May 7

di Cesare Sacchetti

Sicuramente in molti ultimamente avranno notato una attenzione piuttosto peculiare da parte del Cremlino nei confronti dell’Italia.

Il ministro degli Esteri, Lavrov, ha infatti recentemente rilasciato una intervista al programma “Zona Bianca” su Mediaset. È piuttosto probabile che la Russia abbia deciso di far sentire la sua voce attraverso questa emittente non certo per una sua particolare predilezione nei confronti del gruppo di proprietà della famiglia Berlusconi.

Lo scopo era un altro, ed è in parte contenuto nelle parole rilasciate dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

La Zakharova ha spiegato che il ministro Lavrov riceve centinaia di richieste di interviste e questo è certamente fuori discussione. La diplomatica russa spiega però che Lavrov ha deciso di accettare le richieste dei giornalisti italiani a causa della loro “insistenza” per poi aggiungere subito dopo che “gli italiani devono sapere la verità”.

La chiave di questa decisione di Lavrov è probabilmente contenuta in questa ultima frase. Il Cremlino vuole arrivare ad una platea il più ampia possibile per far sapere la sua versione dei fatti riguardo alla crisi ucraina e aveva bisogno a questo proposito di una emittente nazionale per poterlo fare.

Non lo ha fatto però attraverso un canale nazionale francese o tedesco. Lo ha fatto attraverso un canale italiano e questo è certamente significativo della volontà del Cremlino di avviare un dialogo proprio con il popolo italiano.

Un dialogo che probabilmente era già iniziato quando a Napoli era comparso un murales dedicato a Dostoevskij, prontamente definito da Putin come un segnale di speranza per tenere vivi i rapporti tra Italia e Russia.

La Russia è alquanto consapevole che gli italiani non condividono affatto la suicida guerra economica e le pericolose e aggressive dichiarazioni rilasciate dallo stesso Mario Draghi e dagli esponenti del suo governo contro Mosca.

Tra tutti i governi dell’Europa Occidentale quello più ostile alla Russia – subito dopo la Gran Bretagna che ormai è divenuto una sorta di Stato canaglia ferocemente russofobo – è quello dell’Italia.

Gli altri governi, soprattutto quello tedesco, hanno cercato di lasciare una porta aperta con la Russia per non mandare completamente all’aria le relazioni commerciali tra i due Paesi e provocare danni economici ancora più disastrosi di quelli già provocati fino ad ora.

Se si dà uno sguardo alla bilancia commerciale tra Germania e Russia si può avere una idea più esaustiva di tali danni.

La Germania ha visto crollare le sue esportazioni nel solo mese di marzo della cifra di 860 milioni di euro e questa è certamente una pessima notizia per Berlino.

Questo lascia pensare che la Germania prima o poi decida di non prestarsi ulteriormente al gioco al massacro contro Mosca e si sganci definitivamente della follia suicida che Bruxelles ha deciso di scatenare contro la Russia.

Per quello che riguarda l’Italia, il discorso è diverso perché nella gerarchia delle élite europee stabilita già negli anni 50 ai tempi della creazione della CEE, la Penisola viene dopo l’asse franco-tedesco, al quale la finanza internazionale ha assegnato il peso maggiore nel progetto comunitario.

Nella cosiddetta “Unione europea” che non né una unione, viste le sue palesi divisioni, e non è nemmeno europea, dato il suo rifiuto di identificarsi con le radici cristiane del continente, gli interessi dei Paesi del Nord, o meglio dei loro poteri economici e industriali, vengono sempre prima di quelli dei Paesi del Sud, considerati di serie B o “inaffidabili” in questa scala gerarchica.

Questa è la ragione per la quale l’Italia è la Cenerentola d’Europa da tempo, e questa è la ragione per la quale negli ultimi 30 anni la classe politica “italiana” ha agito sempre e costantemente per servire gli interessi sovranazionali.

La classe politica della Seconda Repubblica, molto di più ancora della Prima, ha avuto solamente e soltanto il compito di garantire l’esecuzione dell’agenda eurista e globalista mandando al macero quella che un tempo era la quarta economia mondiale.

Da qui si spiega l’aggressività del governo Draghi nei confronti della Russia. I poteri che stanno al di fuori del Paese considerano l’Italia come il Paese più sacrificabile e il suo sistema politico come il più asservito a questa agenda.

L’Italia è il Paese più anti-UE d’Europa

Questo però ha contribuito a far sviluppare un profondo sentimento antieuropeo. E di questo sentimento c’è ampia traccia persino nei sondaggi Eurobarometer ordinati dalla Commissione europea che vengono fatti per mostrare in realtà la popolarità dell’UE.

