Esseri veri destinati a soccombere

I miei amici indios Huaorani (amazzonia ecuadoriana) ci ero stato e vissuto per un mese con loro, ora in seria difficoltà, una vita in lotta contro il capitalismo smisurato, un mondo alla deriva nell era dell Antropocene diabolico. Alessandro Omassi

Purtroppo ogni essere vero in un mondo di menzogna è destinato all’estinzione. Il mondo in cui viviamo, oramai senza una reale distinzione tra oriente e occidente, è dominato dall’economia. Esisti in questa dimensione merceologica come cliente per non dire come oggetto che compra e può essere venduto. Vendiamo il nostro tempo (lavoro) per comprare il tempo di qualcun’altro (oggetti e servizi) ma se rinunciamo al tempo, quando mai avremo il tempo di essere felici? Una domanda che pochi si fanno. La dimensione primitiva è colma di disagi, ma vera e libera per quanto può esserlo un uomo. E’ con la comodità che l’economia ti rende schiavo. L’essere umano ha barattato una vita di difficoltà, ma autentica con una vita comoda, ma falsa. Non sostengo l’apologia del buon selvaggio che non è mai esistito, ma è importante comprendere che esistono miliardi di non-persone, esse non contano nulla perché non possono essere dei contribuenti/clienti e dunque il mondo come lo conosciamo può fare a meno di loro. E’ il rapporto con il tempo che ci rende diversi e ci connota come esseri umani. La “previsionalità” propria del pensiero tecnologico e commerciale, trasla il nostro essere in un tempo futuro che non arriverà mai, così perdiamo la nostra energia/spirito che può esistere solo nell’attuale. Il modo antico è un modo di vivere non funzionale al mondo economico odierno, ma certamente più vicino alla natura autentica dell’essere umano. Guardo allora negli occhi le persone che corrono sui marciapiedi e si accalcano frettolose nella metropolitana, protesi verso un “dopo” e purtroppo in quegli occhi non vi scorgo quasi più anima. E questo è quanto. Questo lo compresi bene nella giungla del sud est asiatico, quando la mia guida si fermò per mezza giornata, perché eravamo andati avanti troppo velocemente. Aspettammo insieme che il nostro spirito ci raggiungesse, prima di riprendere il viaggio. Una situazione inconcepibile nel nostro contesto urbano, nella logica del cosiddetto mondo moderno, eppure in quel tempo e in quel luogo, era l’unica cosa sensata da fare. E’ curioso che entrambi questi mondi, uno selvaggio, l’altro dominato dalle macchine e dal denaro, siano entrambi destinati alla distruzione. E’ la logica dei sistemi che lo mostra, non c’entra nulla il pessimismo; Mai come ora di è viaggiato tanto, si è consumato così in abbondanza e questo andrà in un modo o nell’altro spesato. Entrambi questi modi di vivere diametralmente opposti, alla fine allontanandosi si incontreranno nella medesima situazione…Una corsa insensata verso un ponte interrotto.

Flavio Paternoster

THEMILANER

foglio informativo indipendente dell'associazione MilanoMetropoli.org

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