Acquistando ad Ascona in Svizzera una casa abbandonata da oltre 15 anni, i coniugi Andrea e Grata Biasca-Caroni hanno fatto una scoperta sensazionale: tra le mura decrepite e abbandonate da tempo sono stati ritrovati oltre 4’000 dipinti dell’artista italo-svizzero Luigi Pericle che nel frattempo è stato completamente dimenticato dopo i successi degli anni ‘60 del secolo scorso. E sull’artista basilese è stato recentemente pubblicato per Nino Aragno editore, “Luigi Pericle, il Maestro ritrovato”.

Riccardo Franciolli 

Da dove iniziare a raccontare la storia e la vita di Luigi Pericle? Non si ha che l’imbarazzo della scelta. Potremmo iniziare dalla fine, quando nel 2016 in una casa di Ascona diroccata e abbandonata da 15 anni è stato ritrovato un vero e proprio tesoro: oltre 4’000 dipinti tra tele, chine e disegni di un artista, Luigi Pericle, dimenticato per proprio volere dal mondo dell’arte.

In novembre al Consolato generale svizzero di Milano è stato presentato il libro Luigi Pericle, il maestro ritrovatoLink esterno edito da Nino Aragno Editore. Una pubblicazione in italiano e inglese con diversi contributi curato da Andrea Biasca-Caroni, colui cioè che con la moglie Greta ha acquistato la casa di Pericle facendo l’incredibile scoperta.

Torniamo con la nostra storia a oltre un secolo fa, quando Luigi Pericle viene al mondo. Luigi Mascheroni, giornalista e autore di uno dei saggi del libro dedicato a Pericle, lo descrive così: “pittore, scrittore e studioso di origini italiane, nasce per destino astrale a Basilea nel 1916, cresce in età e in sapienza ai piedi del Monte Verità ad Ascona, e muore nell’agosto 2001 senza lasciare eredi intesi come persone fisiche, ma donandoci un eccezionale patrimonio culturale in opere d’arte e pagine scritte”.

Le vite di Luigi Pericle

Mascheroni ama raccontare che Pericle ha avuto 3-4 vite. Nella prima – e siamo a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso – Pericle arriva al successo come illustratore. Una sua creatura, Max la marmotta, gli dà notorietà internazionale e sicurezza finanziaria. Sono gli anni in cui Pericle collabora come illustratore con, tra gli altri, il Washington Post, l’Herald Tribune.

La seconda vita inizia con il suo trasferimento con la moglie Orsolina Klainguti (pittrice grigionese, sposata nel 1947) alla fine degli anni ’50 ad Ascona, ai piedi del Monte Verità, luogo perfetto per dar inizio a una fase di rinnovamento. Mascheroni scrive che “non si tratta solo di un cambio di domicilio, ma di una trasformazione dell’esistenza”. In questa seconda vita, Pericle da illustratore diventa pittore. Nel 1959, abbandona il figurativo e va verso un astrattismo informale, anche se, come dice la critica d’arte Bianca Cerrina Feroni (pure lei autrice di un saggio), “le opere di Pericle non sono facilmente catalogabili”.

Sono anni folgoranti e sfavillanti per Pericle. La sua vita pubblica si concentra tutta nel periodo breve ma intenso tra il 1962 e il 1965. A Londra, allora la capitale mondiale dell’arte, nella “Swinging London – come racconta il critico d’arte Angelo Crespi nel suo saggio –, nella Londra dei Beatles e Rolling Stones, delle minigonne di Mary Quant”, Pericle conosce un successo folgorante. Nella capitale britannica, Pericle espone con artisti del calibro di Antoni Tàpies, Jean Dubuffet, Sam Francis e Pablo Picasso. In questi anni vengono organizzate quattro mostre, due personali e due collettive.

Poi improvvisamente nel 1965, al termine di un’esposizione itinerante in tutto il Regno Unito, Pericle chiude con la sua vita mondana e si ritira nella sua casa ad Ascona. Qui continua a dipingere e si dedica con sempre maggior passione allo studio di dottrine come la teosofia, la cabala, le filosofie orientali, l’astrologia, l’alchimia… E la sua pittura segue questo suo cammino spirituale: l’arte di Pericle diventa ricerca della verità.

Pericle muore ad Ascona nel 2001 senza lasciare eredi diretti. La casa passa al demanio pubblico e per 15 lunghi anni la dimora viene abbandonata al suo destino, custodendo in sé un tesoro che aspetta di venir scoperto. E qui inizia la nostra storia e la quarta vita di Pericle.

La scoperta di un tesoro

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La casa di Pericle ad Ascona si trova leggermente a valle rispetto al giardino dell’Hotel Ascona dei coniugi Greta e Andrea Biasca-Caroni. La coppia vuole acquistare la casa per trasformarla nella loro abitazione. Ci vorranno anni. Quindici per l’esattezza.

“Conoscevo Luigi Pericle – racconta Andra Biasca-Caroni – era un mio vicino di casa ma non conoscevo il Pericle artista”. Lo stupore è dunque immenso. Nella villetta abbandonata vengono portati alla luce 4’000 opere tra tele, chine e disegni. Una biblioteca con oltre 1’500 volumi che spaziano dall’astrologia alla teosofia, dalla letteratura all’egittologia e alle filosofie orientali.

Greta e Andrea Biasca-Caroni, poco alla volta capiscono che hanno scoperto un vero maestro. Inizia così il loro lavoro di riscoperta. L’obiettivo è far conoscere al mondo un grande artista dimenticato (forse per volontà dello stesso artista).

Per far rivivere l’artista, viene costituito dapprima l’Archivio Luigi Pericle, poi vengono organizzate diverse mostre: la prima alla Fondazione Querini StampaliaLink esterno di Venezia, poi al Museo d’arteLink esterno (Masi) a Lugano e ora, fino al 18 dicembre 2022 alla Estorick CollectionLink esterno di Londra. Una mostra dal titolo emblematico: Luigi Pericle a rediscovery. Nel frattempo, sono stati pubblicati anche dei libri, l’ultimo dei quali appunto Luigi Pericle, il maestro ritrovato della Aragno Editore.

A sei anni dalla riscoperta, Pericle rimane per certi versi ancora misterioso ma è stato possibile conoscere meglio un artista assolutamente non catalogabile che non fu solo pittore né solo pensatore. “Osservando le sue opere – scrive Bianca Cerrina Feroni – ci troviamo a scrutare a qualcosa di misterioso, non immediatamente riconoscibile ma allo stesso tempo neppure completamente sconosciuto”.

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Di the milaner

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