Torri gemelle – New York

Quando l’ultimo soldato americano in Afghanistan è partito dall’aeroporto Kharzai di Kabul, i giornalisti dei media mainstream sono andati totalmente in tilt non riuscendo a spiegare il senso di quello che stava succedendo. Dopo 20 anni di conflitti iniziati con due aerei che tutti noi abbiamo visto in TV conficcarsi nelle Torri Gemelle, arriva questo clamoroso crollo della realtà raccontata per ologrammi e narrazioni mediatiche. Si tratta di un cedimento strutturale delle élite di Davos che coincide con la caduta di Biden entro la fine dell’anno, di cui Garrett Ziegler, ex advisor alla Casa Bianca di Donald Trump, ha preconizzato in una diretta di DatabaseItalia la settimana appena conclusa. Ziegler ha previsto che Biden darà le dimissioni entro la fine dell’anno, e per capirne il motivo occorre soffermarsi su alcuni importanti accadimenti negletti dai media tradizionali per loro insipienza o sordida malafede.

Pochi mesi fa il leader dei Dem americani Joe Biden, all’atto del suo insediamento ci veniva dipinto da tutti i media come il genio politico globale che aveva sconfitto Trump sospinto dalla forza di un record di elettori di molto superiore anche a quello di Obama, nonché portatore di un consenso internazionale unanime. Il vice di Obama era arrivato alla Presidenza senza fare nemmeno un comizio affollato che ne attestasse il consenso, una condizione che sarebbe stata superata da una nuova normalità democratica sotto la Pandemia del virus cinese,  in cui i media e i social media, quasi come per i vaccini covid,  avevano saputo inoculare in testa alle persone il convincimento che un enorme massa di voti postali sarebbe stata espressa per Biden. Poco avrebbe dovuto importare che questa enorme massa di voti sarebbe comparsa improvvisamente dopo la chiusura delle urne, e che chi non era d’accordo con questa nuova normalità veniva censurato sui Social Media, tv e giornali come fossimo in una ‘normale’ dittatura.  La presidenza Biden è stata la realtà sebbene trattasi dell’unico caso nella Storia di un Presidente americano entrante, la cui elezione è in discussione 8 mesi dopo in molti grandi stati americani, continuando ad essere totalmente disconosciuta dal Presidente uscente Donald Trump, il quale ha assurdamente lasciato la Casa Bianca proclamandosi vincitore delle elezioni. A Davos evidentemente si aspettavano Trump abbarbicato alla poltrona ed infatti un bel ‘piattino’ gli era stato approntato su tale presupposto,  per il fine di scatenare una guerra civile americana in cui i patrioti sarebbero stati dipinti come la versione a stelle e strisce dei talebani, mentre Trump sarebbe stato narrato come un aspirante dittatore alla Saddam Hussein o alla Gheddafi. Ma l’uomo dai capelli arancioni ha reagito da saltellante cavallo matto sulla scacchiera globale, e anche in questa occasione ha combattuto queste potenti élite massonico aristocratiche a modo suo, cioè facendole esprimere come delle malattie inarrestabili,  cercando di contenere gli effetti sintomatici con un mix di farmaci naturali ad effetti collaterali indecifrabili per le intelligenze lineari, tuttavia nel senso di indirizzare a risolvere le cause del male alla lunga. Trump, infatti,  non ha difeso la legittimità delle elezioni che avrebbe coinciso con la lotta per la sua poltrona, e se ne è andato da sconfitto vittorioso (in realtà ha fatto finta di farlo), e non ha mai rispettato gli obblighi del silenzio politico a cui sarebbe stato chiamato se avesse riconosciuto Biden vincitore. Perciò oggi più che mai irride Sleepy  Joe  che dorme durante i meeting, beffandosi delle bucce di banana che stanno mandando con il culo per terra sia lui, sia chi aveva confidato in lui, mentre si attende l’esito degli audit forensi sui brogli alle elezioni 2020, l’aspetto meno importante di quanto mi accingo a raccontare e spiegare.

