Lo aveva promesso e lo sta facendo: Donald Trump sta smantellando rapidamente buona parte del Sistema globalista che si reggeva su un reticolo di organizzazioni sovranazionali e che operativamente utilizzava in molti contesti le ONG, le Organizzazioni non governative, molte delle quali in realtà erano finanziate dagli Stati, in primis dagli Usa, dunque di fatto governative.

Poche ora fa il presidente Usa ha firmato un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali che “operano in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti”, 35 organizzazioni non appartenenti alle Nazioni Unite e di 31 organizzazioni dell’Onu.

E martedì, notizia ignorata dalla stampa italiana, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che Washington non userà più le ONG per gli aiuti all’estero, citando l’esempio della Salute. Aiuti che verranno gestiti direttamente dal governo statunitense in collaborazione con il governo del Paese che li riceve.
Un uno-due micidiale a un Sistema che vacilla. Fra pochi giorni potrebbe arrivare il terzo colpo. Trump andrà al World Economic Forum di Davos ovvero nel cuore dell’élite globalista. Per fare cosa? Avendo capito le sue logiche, è verosimile che egli approfitterà di questa occasione per mettere le élite mondiali con le spalle al muro: o con Trump, dicendo addio ai piani mondialisti implementati negli ultimi 30 anni, o contro di lui mettendosi in rotta di collisione con gli Usa.
Perché il nuovo mondo deve tornare ad essere sovranista, con buona pace dei tanti globalisti affranti e inconsolabili come Macron, Starmer, Merz, Ursula von der Leyen. Sta rinascendo il vecchio mondo, non è più il loro mondo. E anche l’Italia, presto, dovrà scegliere.

Marcello Foa

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale