Abbiamo bisogno di tornare alla saggezza romana, con la sua rappresentazione del dio bifronte, Giano, i cui due volti guardano sia avanti che indietro. Lontana dal torcicollo di chi si rifugia in un passato immaginario idealizzato in un’Arcadia inesistente e di chi fa tabula rasa rifiutando l’eredità, la civiltà italica immaginò una divinità che presiedeva a tutti gli inizi, ai passaggi e alle soglie, materiali e immateriali, unendo il tempo storico e quello mitico. Giano era detto Consivio, cioè propagatore del genere umano, della civiltà, delle istituzioni. Il dio bicefalo custodiva l’entrata e l’uscita tenendo in mano una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, passato e futuro. Orfeo ha fretta, corre ma è sconfitto perché si volta e perde Euridice; Giano guarda il futuro con un volto e con l’altro non perde di vista il passato. Il suo sguardo circolare tutto comprende e contiene: il contrario della superbia contemporanea, destinata a regnare solitaria sul deserto . Guai a chi cela deserti dentro di sé, scrisse Nietzsche. E guai a chi li attraversa correndo senza bussola e senza bisaccia.
(di Roberto Pecchioli)