arafat che sulle orme del socialismo nazionale arabo si stava rivelando un grosso problema per i piani della lobby sionista.

Arafat infatti non aveva paura a denunciare qual era il vero obiettivo finale dello stato ebraico. Non aveva paura a dire che Israele non voleva alcuna convivenza con il popolo palestinese e che questo nell’ottica sionista, o forse dovremmo dire talmudica, non era altro che bestiame da rimuovere con ogni mezzo a disposizione.

Ciò che voleva la leadership sionista messianica di Israele era eliminare questo popolo per poter estendere i confini dello stato ebraico e giungere così a quel compimento di quella visione “spirituale” nella quale Israele torna ad occupare il ruolo di leader tra le nazioni.

I palestinesi sono ciò che sta sulla strada di questo folle piano criminale e questo documento non fa altro che esternare la volontà genocida che c’è alla base dello stato di Israele.

Ora, se prendiamo in considerazione l’attuale momento storico e la possibilità che il governo Netanyahu prosegua nella operazione di pulizia etnica e di forzata espulsione dei palestinesi, noi riteniamo che le possibilità che in questo frangente storico si avveri il “sogno” della Grande Israele sono alquanto limitate.

Gli Stati Uniti, da sempre antico garante militare di Israele, sembrano voler stare in disparte e non avere alcuna partecipazione militare attiva in questa crisi esattamente come già visto durante la guerra in Ucraina, nella quale Zelensky non ha avuto il supporto militare diretto di Washington che tanto agognava.

Israele in questa fase storica appare sola e se dovesse spingersi nella direzione nella quale quel documento sembra tracciare, allora lo stato ebraico finirebbe per mettersi contro tutti i Paesi islamici, già arrivati al culmine della pazienza, ma soprattutto si scontrerebbe direttamente con l’Egitto.

Secondo la strategia pianificata dai servizi israeliani infatti, l’Egitto si vedrebbe costretto ad aprire i suoi confini al Sud di Gaza e a ricevere almeno 2 milioni di profughi palestinesi che andrebbero sistemati, secondo Israele, nel deserto del Sinai in enormi accampamenti all’aperto.

Tel Aviv ovviamente non si è premurata di chiedere se il governo egiziano sarebbe d’accordo a tale “soluzione” ma il governo israeliano non è certo abituato a trattare con gli altri esecutivi riconoscendo loro la dignità di Stati sovrani con dei propri interessi nazionali da perseguire.

Nella filosofia sionista gli amici sono coloro che servono Israele, tutto il resto sono nemici. Il Cairo comunque è stato già abbastanza chiaro al riguardo.

Qualsiasi spostamento forzato dei palestinesi verso la frontiera con l’Egitto sarebbe da considerarsi un atto di guerra contro l’Egitto.

Israele ha già manifestato intenzioni alquanto ostili nei confronti degli egiziani quando ha recentemente bombardato una loro torretta ferendo gravemente due soldati egiziani.

Il governo israeliano ha sostenuto che l’episodio sia stato un incidente ma a giudicare dal comportamento spregiudicato di Tel Aviv, viene da pensare che sia stato più un avvertimento nei confronti dell’Egitto.

Il governo Netanyahu accecato da questa folle visione messianica sembra aver già deciso. È giunto il momento di far sloggiare i palestinesi una volta per tutte e di mettere in atto una seconda nakba, ancora più tragica e definitiva di quella del 1948.

Nakba è infatti il termine che identifica l’esodo che i palestinesi furono costretti a subire quando nacque lo stato ebraico nel 1948 e quando coloro che sono stati per secoli su quella terra furono dichiarati improvvisamente estranei in casa loro.

Orribili crimini vennero messi in atto e sono stati gli stessi soldati israeliani ad ammetterli pubblicamente quando furono intervistati dai vari media.

Sono interviste che ovviamente non vengono mai mostrate dai media mainstream italiani ed europei perché queste mostrano perfettamente qual è la vera natura genocida, e noi “oseremmo” dire satanica, che anima questo stato.

Una natura che considera il prossimo come una bestia da sopprimere a differenza del Vangelo che invece invita ad amare coloro che ci sono vicini.