Le presidenziali americane sono state segnate dalla situazione di emergenza Covid 19 e dalla truffa del voto postale che ha mascherato i presunti vincitori in seno alla più grande Democrazia al Mondo alla stregua di banditi a volto coperto, ma questi banditi sono espressione di un Sistema malvagio e corrotto, non la causa del Sistema. La competizione è avvenuta a colpi di hacker informatici, avvocati, bugie e camioncini postali guidati da mafiosi,  e ha costituito l’equivalente della battaglia tra gli Uboat (i sottomarini nazisti) e le navi mercantili  dell’Atlantico nei primi anni della II° Guerra Mondiale, una battaglia sotto il livello del mare e non riferita nelle prime cronache della Storia, perché tenuta a colpi di servizi segreti, decodificatori di codici e nuove metodologie tecnologiche che dall’avvento della macchina di Turing in poi hanno visto alla fine soccombere il regime del pupillo del Cartello farmaceutico di quel periodo, Adolf Hitler. Ad ottanta anni di distanza dalla Seconda Guerra Mondiale i discendenti di quelle élite  aristocratiche a supporto dei nazisti, che da sempre concepiscono il cammino degli esseri umani con un bastone del comando saldamente adoperato dall’alto verso il basso in senso di sociologia a ordine gerarchico rigido, si stanno fronteggiando con quelle democratico-umanistiche,  scontrandosi sul senso lungo cui introdurre nel cammino dell’Umanità molte nuove tecnologie. Mi riferisco, ad esempio,  ai computer con intelligenze artificiali, agli algoritmi quantistici, ai nanocircuiti o all’applicazione delle trasmissioni in remoto anche in relazione al corpo umano, ed è solo per questi motivi se ci troviamo in uno scenario di emergenza pandemica da guerra fredda, non potendo più le élite causare conflitti bellici tradizionali tra stati di volta in volta schierati con loro o contro di loro, così come accaduto in tante epoche passate. 

Le èlite di Davos,  capeggiata dal suo front man Klaus Schwab (l’uomo in copertina nell’articolo), ha coltivato il sogno di poter imporre un Great Reset ed una società occidentale sotto un ordine mondiale non più democratico e con politiche statali autodeterminate dai vari popoli, nemmeno in apparenza come concessoci negli ultimi due decenni,  cioè all’insegna dell’esercizio di un potere con dei il Re di bastoni;  ovviamente trattasi di bastoni moderni altamente tecnologici e di sofisticata base eugenetica. Purtroppo per loro piano del Great Reset è stato troppo accelerato per riuscire, nonché disturbato a causa dei sassolini infilati da Putin e Trump in certi ingranaggi,  perciò esso è oggi destinato a fallire.  Biden è la statua del fallimento dei piani di queste élite di Davos e le vicende afgane costituiscono una plastica rappresentazione di questo insuccesso. 

Dopo nemmeno 8 mesi dalla cerimonia di insediamento tetra e finta, Biden si accinge a consegnarsi alla Storia con l’immagine di un pugile suonato che non si regge in piedi mentre sale le scalette del ring alla sua prima uscita sull’Air Force One. Il claudicante presidente eletto a furor di un popolo di postini, hacker, giornalisti venduti e fact checker intenti a tappare la bocca a tutti i dissidenti, lo stordito ottantenne ha racimolato una sfilza di sconfitte politiche una più pesante dell’altra, ed oggi barcolla nell’incapacità assoluta di far capire al Mondo quello che è successo in Afghanistan. La sconfitta in Afghanistan non è di Biden, né è quella di un’America che fugge dinanzi ad un avversario ridicolo, che oggi sappiamo mai realmente esistito, ma è la definitiva alzata di testa della più potente organizzazione al Mondo, le Forze Armate USA, che si sono definitivamente rivoltate contro i burattini delle élite del Nuovo Ordine Mondiale. Biden, così come la gran parte dei leader della Democrazia USA dagli anni 90 in poi, è un burattino delle élite di Davos e oggi è umiliato perché i suoi burattinai sono stati sconfitti nel momento in cui sono stati costretti ad accelerare le mosse del Great Reset nonostante in America e Russia ci fossero due situazioni politiche a loro ferocemente avverse (Trump e Putin). Vi racconto in sintesi breve la cronaca di questa sconfitta.

