L’Europa presa per il culo in diretta televisiva mondiale.
Ed è – niente di più, niente di meno – ciò che si meritano i suoi incompetenti e pagliacceschi “leader”. Compresi i nostri, ovviamente.
Donald Trump non si è limitato a umiliare l’Europa, ma l’ha anche presa in giro in pubblico pubblicando le foto che vedete qui sotto.
La prima: i migliori d’Europa riuniti all’Oval, rigidi e obbedienti, che fissano una mappa mentre Trump fa la predica come un padrone di casa che esamina gli inquilini morosi.
La seconda: Trump che pianta la bandiera americana in Canada e Groenlandia, non come conquista – la conquista non è necessaria con queste parodie supplicanti mascherate da leader – ma come presa in giro: un’immagine così brusca da annientare ogni ipocrita lezione che l’Europa ha tenuto sulla sovranità nell’ultimo decennio.
Non c’è bisogno di diplomazia, l’esposizione è ben meritata.
Trump sta tenendo uno specchio mentre i “leader” europei indietreggiano perché finalmente vedono sé stessi: personaggi farseschi che hanno affidato a terzi l’energia, la difesa e il processo decisionale, per poi mormorare di “diritto internazionale” quando la loro ipocrisia è stata smascherata.
Codesti politicanti predicavano valori mentre vivevano del gas russo, economico e affidabile. Rimproveravano Mosca mentre la NATO si insinuava mille miglia a est, infrangendo una promessa dopo l’altra fatta alla Russia. Ridevano delle garanzie di sicurezza definendole “paranoie russe”, anche dopo l’esplosione dei gasdotti e lo sfarfallio delle luci.
E ora..
Ora, dopo che la scacchiera è stata capovolta, scoprono che l’imperialismo è brutto. Improvvisamente si rendono conto che la sovranità conta e che i confini sono sacri. D’un tratto l’ordine basato sulle regole ha bisogno di essere difeso.
Quando la Russia chiedeva un’architettura di sicurezza equa e indivisibile da Lisbona a Vladivostok, l’Europa tergiversava, nascondendosi dietro i comunicati stampa russofobi della NATO e ripetendo a pappagallo il pensiero del suo padrone.
Poi ha applaudito sanzioni che sapeva gli si sarebbero ritorte contro, perché allestire il teatrino morale era molto più facile che elaborare una propria strategia.
Finché adesso ci siamo: le fabbriche sono ferme e le famiglie europee pagano il prezzo più alto di questa arroganza.
I dati ufficiali riguardanti le importazioni di gas della Germania sono brutali: il prezzo medio alla frontiera è aumentato del 224% su base annua dopo l’interruzione delle forniture tramite gasdotto russo.
I costi energetici industriali della UE sono saliti a 2-4 volte quelli dei concorrenti globali, paralizzando la competitività nel settore manifatturiero pesante.
E l’Europa si è messa in fila per acquistare GNL americano a prezzi esorbitanti, fingendo di non sapere chi ne avrebbe beneficiato, ingoiando la fattura senza scomporsi e definendola “solidarietà”.
Poi è arrivata l’umiliazione, la ciliegina sulla torta: la sottomissione palese. Ecco come i vassalli vengono ricordati da chi emette la fattura.
Dei veri leader avrebbero dovuto scegliere l’equilibrio, avrebbero dovuto usare la diplomazia invece del dogma russofobo, avrebbero dovuto puntare sull’autonomia strategica invece che sulla schiavitù atlantista mascherata da virtù.
Invece, mentre la Russia approfondiva l’integrazione eurasiatica e la Cina firmava accordi sul gas in yuan, l’Europa amministrata da questi qua si aggrappava allo stivale dello Zio Sam come un tossicodipendente alla sua ultima dose.
Un vero patto suicida e un’illusione collettiva che hanno portato al collasso morale e materiale.
Trump ha messo a nudo la debolezza di questa Europa. Non ne ha minato la sovranità, gli ha ricordato che non ne possiede più, semmai ne avesse avuto.
Questa Europa ora è diventata la tragicommedia per eccellenza.
(tratto da un articolo di THE ISLANDER)

Di the milaner

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