Dove andrà il governo Meloni. La bussola di Veneziani

Intervista di F.DePalo a Marcello Veneziani

Marcello Veneziani

Il vantaggio e il limite della Meloni e della destra? L’inesperienza e l’estraneità ai mondi di potere. Sarà la croce e la delizia del suo governo. Questa la diagnosi che affida a Formiche.net Marcello Veneziani, giornalista, filosofo e scrittore, già membro del consiglio di amministrazione della Rai e del consiglio di amministrazione di Cinecittà, attualmente editorialista de La Verità Panorama.

Cosa si aspetta da un governo di centrodestra (o destracentro) dopo 11 anni dall’ultimo?

Mi aspetto più continuità che rottura col governo Draghi. Mi aspetto continuità in politica estera e finanziaria. E pochi cambiamenti, con una forte mobilitazione e pressione di segno contrario. Penso che punterà più su piccole cose dal valore simbolico, senza alterare il quadro generale euroatlantico e finanziario.

Il governo Meloni I assomiglia al Berlusconi I? Ovvero, la sorpresa del ’94, finita poi dopo pochi mesi anche per impreparazione complessiva, potrà essere oggi evitata con un piglio diverso?

Troppo presto per azzardare giudizi, che in questo caso sarebbero pre-giudizi. Diversa la situazione dei due leader anche se la guerra preventiva degli avversari li accomunerà. La Meloni dispone però di una maggioranza più ampia e più solida di quella del ‘94. Ed è meno vulnerabile sul piano personale. La sua maggioranza somiglia più a quella del 2001 quando il governo durò un’intera legislatura.

Vede il rischio che anche oggi, come Bossi ieri, Salvini sarà un rompicapo? 

Con i tanti nemici in campo, non credo che la Meloni debba preoccuparsi in particolare di un alleato ormai storico. E mi sembra ingenuo o in malafede pensare che facciano saltare il loro governo per litigi del genere. Qualunque posta in palio sarà meno importante di mantenere la posizione di governo. Se non si accorderanno per convinzione lo faranno per convenienza.

Il modello Reagan annunciato da FdI in che misura potrà intrecciarsi con una nuova era geologica per la politica italiana dopo l’esperienza, sociale prima che partitica, del M5S?

Il vantaggio e il limite della Meloni e della destra è l’inesperienza e l’estraneità ai mondi di potere. Sarà la croce e la delizia del suo governo: la differenza tra FdI e il M5S è che il primo è un movimento politico con una storia alle spalle e una militanza; i grillini erano un movimento antipolitico, senza storia né militanza. C’è chi si è trovato parlamentare con una specie di gratta e vinci.

Dopo anni di dibattiti sulla destrutturazione dei partiti e sul voto liquido e fluttuante, quale frutto potrà dare un nuovo conservatorismo italiano al paese?

Sappiamo bene che il conservatorismo politico o dei principi non significa inerzia e immobilismo sul piano dei fatti. Si può difendere la continuità e l’identità di una nazione e della sua tradizione e insieme avviare grandi riforme sociali e strutturali; pensate ai conservatori inglesi, a Reagan, a Bismarck o alla destra storica italiana.

Quali gli errori da evitare?

Non bisogna lasciarsi intimidire e all’opposto non bisogna credersi onnipotenti, bilanciare prudenza e audacia. E aspettarsi più rischi dal consesso internazionale che dalla pur chiassosa manfrina nostrana, tra media, influencer e mobilitazioni di piazza.

Fonte: Formiche.net

THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.