Secondo questa rilevazione statistica, solamente il 44% degli italiani vuole restare nell’Unione europea. Ci si può immaginare quanto il dissenso possa essere ancora più alto se solo fosse rilevato da una fonte terza e indipendente.

Negli ultimi decenni, in Italia, c’è un magma di profondo dissenso che scorre nell’opinione pubblica italiana verso le istituzioni comunitarie.

Non è affatto un azzardo affermare che questo Paese è quello nel quale si è sviluppata la coscienza più matura del problema che rappresentano l’euro e l’UE rispetto alla sovranità e l’indipendenza di una nazione.

Più semplicemente, il popolo ha compreso che non esiste alcun beneficio per esso dall’avere in tasca una moneta che ha eroso enormemente i risparmi e portato al fallimento di moltissime piccole e medie imprese.

Del resto, non poteva essere altrimenti. L’euro è stato creato certamente in primo luogo per spogliare gli Stati della loro facoltà di stampare moneta, ma anche e soprattutto per deindustrializzare l’Italia, penalizzata da tempo da una moneta il cui tasso di cambio è troppo elevato per i parametri dell’economia italiana.

Parafrasando Jacques Attali – eminenza grigia di Macron e di ogni presidente francese degli ultimi 40 anni, e tra i membri più influenti del gruppo Bilberberg – l’euro “non è stato fatto certo per la felicità della plebaglia italiana”, e l’utilizzo della parola “plebaglia” da parte di Attali esprime al meglio, o forse al peggio, la concezione che l’ideologia neoliberale e globalista ha dell’umanità.

Non uno spirito di amore per i popoli, ma uno di feroce odio nei loro confronti che nell’ottica di questi poteri devono essere ridotti il più possibili in quanto “mangiatori inutili”.

La concezione di fondo del pensiero mondialista è quella dell’odio verso l’umanità che deve essere sterminata attraverso l’applicazione della filosofia malthusiana e, poi, quel che ne resta, privata del dono del libero arbitrio attraverso l’uso delle tecnologie transumaniste.

Se però c’è un popolo che occupa un posto speciale nella lista dei Paesi più odiati da questi parassiti apolidi quello è certamente l’Italia per una serie di ragioni connesse alla sua storia profondamente legata alle radici greco-romane e cattoliche, di cui questo Paese è culla e custode.

E l’applicazione spietata e feroce di questo piano concepito per distruggere le nazioni, e soprattutto quella italiana ha fatto maturare un profondo malcontento degli italiani nei confronti di Bruxelles.

Un malcontento che negli anni passati non è riuscito a trovare degli sbocchi per portare l’Italia fuori dalla prigione dell’UE.

Questo enorme bacino di dissenso è stato fagocitato da quelli che nel gergo anglosassone sono chiamati “gatekeepers”, espressione che in italiano significa “guardiani dei cancelli”. Sono le sentinelle del potere che si attivano quando l’opposizione popolare nei confronti dello status quo sta crescendo troppo e queste sentinelle rivestono il ruolo di contenitori del dissenso.

Il loro scopo è di impedire che la domanda di cambiamento del popolo provochi un cambiamento reale. Il loro scopo è lasciare inalterata la condizione che preserva il potere delle élite finanziarie che essi rappresentano.

In Italia, questo ruolo di opposizioni controllate è stato affidato certamente al M5S all’inizio dello scorso decennio, e successivamente alla Lega di Salvini.

Entrambe le formazioni politiche però sono ormai “bruciate”. Il limite del meccanismo dei guardiani dei cancelli è principalmente uno. Prima o poi le opposizioni di facciata sono costrette a rilevare la loro vera identità perchè il loro scopo è quello di assicurare la sopravvivenza del sistema, non di metterla in discussione.

Nel caso del M5S, il disvelamento del suo ruolo si è avuto con il suo matrimonio con il partito democratico nel 2019 quando nacque il secondo governo Conte, e nel caso della Lega di Salvini il disvelamento avvenne quando il Carroccio fece cadere il suo stesso governo per preparare la strada di palazzo Chigi a Mario Draghi.

In realtà, esistevano già in precedenza i segnali e gli elementi che dimostravano come queste due formazioni fossero pienamente integrate in determinati poteri. A questo proposito, si basti pensare che uno dei due fondatori del M5S, Gianroberto Casaleggio, era socio d’affari di Enrico Sassoon, membro di una famiglia legata ai Rothschild, e l’altro Beppe Grillo, secondo alcune fonti, fu avvistato a bordo del panfilo Britannia nel 1992 quando Mario Draghi officiava la svendita dell’industria pubblica italiana.

