Siamo probabilmente l’unico Paese al mondo ad avere un leader antisistema che pare l’incarnazione del sistema stesso, Luigi Di Maio, detto Gigi, che se ti dovessi immaginare il prototipo del democristiano anni ’60 te lo immagineresti così, con nulla fuori posto a parte qualche pensiero.

Lo chiamano “aplomb istituzionale” e pare abbia contatto un botto, ‘na cifra, nel successo elettorale del giovane avellinese. Pare proprio essere stato l’avere questo aplomb quand’era ancora ben lontano dalle istituzioni ad avere fatto breccia nel cuore della gente.

Se non lo senti parlare è rassicurante. Se lo senti parlare lo è meno, anche se dice cose che rassicuranti vorrebbero essere. Cose così, a proposito degli altri partiti: «Possono scegliere se provare a fare un passo per salvare il Paese o tornare alle urne prendendosi le proprie responsabilità». Insomma vanno bene tutti, anche Berlusconi, già pronto a sottolineare che agli eventuali voltagabbana pentastellati lui riconoscerebbe lo stipendio per intero.

Per governare ai Cinque stelle mancano 90 seggi alla Camera e 33 al senato, ma non è trovarli la cosa più difficile. La cosa più difficile è, una volta trovatili, fare tutti i tagli che servono per dare 780 euro al mese ai 9 milioni di italiani sotto la soglia di povertà: il primo atto governativo promesso in campagna elettorale in caso di vittoria…

Continua

Di the milaner

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