Le foreste tornano a crescere. Ma non dove siamo abituati a vederle

Oggi è la Giornata mondiale delle foreste, i polmoni verdi della Terra. Secondo il WWF da loro dipende la vita di 1,6 miliardi di uomini, e l’80% della biodiversità terrestre. Tuttavia, l’esistenza di questi polmoni è messa sempre più a repentaglio dal cambiamento climatico e dall’azione dell’uomo. Secondo la Fao ogni anno si perdono 13 milioni di ettari, ma uno studio dell’Università del Maryland dello scorso luglio, basato su foto satellitari e pubblicato dalla rivista Nature, mostra invece che gli alberi sono in aumento. In zone, però, dove non eravamo abituati a vederli.

Il riscaldamento globale ha infatti fatto espandere le foreste nelle zone polari. Dove c’era la tundra, ora crescono gli alberi. Le zone montane hanno visto ugualmente ampliarsi la copertura di boschi, a causa delle temperature in salita e dello spopolamento. Le zone tropicali nello stesso periodo hanno subito le perdite di alberi maggiori.

I numeri

Secondo il nuovo studio, la copertura mondiale di alberi, nei 35 anni dal 1982 al 2016, è aumentata da 31 a 33 milioni di chilometri quadrati, si legge sul Messaggero. L’aumento maggiore si è verificato  nelle foreste temperate continentali (+726 mila km quadrati), nelle foreste boreali di conifere (+463 mila km2) e nelle foreste umide subtropicali (+280 mila km2). Gli alberi risultano invece in arretramento nelle foreste umide tropicali (-373 mila km2), nelle foreste pluviali tropicali (-332 mila km2) e nelle foreste secche tropicali (-184 mila km2).

Il Brasile, scrive il Messaggero, “è il Paese che ha visto sparire più superficie alberata, -399 mila km2, più di Canada, Russia, Argentina e Paraguay messi assieme. Ma complessivamente, questa riduzione degli alberi nei Paesi caldi è stata compensata e superata dall’aumento nei paesi temperati”. Vedono invece un forte aumento della superficie alberata la Russia (+790 mila km2), la Cina (+324 mila km2) e gli Usa (+301 mila km2).

Secondo l’Istituto Europeo Forestale negli ultimi quarant’anni le foreste in Europa sono aumentate del 43%. Ciò non significa che la deforestazione non rimanga un problema. Alfonso Cauteruccio, presidente dell’associazione di giornalismo ambientale Greenaccord, afferma che “ogni minuto la deforestazione priva il mondo di una superficie pari a tutti i campi da calcio di Serie A e Serie B messi insieme. Un dramma globale dovuto soprattutto alla agricoltura intensiva e alle attività estrattive e minerarie”.

Cosa succede in Italia

In Italia gli alberi sono tornati a mettere radici, a riappropriarsi degli spazi un tempo verdi. È quanto emerge da primo “Rapporto sullo stato delle foreste in Italia”, presentato oggi in occasione della Giornata Internazionale delle foreste. Si tratta del primo monitoraggio, frutto di una interazione fra scienziati, tecnici e amministratori e guidato dal Ministero per le politiche agricole, in cui si fa il punto sullo stato dei nostri boschi. Le foreste, insomma, sono sempre di più. Dal 1936 ai nostri tempi si sono espanse del +72,6%. “

Non per politiche azzeccate ma semplicemente perché gli alberi invadono zone abbandonate, terreni una volta coltivati e oggi dimenticati a causa dello spopolamento e la corsa verso le città. “Da noi c’è un magnifico patrimonio forestale, solo che dobbiamo imparare a gestirlo e preservarlo” spiega a Repubblica Giorgio Vacchiano, ricercatore torinese di Scienze Forestali all’Università Statale di Milano indicato dalla prestigiosa rivista Nature tra gli undici migliori scienziati emergenti al mondo. “Per la prima volta dal Medioevo – spiega Vacchiano – le foreste hanno superato in superficie le aree agricole. Contiamo 10,9 milioni di ettari che occupano quasi il 40% della superficie nazionale. E la cosa straordinaria è che crescono molto velocemente”.

L’anno terribile per le foreste italiane

Se è vero che dal ’36 l’Italia ha visto aumentare le sue foreste, è anche vero che l’anno scorso sarà ricordato come l’anno orribile dei boschi italiani, colpiti dal peggior evento atmosferico di sempre: la tempesta Vaia. Con piogge e raffiche di vento stimate oltre i 150 km/h, Vaia ha provocato enormi danni in un’area complessiva di 42.500 ettari di foreste. Sono 494 i comuni coinvolti – tra Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e marginalmente Lombardia.

Si tratta dell’area – si legge su la Stampa – dove sono concentrate le foreste che producono due terzi del legno da opera italiano e la stima dei danni prevede che siano stati abbattuti almeno tanti alberi quanti se ne tagliano normalmente in 5-7 anni. Il danno si aggiunge a quelli già fatti negli scorsi anni dai cambiamenti climatici: nel 2016 a causa di gelate tardive, nel 2017 per incendi invernali e moria di vegetazione naturale dovuta alla siccità.

FONTE

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione e d'opinione dell'associazione Milano Metropoli.org

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