Trump ci aveva detto: ad agosto ci saranno eventi dirompenti, e in effetti gli sconvolgimenti a Kabul sono destinati a dispiegare effetti in ogni angolo della Terra, soprattutto in Europa e in Italia, mettendo un giogo politico internazionale sopra a Mario Draghi, il presidente dei lavori del G20 che si terrà a Roma a fine ottobre 2021. Nessuno si dispera per la fine della guerra afghana, sostanzialmente ritenuta inutile dalla gran parte delle persone intelligenti, né Kabul è la capitale politica di alcunché di rilevante, tuttavia la fuga dell’Esercito USA da Kabul con l’abbandono dei collaboratori afghani del Nuovo Ordine Mondiale, è un segnale dell’Esercito USA che non solo si è sganciato dal partito DEM, cioè dai più importanti burattini di Davos,ma che minaccia chiunque sia fedele alle élite di Davos di far fare la stessa fine dei collaborazionisti afghani. La lezione di Kabul impartisce un ammonimento che terrorizza coloro i quali siano stati collaboratori dei Democratici americani o comunque burattini a servizio dei poteri di Davos, come i vari Draghi, Renzi, Letta, Monti e i tanti altri in Italia, oppure  Macron, Trudeau, Lagarde, Merkel con tutte le loro cascate di accoliti da sempre allineati all’insegna di quella ideologia denominata “Nuovo Ordine Mondiale”. Questi burattini di Davos si stanno dividendo tra coloro i quali continuano ad accelerare il velleitario Great Reset, come ad esempio accade in Italia,  e coloro i quali invece stanno già dando l’ordine ‘macchine indietro tutta’  sulla pandemia covid,  perché iniziano a  domandarsi cosa succederà loro qualora l’Esercito USA imponesse a Biden uno scenario di guerra nel pacifico alla Cina. Come farebbero a stare ancora allineati agli input del Global Economic Forum, che considera Pechino e il PCC il giocatore pivot della squadra del Nuovo Ordine Monsiale, se a Biden venisse intestata una guerra contro la Cina? Cosa accadrebbe in senso di reazioni popolari e carriere politiche qualora le colossali bugie retrostanti alla Globalizzazione e al Covid fossero rese di pubblico dominio in ragione di una guerra che imporrebbe altre narrazioni pubbliche contro la Cina e il Chinavirus?  

Se Biden o Harris fossero dei leader realmente vittoriosi su Trump, essi dovrebbero spiegare quanto è successo in Afghanistan non tanto ai loro elettori in America, ma soprattutto ai loro alleati nel Mondo i quali, invece, venerdì notte si sono visti recapitare una bomba atomica sotto ogni loro scrivania: il burattino Biden ha declassificato l’indagine dell’FBI su quanto realmente accaduto a New York l’11 settembre 2001, cioè ogni presupposto all’aggressione legittima dell’Afghanistan e all’agire del Pentagono dominato dagli attori del Nuovo Ordine Mondiale dal 2001 in poi. Questo significa aver minato la stabilità di tutti i filoni di governo e di potere nel Mondo, insediatisi all’insegna delle massonerie aristocratiche e di ogni loro tentacolo, come ad esempio la Trilateral, il Club of Rome o il Bilderberg. Voler spiegare cosa sia stato in realtà l’11 settembre 2001 è come voler spiegare la reale natura della Pandemia Covid 19 (un contesto di arma biologica geopolitica), cioè materie che possono scatenare in Francia o in Italia nuove Sale della Pallacorda o impiccagioni collettive sulle tettoie delle pompe di benzina, e questo sia Macron che Draghi lo possono capire perfettamente.

I fatti di Kabul sono importanti perché ci dicono che i democratici in America non hanno più il controllo (e il rispetto) dell’Esercito Usa, quindi non hanno più alcun futuro. Qualora il pugile suonato Joe Biden si ostinasse a non gettare  la spugna o lo facesse per far salire sul ring Kamala Harris, il senso di quello che deve succedere non potrebbe essere fermato e forse sarebbe anche peggio per i democratici e i banchieri, perciò è molto più probabile un ritorno di Trump sfruttando gli audit forensi sulle elezioni presidenziali. La potenza dei tanti pugni ricevuti da Biden e dai banchieri, probabilmente indurrà a miti consigli i veri leader DEM, Hillary e Obama, sempre più silenziosi e intimoriti nella consapevolezza che Kamala Harris sarebbe una burattina capace di sostituire Biden salendo sul ring politico internazionale solo per esibire il cartello del numero di round, ancheggiando sinuosamente tra copertine patinate ed eccitanti servizi televisivi, ma non sarebbe certo in grado di ribaltare le sorti del match al suono di una campanella che darebbe l’inizio ad altre scariche di pugni sul tipo di quelli che nel seguito mi accingo a ricordare.

