VITTORIO NOVI scultore, l’ultimo dei Magistri Intelvesi

Scrivo oggi di uno scultore, un uomo dalla grande umanità  che ha trasfuso nelle sue opere (alcune presenti nella sua Lanzo) e che ricevette all’estero, le sue più grandi soddisfazioni. Lavorò nel Siam, a Parigi, a Zurigo, una vita vissuta appieno la sua, con tante vicissitudini e il pensiero sempre rivolto alla sua famiglia, alla sua terra, al profumo dei campi e alla bellezza dei panorami della sua Valle d’Intelvi.

Vittorio Novi nasce nel  1866 a Lanzo d’Intelvi, da Maria Ferrata e Raineri Novi. La sua è una  famiglia di intagliatori del marmo,  il padre ha una ditta di incisioni su pietra e marmo a Milano e lavora  anche per la Fabbrica del Duomo. Il giovane Novi frequenta le scuole primarie e l’Accademia di Brera proprio nella città lombarda e per il Duomo realizza un bellissimo San Biagio che decora una delle innumerevoli guglie della cattedrale. Lavora con il padre  fino a che un lontano parente, lo convince ad intraprendere un viaggio sulla nave “Dervlinger” per accettare un lavoro che viene dal lontano Siam (ora Thailandia), siamo  nel 1910.

 

Novi nel 1901  sposa con una compagna di studi Dirce Gandolfi, da lei avrà quattro figli, due morti in tenera età, Franca e Raineri sopravvivono, ma solo Franca gli garantirà una discendenza.

Il periodo Thailandese

Non è facile per Novi lasciare la moglie, i figli e il suo adorato paese e quando giunge a Bangkok scrive una lettera a Dirce in cui esprime tutta la sua nostalgia e la sua preoccupzione. Le scrive anche che è partito “per fare in modo che la famiglia avesse uno status migliore” e aggiunge “sono sempre felice per i miei amati figli. I soldi non sono così tanti, perché ho solo due mani …. Ma probabilmente aiutano la nostra famiglia a vivere meglio ” Lo scritto è datato 28 novembre 1912.

Pochi giorni dopo il suo arrivo, si mette al lavoro, dovrà realizzare la sala del trono di  Sua Maestà il Re Rama VI, che per verificare la sua bravura gli fa da modello per la sua prima scultura.. Non è un lavoro facile, i vestiti di Sua Altezza sono molto pesanti e diventa difficile reggere la forma per molto tempo. Tuttavia, questo lavoro riesce benissimo e lo fa conoscere in ​​tutta la corte reale. Diviene ospite regolare del marchese De la Pelène presso l’Ambasciata Italiana. Gli ambasciatori e le persone importanti vogliono che lui li ritragga. Ma Novi non può soddisfare i desideri di quelle persone, è l’unico scultore che lavora  all’Ananta Samakhom Throne Hall. Il lavoro lo occupa molto, ma la malinconia non lo abbandona mai.

La scrittrice  Maria Azzi Grimaldi, compagna di ginnasio della figlia  Franca, descrisse meravigliosamente il rientro di Novi a Lanzo:

”  Nostalgia significa dolore malattia del ritorno. Quel padre lontano era affetto proprio da questa malattia. Il suo lavoro si traduceva con ispirazione e con  fatica in pane e vestimenti e libri dei figli, ma gli aromi dell’Oriente erano vinti dal ricordo del profumo della menta e del caprifoglio della sua valle e le stelle sul suo capo non erano mai così fulgenti come quelle che trapuntano il cielo della Sighignola, perciò un giorno atteso da una eternità di giorni, lo scultore ripose lo scalpello e salì su una nave. Vittorio Novi tornò a casa.

Le opere di Novi a Milano (fece la statua di S. Biagio per una guglia del Duomo) e a Lanzo, un tributo che comprende Statue, stucchi in svariate ville d’epoca, statue cimiteriali….

“Il ritorno a Lanzo offre a Novi l’opportunità di creare altre opere insigni per i signori delle ville e per il cimitero del luogo. Novi era un bel signore alto e asciutto dal passo lungo e deciso, lo vidi spesso nel suo giardino di Lanzo  camminare sereno e assorto tra le aiuole, raddrizzare qualche tralcio e accarezzare con gli occhi il Fagus Pendula e il Fagus Rubra che erano il suo orgoglio”

Novi muore nel 1955  a 89 anni nella sua Lanzo, circondato dall’affetto dei suoi cari dopo una vita intensa, alcuni prestigiosi riconoscimenti alle sue grandi capacità artistiche. Dalla Thailandia ebbe una onorificenza raramente assegnata: il Cavalierato dell’Elefante Bianco per le opere da lui realizzate che sono state oggetto di restauro nel 2014.

Nel 1984, la città di Lanzo organizza alla Galleria l’Affresco una mostra “A Vittorio Novi”, vengono esposte alcune opere, immagini di lavori eseguiti, di schizzi, documenti personali e i souvenir. La partecipazione è calorosa e commovente, le opere di Novi trasmettono emozione e commozione ai molti visitatori, la durata della mostra viene prolungata di una settimana.

Alcune opere di Vittorio Novi (circa 40) sono ancora li, nella sua casa di Lanzo, in attesa che il Comune  di Alta Valle (Lanzo ne fa parte) si faccia parte attiva presso i discendenti, che desiderano vendere la casa, ma che probabilmente sono intenzionati a donare a Lanzo le opere dello Scultore in cambio di una degna collocazione e visibilità.

La realizzazione di una “Sala Novi” in qualche villa di pregio, non dovrebbe essere di difficile reperimento, potrebbe essere anche una operazione di notevole valore turistico, ma ciò che sarebbe senza alcun dubbio, è  un riconoscimento dovuto ad un grande artista che a ha onorato il suo paese in Italia e all’estero.

Manuela Valletti
FONTE

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione e d'opinione dell'associazione Milano Metropoli.org

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