A vederla oggi, così verde, sembra un’isola dominata dalla natura, ma ha una storia antica e degna di una capitale. L’Isola Comacina dista pochi colpi di remi dalle rive del Lario e dal paese di Ossuccio, in provincia di Como. Un breve tratto di lago che in passato rappresentava una protezione e al contempo la garanzia di accessibilità alla terraferma.

Questa sua caratteristica, insieme alla sua compattezza, ne fecero un luogo ideale per insediamenti, una fortezza naturale chiamata ancora oggi castél, il castello. 

In età romana è abitata dalla comunità degli Ausuciates (cui si deve il nome di Ossuccio). Diventa poi una cittadella fortificata e viene arricchita da insediamenti civili, militari e luoghi di culto tra cui l’imponente S. Eufemia voluta da Sant’Abbondio, vescovo e patrono di Como. Nel 569 i Longobardi invadono l’Italia scacciando i bizantini della pianura padana. Una guarnigione imperiale, guidata dal Generale Francione, tiene la piccola Isola Comacina per circa 20 anni ancora, fino al 588.

Ma i fasti di quel lembo di terra nel lago di Como si interrompono tragicamente nel 1169. All’epoca dei comuni l’isola, al culmine del suo splendore, ha l’ardire di ribellarsi alla vicina Como e si schiera con Milano in una guerra decennale. I comaschi sconfitti però attendono l’arrivo dell’imperatore Barbarossa e ottengono rivincita e vendetta.

La disfatta porta a una rappresaglia atroce. L’isola viene completamente rasa al suolo. Tutto viene spazzato via. 

“È l’annus horribilis”, come ricorda oggi Sara Monga, responsabile turistico dell’Isola, “una distruzione brutale che coinvolse gli insediamenti civili e fortificati, ma anche le numerose chiese non solo piccoli luoghi di culto, ma vere e proprie basiliche, tra cui proprio Sant’Eufemia oggi in parte riemersa dagli scavi archeologici”.

L’Isola Comacina indicata su una cartina

“La storia dell’isola riprende nel XX secolo quando si riscopre il patrimonio archeologico e nasce la consapevolezza che può diventare un luogo dedicato all’arte e alla cultura. In questo contesto vengono costruite negli anni ’20 e ’30 una serie di case per artisti ancora oggi utilizzate ogni estate”.

Questa rinascita è dovuta anche a una serie di cambi di proprietà. Il Cavalier Augusto Caprani di Sala Comacina aveva infatti acquistato interamente l’isola nel 1911. Nel 1919 passò per testamento al re Alberto del Belgio che, con un altro atto di donazione, la restituì all’Italia, finendo sotto la responsabilità dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. 

Non solo divenne luogo di ospitalità per artisti, ma centro di importanti scavi e recuperi archeologici, seguiti dagli anni ’50 in particolare da due coniugi: Mariuccia Zecchinelli (direttore dei Musei Civici di Como) e Luigi Mario Belloni (docente universitario presso il Politecnico di Milano). 

A loro si devono quaranta anni di lavori che hanno permesso il recupero dei resti delle antiche chiese e il ritrovamento di numerosissimi reperti che il tempo aveva sepolto e che hanno fatto luce sulla storia di una delle capitali dimenticate del Lago del Como.

FONTE

Di the milaner

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