IL DISCORSO DI PUTIN: LA FINE DEL NUOVO ORDINE MONDIALE. L’ALBA DEL MONDO MULTIPOLARE

Da La cruna Dell’Ago

Di Cesare Sacchetti

Il discorso di Putin che si è tenuto nel Cremlino e in particolare nella splendida cornice del salone di San Giorgio è uno di quelli che resterà nei libri di storia.

Esisterà un prima e un dopo le parole di Putin pronunciate lo scorso 30 settembre per decretare l’annessione delle quattro regioni dell’Ucraina Orientale nel territorio della Federazione Russa.

Dallo scorso 30 settembre, la Russia comprende la Repubblica del Donetsk, la Repubblica del Lugansk, la regione di Kherson e quella di Zaporozhye.

Sono stati i popoli di tali repubbliche autonome e regioni a pronunciarsi attraverso i referendum, e la loro voce è stata pressoché inequivocabile. Attraverso i referendum che si sono svolti in tali territori, non meno del 96% degli elettori chiamati a pronunciarsi se entrare o meno nella Federazione Russa, si sono espressi favorevolmente.

È la fine di un incubo per tali popolazioni che è durato almeno otto anni, da quanto nel 2014 ci fu il famigerato e infausto golpe dell’Euromaidan.

L’Ucraina fino ad allora aveva un presidente, Viktor Yanukovich, che stava mantenendo rapporti di amicizia e collaborazione con Mosca. Ciò era inaccettabile per determinati poteri. Era inaccettabile per il potere dello stato profondo di Washington che non poteva tollerare che l’Ucraina, uno Stato che è storicamente legato alla Russia, si avvicinasse ad una nazione sorella.

La macchina della sovversione internazionale allora si mise in moto ed è la stessa macchina che si è vista tristemente all’opera in molte altre svariate occasioni. Dal secondo dopoguerra in poi, Washington è stata il centro privilegiato della rivoluzione nel mondo. Ovunque nel mondo salissero al potere governanti decisi a difendere la sovranità e l’indipendenza della propria patria, ecco che interveniva il pugno di ferro del governo occulto che ha manovrato gli Stati Uniti per decenni.

Fu così per il presidente iraniano Mossadeq rovesciato nel 1953 in un golpe della CIA per via della sua decisione di nazionalizzare le risorse petrolifere dell’Iran che fino a quel momento erano in mano al famigerato cartello petrolifero delle sette sorelle.

Fu così per il presidente cileno Salvador Allende che nel 1973 aveva a sua volta deciso di nazionalizzare la produzione di rame andando così a minare gli interessi delle corporation angloamericane, e fu così per Aldo Moro, minacciato di morte dall’eminenza grigia del Bilderberg, Henry Kissinger, e ucciso nel 1978 per via del suo disegno di trascinare l’Italia fuori dalla sfera atlantista e restituirle così la piena sovranità che questa nazione non possiede dalla seconda guerra mondiale.

Fu proprio per tale ragione che il presidente russo era stimatissimo nei circoli del potere internazionale e soprattutto dal gruppo Bilderberg, la società segreta che ogni anno si riunisce per dettare le linee guida da seguire nell’applicazione della sua agenda.

La “visione” anticristiana del globalismo

E l’agenda di questi poteri transnazionali è quella di disfarsi delle nazioni e delle loro identità religiose, culturali, morali ed economiche per sostituirle con il dominio dispotico e assoluto di un’unica entità globale.

Una entità che racchiude in sé un potere immenso e sconfinato e che rappresenta il più feroce totalitarismo che si sia mai affacciato sul pianeta. Fu un gruppo di intellettuali liberali e socialisti, tra i quali Thomas Mann e Gaetano Salvemini, a teorizzare già negli anni 30 tale idea in un manifesto chiamato “La città dell’uomo” che avrebbe dovuto essere il futuro delle relazioni internazionali.

Non un futuro fatto di indipendenza delle nazioni, ma uno nel quale assurgeva sulla scena mondiale un superstato globale che avrebbe dovuto dominare ogni aspetto religioso, sociale ed economico di tutte le differenti culture e società presenti sulla Terra.

La città dell’uomo è l’antitesi della società di Dio di cui parlava Sant’Agostino. La prima è fondata sul sistema liberal-democratico e sul trionfo del relativismo dei valori coniato dal pensiero illuminista. La seconda è fondata sulle eterne ed immutabili verità dei valori cristiani che non sono cangianti, ma restano scolpite nel tempo.