La filosofia talmudica alla base del sionismo è tutto ciò che il cattolicesimo nega, e i cattolici che continuano a dichiararsi sionisti non possono essere altro che falsi cattolici in quanto i principi alla base di questa confessione sono cristallini e trasparenti, per coloro che ovviamente li vogliono vedere.

Il suprematismo ebraico e sionista non è un qualcosa che può essere accomunato al cattolicesimo e mai potrà esserlo se si resta nel solco del cattolicesimo autentico pre-conciliare, e non in quello del falso cattolicesimo liberal-progressista di natura ecumenica del post-concilio.

Adesso Israele assomiglia molto ad una bestia inferocita che ha perso completamente il senno. Non c’è nulla che possa spingere il sionismo a placare la sua ferocia messianica di vedere compiuta la ricostruzione dell’antica Israele e della venuta del moshiach.

Per poter comprendere quanto questa sia la ossessione che governa Israele, suggeriamo di vedere l’estratto video che mettiamo qui sotto nel quale si vede come i bambini israeliani fin dalla tenera età vengano sottoposti ad un lavaggio del cervello per far credere loro che il “bene” al quale lo stato ebraico deve aspirare è quello della distruzione della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme e della ricostruzione del terzo tempio, nel quale un giorno dovrà regnare il moshiach degli ebrei, sovrano assoluto di Israele e dell’intera umanità come crede la setta sionista dei Chabad Lubavitch.

È questo che vuole Israele. Vuole arrivare alla manifestazione di quel disegno ma la furia di costoro è così cieca che gli impedisce di vedere che tale piano è ora irrealizzabile.

Lo è sia per ragioni di carattere storico e geopolitico, considerata la decadenza dell’impero americano e il ritorno degli Stati nazionali, e lo è anche per ragioni di carattere spirituale, considerati gli insegnamenti mariani e cattolici che hanno annunciato un ritorno della fede e un rinnovato trionfo del cattolicesimo.

Israele però non è nemmeno sfiorata dalla lucidità per un istante. La ferocia è ciò che domina il sionismo e viene da pensare che se il governo Netanyahu continuerà a forzare la mano con la sua strategia di espulsione di un intero popolo dalle proprie terre, potrebbe mettere in moto un meccanismo che produce esattamente l’effetto contrario.

I ranghi dell’esercito israeliano sembrano tutt’altro che compatti con le ribellioni di diversi generali che giudicano assurda l’operazione militare di Tel Aviv e c’è un pezzo di Paese, non affatto piccolo, che è molto freddo di fronte al sionismo messianico in quanto pervaso da uno spirito secolare progressista che non assegna nessuna particolare missione “spirituale” allo stato ebraico.

Israele quindi si trova di fronte ad un bivio della propria controversa storia. Lo stato ebraico è dilaniato da divisioni interne e gli amici di un tempo si sono allontanati, alquanto riluttanti a immolarsi per il disegno imperialista di Tel Aviv.

A dare conferma di questa freddezza sono gli stessi rapporti dei generali americani nei quali i militari statunitensi giudicano con grande ostilità lo stato di Israele.

Cosa accadrà a questo punto? Lo scenario attuale sembra suggerire che Netanyahu proverà a forzare la mano a tutti i costi nonostante l’impossibilità di mettere in atto il suo piano.

A quel punto, le conseguenze più probabili sono una sollevazione e un compattamento dei Paesi islamici che vistisi direttamente aggrediti da quello che ormai è uno stato canaglia impazzito potrebbero costituirsi in un fronte unitario e infliggere una dura sconfitta a Israele.

In uno scritto di Q, il gruppo di intelligence militare che si reputi affianchi Trump, si diceva che Israele sarebbe stata lasciata per ultima, intendendo dire che dopo aver abbattuto i vari pilastri dello stato profondo internazionale, allo stato ebraico sarebbe stato lasciato l’onore di essere colpito per ultimo.

A giudicare da quanto sta accadendo, viene da pensare che forse quel momento è proprio arrivato.

Fonte

Di THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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