In Emilia-Romagna sono 10 le “grandi dighe” o casse di espansione (sulle 24 totali) per le quali la Regione doveva approvare in via prioritaria l’aggiornamento del piano di emergenza, ma pare che questo lavoro non sia stato fatto. Questo spiegherebbe in parte l’ esondazione simultanea di ben 23 fiumi

Le casse di espansione sono determinanti in caso di maltempo e ascoltando diverse testimonianze degli abitanti delle zone alluvionate, abbiamo saputo che sono letteralmente infuriati per questo fatto.

La diga di Ridracoli era stata chiusa mesi fa, apparentemente per sostenere la falsa narrazione della siccità. Se è questa la spiegazione corretta, siamo di fronte ad un disastro colposo.

A cosa servono i piani di emergenza

Piani di Emergenza Dighe (PED) servono a definire le strategie operative e le azioni da mettere in campo per l’allertamento, la prevenzione, la gestione dell’emergenza e l’assistenza alla popolazione. Si tratta di documenti che servono a gestire in modo coordinato, programmato e sicuro ogni situazione di rischio legata alla presenza di una diga nel territorio, prevedendo gli interventi nei casi di ipotetico collasso dell’invaso, di rilasci molto abbondanti di acqua o del propagarsi di un’onda di piena.
Il sistema di competenze che identifica i ruoli e i compiti tra tutti i soggetti e le strutture operative impegnate a garantire la sicurezza della popolazione è molto articolato e comprende Consorzi di bonifica, Prefetture, Agenzia regionale di protezione civile, Province, Comuni e Unioni dei Comuni, Aipo, Arpae, Vigili del Fuoco, servizio sanitario, Enel Green Power e altri gestori di reti e infrastrutture e il volontariato di protezione civile.
In Emilia-Romagna sono 10 le “grandi dighe” o casse di espansione (sulle 24 totali) per le quali la Regione deve approvare in via prioritaria l’aggiornamento del piano di emergenza. Lo prevede una direttiva nazionale che riguarda tutte le dighe di altezza superiore a 15 metri o dalla capacità di invaso di oltre un milione di metri cubi d’acqua.
La prima delle “grandi dighe” dell’Emilia-Romagna che ha avuto il via libera al nuovo piano di emergenza previsto dalle norme nazionali (Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri “Grandi Dighe” – 8 luglio 2014) è stata quella di Mignano -nel piacentino -, a maggio 2018. Il documento è il frutto di un lavoro proseguito per mesi da parte dei tecnici dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile.
Le norme prevedono che preliminare alla redazione dei piani di emergenza sia l’aggiornamento di tutti i documenti di protezione civile che governano la gestione delle dighe (quantità di acqua, rilascio, ecc…). Tali atti devono essere approvati dalle Prefetture provinciali.Gli altri “grandi invasi” dell’Emilia-Romagna, la cui approvazione del PED è prioritaria, sono: lo sbarramento di Isola Serafini e gli invasi di Boschi e del Molato in provincia di Piacenza; la cassa di espansione del Parma nel parmense; le casse di espansione del Crostolo nel reggiano; della diga di Pavana a Bologna; del Secchia, della Cassa di espansione del Panaro e della diga di Riolunato, nel modenese.

Avrebbero dovuto invece essere approvati in due fasi ancora successive i Piani delle altre dighe emiliano-romagnole: del Conca e di Mondaino (Rn); di Ridracoli e di Quarto(Fc); di Santa Maria del Taro, di Ballano e del Lago Verde (Pr); di Fontanaluccia(Mo); di Ozola e di Ligonchio (Re); del Piccolo Paradiso, di Santa Maria, di Scalere e di Suviana (Bo).

Questi ultimi piani di emergenza sono stati approvati e realizzati? Su tutto questo la Procura sarà chiamata ad indagare

MValletti

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.