Verità assolute che non sono soggette al capriccio della democrazia e agli umori del popolo che nella democrazia non è altro che lo strumento per informare il dominio del capitale sulla società e sullo Stato. La democrazia è così benvoluta dal pensiero liberale proprio perché essa è semplicemente perfetta per assicurare il trionfo incontrastato delle oligarchie finanziarie che in tale sistema risultano essere padrone assolute della politica e dei partiti.

Più semplicemente, in democrazia comanda il dio denaro. Ed è tale sistema che i pensatori del manifesto in questione volevano per il mondo intero e agli Stati Uniti e alla sua superpotenza era assegnato il compito di trascinare le altre nazioni, volenti o nolenti, verso questo nuovo autoritarismo globale. Un autoritarismo nel quale non è ammessa altra politica che non sia quella dei veri governanti che hanno avuto il controllo di questa nazione per decenni.

Sono i poteri della Commissione Trilaterale, del già citato Gruppo Bilderberg e del Bohemian Grove dove ogni anno si mettono in scena dei riti che rimandano ai sacrifici perpetrati nell’antichità in omaggio al dio Moloch, l’antica divinità pagana alla quale venivano sacrificati gli infanti.

Vladimir Putin conosce perfettamente la natura del pensiero che domina l’Occidente e non ha esitato nel suo discorso a denunciare come la religione di tale sfera di potere non sia null’altro che il satanismo.

È satanismo strappare un bambino ai propri genitori naturali per affidarlo ad una coppia di omosessuali così come è satanismo privare il padre e la madre delle proprie identità genitoriali riducendoli agli amorfi nomi di “genitore 1” e “genitore 2”.

È satanismo consentire di far entrare nelle scuole la propaganda omosessuale e avviare un processo di indottrinamento attraverso libercoli pornografici tali da far credere al bambino o alla bambina che la propria identità sessuale sia opzionale, che si possa cambiare indistintamente e che non ci sia nulla di male in tutto ciò.

Vladimir Putin nel suo discorso non ha solo denunciato la deriva morale che affligge l’Occidente ma ha anche indirettamente messo in rilievo come alla fine il liberalismo non sia null’altro che una delle numerose maschere del satanismo.

Attraverso la ipocrita idea che lo Stato debba essere “neutrale” nella scelta dei suoi valori di riferimento e che la religione debba essere lasciata fuori dalla porta si è già presa una decisione che inevitabilmente non appartiene al campo della neutralità. Si è scelto arbitrariamente di cancellare secoli e secoli di storia nei quali si sono perpetrati e difesi i valori della cristianità e della filosofia greco-romana che sono il sostrato pulsante dell’identità dell’Italia e dell’Europa, la quale ha un debito culturale enorme nei confronti della prima.

Ciò che vediamo ora non è null’altro che la naturale evoluzione, o meglio involuzione, verso la quale il liberalismo ha condotto l’Occidente. Un deserto di valori che si esterna nel caos permanente. Nulla è buono e cattivo di per sé. Tutto è buono e cattivo a seconda della forza del potere che si impone al momento. La farsa pandemica è stata la massima perversa affermazione dell’assolutismo liberale.

Dal crollo dell’URSS alla rinascita della Russia

La Russia ha scelto un’altra via. La Russia ha scelto la via della preservazione della sua identità storica e culturale che è quella cristiana come lo era per l’Europa Occidentale. La Russia ancora appartiene culturalmente a quella originaria Europa, ma giustamente non può e non vuole riconoscersi in una Europa liberale fondata sul ripudio e la rimozione di una religione che ha modellato la storia del vecchio continente per 2000 anni.

L’UE non è l’Europa. È la sua più profonda negazione. L’UE liberale è intrisa di odio verso il cristianesimo sia nella scrittura dei suoi trattati di carattere economicista sia nella sua dottrina politica fatta di venerazione al tempio dei diritti umani.

La Russia prima ancora che scegliere una diversa strada geopolitica ha scelto un diverso percorso morale che oggi l’ha portata ad essere il baluardo della tradizione cristiana nel mondo. Ed è stato il percorso morale che ha guidato il suo cammino politico ed economico e non viceversa. Una volta che dell’URSS comunista erano rimaste solamente le macerie, la Russia ha dovuto iniziare il suo cammino di rinascita che all’inizio è stato fatto di passione e sofferenza.