In questi poco meno di 8 mesi di Biden nulla è andato nella direzione di far credere che i DEM abbiano preso un qualche potere di guida delle istituzioni americane,  in grado di dispiegare in ambito geopolitico internazionale qualcosa di significativo. L’elenco delle sconfitte di Biden e del Nuovo Odine Mondiale  è assolutamente impressionante, e forse un avversario delle élite di Davos, come me,  dovrebbe augurarsi che Biden non duri solo altri tre anni, ma continui pure per i successivi 4!  A titolo di esempio si consideri la fine ingloriosa della grande amica di Hillary Clinton e Soros, Aung San Suu Kyi, deposta in Myanmar (Birmania), uno snodo di transito nella tratta di bambini,  con i giornalisti benpensanti sbigottiti per le insolenze dei militari birmani e la ‘desistenza’ dell’Esercito e della diplomazia USA. La Birmania è un piccolo stato ma l’accadimento era già assai enunciativo del nuovo corso all’insegna apparente della leadership di Biden, portatore di una realtà diametralmente contraria agli auspici del giornalismo più cialtronescamente globale. 

E cosa dire dell’incidente a traiettoria fallica della nave Evergreen nel Canale di Suez, che ha visto l’Egitto schierarsi come ribelle rispetto al potere globalista, squarciando così il fianco scoperto alla Via per la Seta, la base di un’ordine economico voluto da Davos che però è possibile da perseguire senza l’obbedienza ai Dem da parte dell’Esercito USA, e quindi anche senza l’allineamento al Globalismo dello stato geograficamente posto a metà tra l’Asia e l’Africa. Il presunto incidente della nave della compagnia in cui Hillary Clinton sedette nel Consiglio di Amministrazione prima della luminescente carriera politica, aveva visto la presenza in quelle acque di un gran numero di navi di Putin, grazie all’appoggio della Turchia (uno dei primi stati che si sganciò dal Nuovo Ordine Mondiale già nel 2016), e ciò ha voluto dimostrare l’impatto devastante dei disegni di Davos che un conflitto  nell’area avrebbe avuto nel senso di annichilire la movimentazione di merci e di energia proprio sulla Via della Seta.

Forse per questo importante accadimento alla fine della primavera scorsa abbiamo avuto lo sconvolgente esito del G7  in Cornovaglia, in cui Trump non c’era, ma c’era ilMake America Great Again a fare la linea di schiacciamento della Cina, stupendo i padroni del discorso televisivo e tutte quelle schiere di giornalisti occidentali venduti al Partito Comunista Cinese, costretti obtorto collo a registrare un’alleanza dei paesi occidentali Anti-Cina,  portata avanti proprio dal loro beniamino anti-Trump e filocinese, Joe Biden. In quella occasione abbiamo visto per la prima volta Biden poter adoperare l’Air Force One, e poi abbiamo capito tutti perché non glie lo avessero messo a disposizione prima: evidentemente la scalette di accesso è troppo pericolosa per lui.

Ed in ultimo, ma non per importanza, si deve considerare la politica della FED, che ha sparato creazioni di liquidità nell’ordine di trilioni di dollari con inflazione americana galoppante e già arrivata oltre il 5%, con ciò rinnegando la madre di tutti i ‘sacerdozi’ finanziari della Globalizzazione, con il presunto tetto del 2% di inflazione. Questa ultima cosa significa voler preparare un collasso capitalistico finanziario in borsa e nel sistema finanziario basato sulla moneta fiat, da intestare a Biden per schiantare i Dem e il potere dei banchieri di Davos, e non certo per impostare il declino controllato del dollaro in favore del capitalismo finanziario di Pechino, come aveva dichiarato di voler fare George Soros e così come era previsto del Great Reset di Davos. Appena insediatosi Biden, ricorderete la vicenda Game Stop, e come gli uomini a Wall Street delle élite di Davos fossero ‘malmenabili’ facilmente da giovani patrioti in grado di sfilare oltre un miliardo di dollari dalle tasche dei fondi speculativi, i quali per la prima volta fu dimostrato come potessere facilmente essere vittime di speculazione e non più carnefici. Questa piccola vicenda ha implicazioni molto significative nel senso di voler esercitare un nuovo dominio nel mondo finanziario, anche nel senso di contemplare la volontà di una crisi economica controllata a scapito dell’Alta finanza per creare le condizioni di un rilancio del dollaro rimodulando il sistema monetario con clausola d’emissione gold backed (o asset backed) e non più fiat (emessa creando debito), impiegando le intelligenze artificiali e le possibilità quantistiche non certo per telecomandare in remoto gli esseri umani e le loro possibilità di guarigione o malattia, bensì per esautorare i tecnocrati del potere di impilare l’umanità in una piramide sociale la cui punta gode del 50% delle ricchezze, e tutti gli altri 8 miliardi di persone sono messi a stecchetto con il collarino del debito, come dei cagnolini che mangiano o meno se lo vuole il padrone.

Fonte

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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