Le massonerie erano già consapevoli in quegli anni che l’eurismo e la sua esecuzione selvaggia avrebbero creato un enorme dissenso in Italia e preparavano già i contenitori del dissenso in quell’epoca.

Adesso però, come si accennava in precedenza, le vere identità di tali soggetti sono state rese note a tutti, anche agli osservatori meno attenti.

Il meccanismo delle opposizioni di facciata è giunto al suo esaurimento e il potere non riesce più a inventarsi una sua opposizione controllata.

Il dissenso è enorme e al momento i poteri internazionali non hanno nulla per poterlo catturare. Può sfociare ovunque, e soprattutto può sfociare in nuovi spontanei movimenti politici e sociali che potrebbero nascere prossimamente e che non sono in alcun modo controllati dal sistema.

La Russia sa che la crisi del sistema politico italiano può far crollare l’UE

La Russia è consapevole di questa situazione di precarietà del sistema politico italiano ed è per questo che guarda con particolare attenzione a questo Paese.

A Mosca sanno che lo status quo attuale non potrà durare a lungo. Troppo fragili i partiti, e troppo impopolari le istituzioni politiche italiane.

La distanza tra la politica e il Paese reale non è mai stata così profonda come lo è in questo momento storico.

Nessuno praticamente ormai beneficia di questo status quo, salvo la residua, e sempre più ristretta, rete clientelale legata a questi partiti.

Soprattutto il Cremlino è consapevole che la decadente Seconda Repubblica nata dal golpe giudiziario del 1992 ha perduto la protezione di coloro che la concepirono, ovvero gli uomini dello stato profondo di Washington.

Negli ultimi anni è accaduto un fatto nuovo che ha cambiato non solo la storia degli Stati Uniti d’America ma anche quella dell’Italia.

La presidenza di Donald Trump ha portato l’America fuori dall’orbita del potere parallelo di Washington che ha utilizzato questa nazione per attuare l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale.

A Roma, quindi i partiti che erano strettamente legati a Washington sono rimasti orfani. Hanno perduto la protezione e lo scudo dei loro referenti.

Donald Trump, e la presidenza Biden commissariata dalle forze armate fedeli a Trump, hanno reciso quel cordone ombelicale che legava lo stato profondo italiano a quello americano.

La fine del potere delle lobby che governano l’America non poteva che provocare la crisi di quei poteri che in Italia dipendono strettamente dalla sopravvivenza del primo.

Le sanzioni imposte contro la Russia non hanno fatto poi altro che peggiorare la situazione della politica italiana e ampliare ancora di più la distanza tra il Paese e le istituzioni. I prezzi dell’energia elettrica sono ai massimi storici e l’inflazione energetica artificiale provocata dalle politiche “ambientaliste” dell’UE, eseguite da Draghi, rischia di spazzare via dai mercati le imprese che sono sopravvissute a due anni di farsa pandemica.

In qualunque luogo vada Draghi, viene sommerso di salve di fischi. La sua aggressione e quella del suo governo nei confronti della Russia non ha fatto altro che aumentare l’impopolarità di questo esecutivo.

La risposta naturale e spontanea degli italiani a questa guerra russofoba è stata esattamente opposta a quella di palazzo Chigi.

Si sono messe in moto delle catene di Sant’Antonio che hanno portato gli italiani ad esprimere la loro solidarietà alla Russia e a prendere le distanze dal governo Draghi.

Mosca ha ricevuto il messaggio e ha ringraziato il popolo italiano.

C’è una intesa naturale tra questi due Paesi che l’establishment della politica italiana non può recidere. La Russia nutre una profonda ammirazione per l’Italia, e l’Italia, a sua volta, ricambia questa enorme stima.

Roma e Mosca sono quelle città accomunate da una storia comune di difesa della cristianità e dei valori greco-romani. Mosca si considera la “terza Roma” per questa ragione e nessuno può quindi recidere il legame della terza Roma con la prima Roma.

Questa è la ragione per la quale si è avviato un dialogo diretto tra la Russia e il popolo italiano.

Il Cremlino è consapevole della situazione di grave crisi che attraversa la decadente seconda Repubblica ed è altrettanto consapevole che presto i partiti attuali potrebbero uscire di scena.

Le analogie tra la Russia degli anni 90 e l’Italia contemporanea

È una congiuntura storica ed economica che sotto certi aspetti richiama quanto accaduto proprio in Russia negli anni 90.