I russi ricordano gli anni 90 come la stagione del dolore. Si chiudeva nella violenza generale l’epoca dell’Unione Sovietica che fu costruita per volontà della finanza internazionale che finanziò la rivoluzione bolscevica dei russi di origine ebraica Lenin e Trotskij. Il comunismo fu finanziato dal neoliberismo a dimostrazione che non esiste nessuna reale contrapposizione tra queste due ideologie poiché esse tendono agli stessi obbiettivi.

Entrambe mirano alla cancellazione del nemico comune della cristianità ed entrambe mirano a rimuovere lo Stato per lasciare il posto al dominio assoluto della finanza. Il comunismo in questo mostra persino più ipocrisia del neoliberismo perché esso nei suoi testi fondamentali parla di trasferire il potere al proletariato quando questo non solo non ha mai nemmeno mai sfiorato il governo, ma è stato duramente represso dalla borghesia comunista salita poi al potere.

Le stragi dei bolscevichi negli anni 20 e 30 contro i contadini russi sono lì a pronunciare la verità sulla natura del comunismo.

Il mondo quindi ha vissuto un bipolarismo controllato per molti decenni nei quali c’è stato un controllato gioco delle parti. La logica delle superpotenze che si fronteggiavano era la logica di un conflitto controllato che non sarebbe mai sboccato in un vero e proprio scontro aperto tra i due blocchi. Negli anni 80, si decise di dire basta all’URSS. Mikhail Gorbachev fu l’uomo eletto dall’Occidente per giungere all’obbiettivo di demolire tale blocco e lasciare posto sulla scena internazionale solamente allo stato profondo di Washington.

Il caos che investì la Russia negli anni 90 fu voluto per costruire uno stato vassallo, privo della sua sovranità e ridotto ad entità coloniale al servizio degli angloamericani. Erano gli anni del presidente fantoccio Boris Eltsin sbeffeggiato dalla controparte americana ed erano gli anni nei quali l’economista inviato dagli ambienti finanziari di New York, Jeffrey Sachs, spolpava la Russia di tutte le sue industrie pubbliche portandole in dote alla finanza anglosionista che metteva in atto gli stessi saccheggi in Italia nel 1992.

A Mosca, regnava lo stato profondo di Washington e il Paese era investito dalla fame e dalla miseria. Ciò duro fino a quando non salì al potere Vladimir Putin che nel 2000 iniziò la bonifica dello Stato russo dalla presenza delle agenzie di intelligence americane. Fu lo stesso presidente russo a raccontare di come negli uffici del Cremlino ci fosse la bandiera americana piuttosto che quella russa e fu sempre lui a raccontare di come fu necessario ripulire lo Stato dalle quinte colonne straniere che lo avevano infiltrato.

A poco a poco, la Russia si è rimessa in piedi ed è tornata ad essere il gigante geopolitico che era un tempo. Adesso la mappa delle relazioni internazionali è completamente cambiata e la rinascita della Russia è stata ciò che ha impedito a Washington di prendere definitivamente il sopravvento negli ultimi dieci anni.

Se non fosse stato per la Russia, a quest’ora la Siria probabilmente non esisterebbe nemmeno più. Sarebbe stata smembrata e annessa da Israele e altri Stati limitrofi poiché è la lobby sionista che ha scatenato l’ISIS contro Assad e portato morte e distruzione nel Paese.

La presidenza Trump: l’atlantismo in crisi profonda

Certamente a dare l’accelerazione definitiva al crollo dell’Occidente è stato un elemento nuovo e non previsto dalle élite liberali. La Casa Bianca ha smesso di essere il centro della sovversione internazionale.

La presidenza di Donald Trump nel 2016 ha allontanato irrimediabilmente gli Stati Uniti dalla tradizionale sfera dei poteri atlantisti e sionisti. Gli Stati Uniti hanno smesso di portare sulle proprie spalle il fardello della missione che le massonerie gli avevano affidato. La stagione di America First ha messo fine alle guerre scatenate in giro per il mondo da Washington. La presidenza Biden non è servita a ricomporre la frattura del 2016 per una serie di ragioni che fanno pensare che tale amministrazione non sia realmente controllata dallo stato profondo.

La rotta tracciata da Trump sul disimpegno militare americano non è stata invertita da Biden che piuttosto ha proseguito a ritirare le truppe USA nel mondo, come accaduto in Afghanistan.

Si è di conseguenza creata una naturale intesa tra Trump e Putin volta a mettere fine la stagione del dominio del globalismo. L’atlantismo, il braccio armato di tale ideologia, è ormai agonizzante. Attraverso il riconoscimento delle repubbliche dell’Ucraina Orientale la NATO ha dimostrato di essere completamente impotente di fronte alla Russia senza l’indispensabile appoggio, venuto meno, degli Stati Uniti.

