La Ue abolisce la proprietà privata dal 2030: attacco europeo agli italiani

Un cartello da dimenticare?

Dal 2030 l’Ue abolisce la proprietà privata. Come è possibile? Direte voi. Si tratterà certamente di una fake news. E invece no. “Grazie” al nuovo fondamentalismo green, è possibile anche questo. A spiegare come stanno le cose ci ha pensato Daniele Capezzone su La Verità: “La Commissione Ue ha allo studio una direttiva – letteralmente folle – che subordinerebbe la possibilità di vendere (e perfino di affittare!) un immobile al fatto che esso appartenga a una determinata classe energetica. Insomma, in assenza di alcuni standard, l’immobile sarebbe reso inutilizzabile sul mercato”.

Manca solo, come ha commentato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che venga introdotto il “reato di possesso di immobile”. Si respira sempre più un clima di aggressione contro la proprietà in generale, e in particolare contro gli italiani. Continua Capezzone: “Non va mai dimenticato che il 70% degli italiani sono proprietari di un immobile: dunque, introdurre norme di questo tipo (a maggior ragione dopo il massacro fiscale deciso da Mario Monti nel 2011, quando la patrimoniale immobiliare fu quasi triplicata) significa colpire al cuore la ricchezza delle nostre famiglie”.

Confedilizia è già mobilitata contro questo sproposito, e, insieme a essa, è in campo anche I’Uipi (International union of property owners). “L’obiettivo finale della Commissione sarebbe quello di imporre in tutta l’Ue edifici a emissioni zero. A questo fine, dovrebbe scattare un maxi piano di ristrutturazione degli edifici esistenti, ancorato ad alcuni standard energetici. Sulle date si discute ancora, ma il piano di battaglia Ue sarebbe questo: applicare i nuovi parametri dal 2027, per avere già nel 2035 l’intero parco immobiliare improntato agli standard minimi fissati”. E qui scatta la parte sanzionatoria, tale da determinare una sorta di privazione del valore commerciale dell’immobile.

Secondo il disegno partorito a Bruxelles, “gli Stati dovrebbero garantire – si legge nella bozza a cui sta lavorando la Direzione energia della Commissione – che le unità immobiliari vendute o affittate a un nuovo inquilino (eccezion fatta, in questo caso, per le unità ricomprese nei condomini) ‘raggiungano almeno la classe di prestazione energetica E, dopo il primo gennaio 2027; la classe D, dopo il primo gennaio 2030: la classe C dopo il primo gennaio 2033’. Come si vede, obiettivi assurdi in un tempo incredibilmente breve”. Unica via d’uscita? L’unità immobiliare si può vendere lo stesso, ma l’acquirente deve soddisfare gli standard entro tre anni. “Insomma, o una stangata prima a danno del vecchio proprietario, o una stangata dopo a danno del nuovo”.

Il paragone.it

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