Di Filippo Sardella


L’Europa doveva nascere come il terzo polo tra USA e URSS, non come un satellite. I suoi padri fondatori—da Spinelli a Monnet—guardavano agli Stati Uniti non come a un padrone, ma come a un pari partner, nella speranza di costruire un’alleanza tra democrazie.
Oggi, quel sogno è finito.

Dalla fine degli anni ’90, una nuova élite tecnocratica, servile e priva di visione storica, ha gradualmente svenduto l’autonomia del continente in nome dell’integrazione atlantica.
Non per convinzione, ma per convenienza.
Non per identità, ma per dipendenza.

Negli ultimi dieci anni l’Unione Europea ha progressivamente rinunciato alla propria autonomia strategica in favore di una dipendenza sistemica dagli Stati Uniti, convinta che ciò garantisse sicurezza e prosperità. Ma la realtà è opposta: questa relazione asimmetrica ha comportato perdite economiche, strategiche e simboliche.

Dal 2014, con la crisi ucraina come spartiacque, l’UE ha seguito ciecamente la linea atlantica, anche a costo dei propri interessi. L’embargo verso la Russia ha causato un danno stimato in oltre 400 miliardi di euro all’economia europea in meno di dieci anni, secondo Eurostat. Nello stesso periodo, le importazioni di gas naturale liquefatto (LNG) dagli USA sono aumentate del 420%, rendendo gli Stati europei sempre più dipendenti da forniture più costose e instabili.

Nel 2024 l’Unione ha firmato un pre-accordo commerciale con gli USA che prevede:
• Dazi fissi del 15% su gran parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti;
• Nessuna riduzione delle tariffe americane sull’acciaio (50%) e sull’alluminio (25%);
• Un impegno da parte dell’UE ad acquistare fino a 750 miliardi di dollari di energia statunitense nei prossimi tre anni;
• Un pacchetto di investimenti europei in USA per un totale di 600 miliardi di dollari;
• Un incremento degli acquisti di armamenti “Made in USA”, pur in assenza di una strategia militare europea autonoma.

Questi dati non descrivono una partnership tra pari, ma un rapporto di dipendenza. L’Europa ha rinunciato a qualunque pretesa di rappresentare una terza via tra i blocchi. Si è consegnata.

L’Europa non è più un attore geopolitico.
È una colonia economica con il complesso dell’orfano.
Accetta qualsiasi carezza, anche se preceduta da uno schiaffo.
Il rispetto si conquista. E si difende.

Nota di Redazione

La critica di Sardella mi trova d’accordo, ma non prospetta soluzioni. Inutile piangersi addosso. Che ogni Nazione si riprenda la propria autonomia e la propria moneta

Questo è il momento. Se i governi europei avranno il coraggio necessario scioglieranno l’Unione, ogni Paese rimanderà a casa i migranti, si tornerà a stampare moneta, ci si riprenderà l’oro che custodiscono gli USA e si volterà pagina.

L’Italia ce la farà probabilmente meglio di altri Paesi. Tolto il giogo europeo saremo finalmente liberi di commerciare il nostro Made in Italy con tutto il mondo!

Manuela Valletti

Di the milaner

foglio informativo indipendente del giornale

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