La NATO si rivela quindi essere una tigre di carta che non ha saputo impedire l’operazione militare della Russia in Ucraina. La stagione del mondo unipolare nella quale alcuni guerrafondai che occupavano la Casa Bianca decidevano il destino del mondo è finita.

È iniziata quella del mondo multipolare che è stata possibile solamente sia grazie alla Russia che già negli anni passati lavorava per costruire un blocco che fosse fondato sul rispetto delle nazioni sovrane e sia grazie al disimpegno degli Stati Uniti che non sono più interessati a salvaguardare un ordine ormai decaduto, che appartiene al passato.

È questo quindi il periodo nel quale si assisterà ad una fase nuova nella storia del mondo. Non sarà più l’Occidente il padrone assoluto dei destini del mondo. Non ci sarà più in grado l’establishment atlantico di piegare la volontà di chi non si allinea agli ordini della NATO. Ci sarà una redistribuzione del potere. Il vecchio (dis) ordine degli anni 90 nei quali Washington regnava incontrastata non esiste più perché quel (dis) ordine è oggi orfano della stessa Washington. il globalismo ha perduto il suo gendarme. A provare a salvaguardare uno status quo decaduto è ormai solo la debole UE che sta vivendo una crisi sempre più profonda dalla quale probabilmente non uscirà viva.

L’avvento del mondo multipolare

Il XXI secolo che avrebbe dovuto prefigurarsi nella idea del liberalismo come il secolo nel quale si sarebbe affermata la globalizzazione, si sta affermando come il suo contrario. Non saranno più i centri di potere sovranazionali a determinare le politiche degli Stati, ma saranno gli Stati stessi a riappropriarsi degli strumenti che tali organizzazioni gli hanno sottratto.

E il 2022 è stato l’anno nel quale si è assistito ad una accelerazione impressionante che sta abbattendo tutti i pilastri fondanti del precedente (dis) ordine. Le monete della finanza internazionale stanno perdendo la loro rilevanza. Il dollaro e l’euro vengono utilizzati sempre di meno negli scambi internazionali. Il rublo è stato la valuta che ha fatto registrare le performance migliori. Per la prima volta, sempre più Paesi, persino quelli un tempo vicini a Washington e Tel Aviv, come l’Arabia Saudita, prendono in considerazione l’idea di utilizzare le monete nazionalinegli scambi commerciali.

E se a Riyad prendono in esame uno scenario simile, a New York e Londra staranno probabilmente tremando perché il dollaro è valuta di riserva globale solamente grazie all’accordo tra Stati Uniti ed Arabia Saudita che stabilì negli anni 70 che il petrolio si sarebbe dovuto pagare con la valuta statunitense.

Nel giro di pochi mesi, sta crollando un mondo che durava da decenni. Crolla a poco a poco tutta la divisione del potere fatta dopo la seconda guerra mondiale a Yalta e successivamente dopo il crollo del muro di Berlino. Stanno sorgendo i BRICS assieme ad altri attori internazionali a rappresentare un’alleanza geopolitica fondata sulla preminenza degli Stati nazionali. È una fase che potremmo definire senza precedenti e che ha lasciato sconvolti persino coloro che da anni servono fedelmente la ideologia del globalismo.

È il caso di Massimo D’Alema che qualche tempo fa al festival dell’economia di Trento dichiarò esplicitamente che “avevamo tutti pensato che con la fine della guerra fredda e il crollo del comunismo ci sarebbe stato un nuovo ordine mondiale basato sulla globalizzazione capitalistica e sull’espansione del suo modello culturale e politico.”

Da notare come D’Alema abbia esplicitamente utilizzato le parole “Nuovo Ordine Mondiale” per descrivere quale sia il fine ultimo di questa élite globale da lui fedelmente servita nel corso della sua (troppo) lunga carriera politica.

Si è passati in pochi anni dalla prospettiva di un mondo autoritario globale integrato ad uno nel quale il potere è frammentato e condiviso da nazioni che piuttosto che dichiararsi guerra a vicenda si mettono al tavolo per trovare via che garantiscano la reciproca pace e prosperità.

È appunto il mondo multipolare e dopo il 30 settembre, l’umanità tutta ha messo piede in una fase nuova della sua storia.

È il tempo della fine della globalizzazione. È il tempo della fine del liberalismo.

fonte

THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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