In quel periodo storico, la Russia si trovava a fare i conti con le macerie ereditate dal crollo dell’Unione Sovietica di stampo marxista, della quale non si ha francamente una gran nostalgia ma la sua dismissione fu certamente avallata e favorita dall’allora presidente Gorbachev per conto dei “grandi” poteri transazionali, dei quali l’uomo della Perestroika faceva parte.

Il Paese dopo il crollo del Muro di Berlino si trovò a fare i conti con un’ondata di violenza senza precedenti. Per le strade regnava la guerra tra bande armate e lo strapotere degli oligarchi askenaziti. Le istituzioni russe esistevano solo sulla carta perché queste erano in realtà una protesi di Washington.

Era direttamente la CIA, l’agenzia di intelligence americana, a governare il Cremlino che era controllato da uomini appartenenti allo stato profondo americano.

La Russia venne depredata del suo patrimonio pubblico industriale attraverso una ondata selvaggia di privatizzazioni ordinate ed eseguite per arricchire ancora di più il potere degli oligarchi neoliberali.

Lo Stato in pratica non esisteva perché questo non era null’altro che un simulacro giuridico nelle mani di gruppi di potere domestici e stranieri.

La situazione di caos e di sottomissione ebbe fine quando salì al potere un uomo che iniziò a liberare la Russia dalla morsa di coloro che l’avevano umiliata e ridotta sul lastrico.

Quell’uomo era Vladimir Putin che a distanza di molti anni ha rilevato come fu costretto a fare una vera e propria operazione di bonifica delle istituzioni governative infiltrate da agenti infedeli che avevano consegnato la Russia ai vari potentati che si erano spartiti il Paese.

Sotto certi aspetti esistono delle profonde analogie tra la Russia degli anni 90 e l’Italia contemporanea. La corruzione era ciò che governava la Russia in quel periodo ed è ciò che governa l’Italia oggi.

Nelle istituzioni governative italiane sono presenti ovunque esponenti e rappresentanti di gruppi di poteri privati a partire dallo stesso Mario Draghi, emissario e portavoce della banca d’affari Goldman Sachs.

La macchina statale dell’Italia è vittima della stessa infezione che piagava la Russia 30 anni fa. Non ci sono fedeli servitori dello Stato a palazzo Chigi, nei ministeri e nella magistratura.

Ci sono elementi sovversivi che hanno trasformato lo Stato in una dependance delle potenze estere e hanno ingrossato le istituzioni delle loro clientele incompetenti e corrotte.

Una intera nazione è stata messa all’asta per compiacere gli interessi di centri di potere che si trovano a Bruxelles, a Londra e a Washington.

Il Cremlino è consapevole che questo particolare periodo storico è ideale per l’Italia per la nascita di un leader e di una sorta di Putin italiano che possa portare il Paese fuori dalle secche della colonizzazione per mano dello straniero che sta subendo l’Italia.

Questa è la ragione per la quale Mosca vuole mantenere vivi i rapporti con il popolo italiano. Il Cremlino sta seminando i germogli di una futura nuova relazione tra l’Italia e la Russia che potrebbe rivelarsi come l’elemento chiave e decisivo per assestare la spallata definitiva alla traballante UE e all’Euro-Atlantismo da tempo in profonda crisi.

C’è uno spazio enorme per l’Italia nel mondo multipolare. Uno spazio che consentirebbe alla Penisola di sfruttare il suo enorme potenziale economico e geopolitico che fino ad ora è stato soppresso e tamponato da governanti corrotti e sottomessi all’agenda dei nemici del Paese.

La Russia è perfettamente conscia che il Paese che può spostare gli equilibri dell’Europa e del mondo è l’Italia, e vuole tenersi pronta a ciò che verrà dopo il crollo della seconda Repubblica.

Sono troppi quindi i punti di vulnerabilità del sistema politico attuale. Troppi per pensare che gli attuali partiti possano resistere a lungo.

La Russia sembra aver letto questo momento storico dell’Italia e ha compreso che presto potrebbero esserci nuovi interlocutori con i quali stabilire appunto quella naturale alleanza di cui si parlava in precedenza.

L’Italia è il Paese che in questo momento ha tutte le caratteristiche ideali per assestare il colpo definitivo a quei poteri che hanno cercato di attuare il Grande Reset di Davos e che hanno cercato di cancellare questa civiltà millenaria.

La Russia lo ha compreso molto bene e guarda con attenzione a Roma. E gli occhi di tutti per comprendere quale sarà il Paese che potrà provocare un terremoto politico internazionale andranno puntati sull’Italia.

È l’Italia il Paese che può far saltare il banco, ed è l’Italia il Paese che sarà un crocevia di destini nazionali e mondiali

http://www.lacrunadellago.it

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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